INFORM - N. 146 - 25 luglio 2006


DIRITTI UMANI

Rapporto Unicef “Allarme infanzia”: bambini intrappolati dalla guerra nella Repubblica Democratica del Congo

 

LONDRA - La guerra e le violenze che da quasi un decennio sconvolgono la Repubblica Democratica del Congo hanno finora ucciso, ogni sei mesi, più persone che non lo tsunami del 2004 nell'Oceano Indiano. Le stime a disposizione indicano un totale d'oltre 4 milioni di morti, benché alcuni esperti sostengano che il bilancio sia in realtà molto più alto. Nel Rapporto “Allarme infanzia: Repubblica Democratica del Congo”, presentato a Londra, l'Unicef indica nei bambini le principali vittime che contraddistinguono quella che, se pur spesso dimenticata, si presenta nel cuore dell'Africa come una delle più micidiali crisi umanitarie al mondo.

Il Rapporto, redatto dall'Goodwill Ambassador dell'Unicef Gran Bretagna per le emergenze umanitarie Martin Bell - per anni corrispondente di guerra della BBC - descrive gli effetti del conflitto sui bambini e le loro famiglie, mentre eserciti e milizie imperversano per gran parte del Congo orientale. Come risultato diretto o indiretto del conflitto, nella Repubblica Democratica del Congo ogni giorno muoiono 1.200 persone, la metà dei quali sono bambini. Molte decine di migliaia di persone sono morte a causa delle violenze, ma il bilancio di vittime è stato in gran parte determinato da malattie e malnutrizione, dal momento che i combattimenti costringono i civili ad abbandonare le proprie case e l'instabilità impedisce loro l'accesso agli aiuti e ai servizi sanitari di base.

Il rappresentante dell'Unicef nella Repubblica Democratica del Congo Tony Bloomberg ha raggiunto a Londra Martin Bell per il lancio del Rapporto, a pochi giorni dalle prime elezioni libere in più di 40 anni, in programma per il prossimo 30 luglio. Il Rapporto, in parte basato sulle impressioni tratte da Bell durante la missione sul campo per l'Unicef nelle regioni orientali del paese, nonché dall'esperienza maturata come inviato stampa in paesi sconvolti dalla guerra, suggerisce che vi è una speranza di porre fine al conflitto grazie ad un esito positivo delle elezioni.

“E' facile restare sconvolti da ciò che è accaduto nella Repubblica Democratica del Congo a causa delle dimensioni stesse della tragedia  - ha affermato Martin Bell -  ma siamo debitori verso i bambini del paese, dobbiamo loro il futuro che meritano, e queste elezioni potrebbero rappresentare l'unica occasione della loro intera vita”. L'Unicef sottolinea che le drammatiche statistiche rese note nel rapporto contraddistinguono la Repubblica Democratica del Congo come une dei 3 peggiori paesi al mondo in cui un bambino può avere la sfortuna di nascere. Infatti, solo a titolo d'esempio, in Congo muoiono più bambini che in Cina, un paese che ha una popolazione 23 volte superiore.

“I bambini sopportano il peso più grande del conflitto, in termini di morti e malattie, e non solo come vittime  - ha affermato Tony Bloomberg - Sono anche testimoni di atrocità e crimini efferati che infliggono loro traumi fisici e psicologici irreversibili”.

Tra le conseguenze peggiori vi sono: Le aggressioni sessuali, usate come arma di guerra contro donne e bambini, che hanno raggiunto proporzioni endemiche. Nel solo anno passato, i casi accertati di violenza sessuale nel Congo orientale sono stati 25.000. 

I bambini restano intrappolati dalla guerra come profughi e sfollati. Nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo un numero pari a 120.000 persone viene ogni mese sfollato dalle proprie terre e, allo stato attuale, le persone sfollate all'interno dei confini nazionali sono oltre 1,66 milioni. Le continue migrazioni forzate privano i bambini della scuola, dell'assistenza sanitaria e della possibilità di una vita normale. Circa 30.000 bambini potrebbero essere associati a gruppi o forze armate come combattenti, schiavi sessuali o costretti a seguire le milizie nello spostamento degli accampamenti militari. Quasi la metà dei bambini in età di scuola primaria non vanno a scuola e un bambino su tre con meno d'un anno non è vaccinato contro il morbillo, una delle principali cause di mortalità infantile in contesti d'emergenza. In modo altrettanto allarmante, il 31% dei bambini sotto i 5 anni risulta gravemente malnutrito, una percentuale che si avvicina alla soglia d'emergenza fissata per le crisi umanitarie.

L'Unicef e le organizzazioni partner provvedono a considerevoli aiuti d'emergenza, inclusa l'assistenza psicosociale, il sostegno ai centri di transito per la smobilitazione degli ex bambini soldato, i servizi di vaccinazione, l'allestimento di scuole d'emergenza nei campi sfollati, l'accesso all'acqua potabile e a servizi igienici di base, la distribuzione di generi non alimentari di prima necessità come, ad esempio, utensili per cucinare e teli impermeabili per allestire rifugi temporanei.

Ma uno sviluppo di lungo termine - istruzione universale gratuita, assistenza sanitaria gratuita per i bambini sotto i 5 anni, zanzariere per donne e bambini per la prevenzione della malaria, ripristino delle fonti idriche, maggiore sostegno psicosociale per donne e bambini - non potrà essere raggiunto finché non vi sarà una pace duratura. Per continuare a fornire assistenza d'emergenza, incluso il sostegno ai bambini che vivono nelle strade dei centri urbani e che lavorano nelle miniere del paese, l'Unicef  ha lanciato un appello di raccolta fondi di 93,67 milioni di dollari per tutto il 2006. Al momento, l'appello dell'Unicef risulta sotto-finanziato per il 62% del totale. Una relativa stabilità ha permesso maggiore accesso umanitario nelle regioni orientali del paese, ma risorse ulteriori sono necessarie per rispondere alle crescenti esigenze della popolazione.

Se la Repubblica Democratica del Congo “ha sperimentato, su un arco di tempo di soli 6 mesi, tassi di mortalità simili a quelli dello tsunami, non ha invece ricevuto l'attenzione che merita e di cui ha bisogno, sia da parte dei media che dell'opinione pubblica - ha affermato Tony Bloomberg - L'Unicef ha presentato questo rapporto per richiamare l'attenzione su questa emergenza nascosta e sul grave impatto che ha sull'infanzia. Noi siamo pronti a lavorare con il nuovo Governo eletto e con ogni altro soggetto per cominciare a migliorare le condizioni di vita dei bambini congolesi”. (Inform) 


Vai a: