STAMPA
ITALIANA ALL’ESTERO
Federico
Guiglia su “Gente d’Italia”
L’America Latina una priorità per la politica
estera dell’Italia
La conferenza che si apre domani a Roma sul Medio Oriente
in fiamme, lascia ben sperare: anche la tranquilla ma snobbata America latina
prima o poi avrà l’attenzione italiana che merita – scrive Federico Guiglia
su Gente d’Italia il quotidiano delle Americhe diretto da Mimmo Porpiglia -
Il summit nella capitale su temi, Paesi - e purtroppo
sempre più drammatici conflitti - di tradizionale interesse per l’Italia, è
un buon viatico per la svolta necessaria nell’altra parte del mondo. Come gli
interlocutori sudamericani sanno, Carlo Azeglio Ciampi è stato l’ultimo, alto
rappresentante italiano a visitare, nel 2001, l’Argentina, il Brasile e l’Uruguay.
Poi più niente. Né prima né dopo l’allora presidente della Repubblica, i massimi
esponenti delle nostre istituzioni hanno sentito il bisogno di affacciarsi laggiù.
Mentre l’appena eletto José Luis Rodríguez Zapatero in Spagna si premurava di
fare in America latina il suo primo, lungo viaggio all’estero da presidente
del Consiglio, i nostri capi dell’esecutivo e financo ministri degli Esteri
dormivano.
E’ da non credere che politici come Silvio Berlusconi
e Gianfranco Fini abbiano ritenuto di non dover fare una capatina in Sud America,
avendo avuto cinque anni a disposizione per prendere l’aereo. Da non credere,
perché il primo, Berlusconi, come imprenditore conosce benissimo le potenzialità
latino-americane; tant’è che quando non era ancora a palazzo Chigi, il Cavaliere
aveva studiato e creato un punto di riferimento delle sue aziende proprio a
Buenos Aires. Berlusconi, allora, “ci consenta”: perché non torna a puntare
sull’America latina con una grande iniziativa politico-economica?
Sorprende che anche Fini, prima da vice presidente del
Consiglio e poi da ministro degli Esteri, non abbia dato peso alcuno all’area
popolata da cinquanta milioni di cittadini d’origine italiana. Sorprende, perché
il “suo” ministro Mirko Tremaglia è stato, al contrario, un assiduo frequentatore
del Sud America. E perciò Fini non poteva non sapere quanto l’America latina
rappresentasse e potesse rappresentare un interesse strategico per l’Italia.
Anche lui, tuttavia, potrebbe rimediare alla brutta figura:
si faccia promotore di una grande iniziativa politico-culturale al di là dell’Oceano.
Non è difficile, se si pensa che pure il suo alleato di coalizione, Pierferdinando
Casini, è a sua volta un buon conoscitore di quella zona del mondo.
E poi se il centro-destra non si darà una mossa per far
dimenticare d’aver dimenticato l’America latina nei suoi freschi anni di governo,
non avrà alcun titolo per giudicare il comportamento dell’attuale esecutivo.
Il quale esecutivo fin dalle dichiarazioni sul programma lette da Romano Prodi
in Parlamento ha dato l’impressione di voler cambiare atteggiamento al riguardo.
Massimo D’Alema, il ministro degli Esteri, è stato più volte, in precedenza,
in Sud America. E al Parlamento di Strasburgo, dov’era fino a ieri, D’Alema
si dedicava proprio ai rapporti dell’Unione europea col Mercosur. Anche il sottosegretario
agli Esteri, Donato Di Santo, è un esperto della materia; qualifica che si può
estendere allo stesso vice ministro per gli Italiani nel mondo, Franco Danieli.
Insomma, tutto lascia immaginare che il centro-sinistra
non commetterà lo sbaglio del centro-destra, ossia quello di ritenere che l’America
latina non costituisca una priorità per la politica estera dell’Italia. Si sa,
il buon giorno si vede dal mattino. Ma noi aspetteremo notte fonda prima di
riconoscere a questo governo di non aver fatto la scena muta del precedente:
ci fidiamo degli atti compiuti, non delle parole pur importanti e speranzose
fin qui registrate.
E più ancora che degli atti, ci fidiamo della continuità
di politica estera. Da sempre l’Italia doveva avere un “ruolo speciale” in Sud
America, ma da sempre ha stentato a farlo valere, tale ruolo. Purtroppo l’indifferenza
di Fini è stata la regola, mentre la differenza di D’Alema - se differenza sarà,
sia ben chiaro -, sarebbe una bella eccezione. Di più: sarebbe il precedente
necessario affinché l’eccezione diventi regola, finalmente.
Mentre l’Italia sembra riscoprire l’America latina, fa
malinconia assistere alle riunioni del solitario e impotente Mercosur, l’area
più europea e prospera del Sud America. Riunioni che trasudano di patetico anti-americanismo,
come la stampa non ha mancato di riferire a proposito dell’ultimo vertice dell’altro
giorno. Un vertice a cui ha preso parte e parola pure il più longevo despota
del pianeta; e non c’è bisogno di ricordare come si chiami, questo vecchio primatista
di Cuba.
Ma per il Continente non c’è sviluppo dell’economia senza
piena libertà politica e consolidata democrazia istituzionale. Anche per questo
urge che sia l’Europa a parlare col Mercosur, e che l’Italia parli per sé. (Federico
Guiglia-Gente d’Italia/Inform)