ASSOCIAZIONI
Al
convegno della Bellunesi nel Mondo, il Vice Ministro Danieli, l’Assessore De
Bona, l’on. Franco Narducci
“Italiani nel mondo, immigrati in Italia:
futuro dell’associazionismo in emigrazione”
BELLUNO - “Se
Un annuncio è arrivato anche da Maria Grazia Passuello,
assessore alla cultura e ai flussi migratori del Comune di Belluno: “Stiamo
lavorando per realizzare un gemellaggio con l’argentina Bariloche, città turistica
e ai piedi delle Ande come noi ai piedi delle Dolomiti, ma soprattutto fondata
dal castionese Primo Capraro”.Successivamente a questi interventi,Ivano Pocchiesa
che coordinava i lavori ha dato lettura di quanto il Presidente della Repubblica
aveva scritto a Bratti Presidente dell’ABM,esprimendo “vivo apprezzamento” per
il quarantesimo anniversario della nascita dell’Associazione dei Bellunesi del
Mondo,in particolare per “l’alto valore e sociale” della sua opera. “I nostri
emigranti - ha tra l’altro evidenziato Napolitano -hanno saputo tenere alto
il nome dell’Italia in tutto il Mondo”. Il Convegno è proseguito con l’intervento
dell’on.Franco Narducci,segretario del CGIE - Consiglio Generale degli Italiani
all’estero il quale ,evidenziando la necessità di sostenere urgentemente sia
dal punto di vista finanziario che degli organici la rete consolare italiana
ha sottolineato la necessità di correggere il decreto Bersani .Decreto che tassa
le case lasciate dagli emigranti in madrepatria ,come fosse la seconda casa,quando
spesso all’estero vivono in affitto. Successivamente è intervenuto Daniele Marconcini
,Presidente dell’Associazione dei Mantovani nel Mondo, il quale ha affrontato
nel cuore il tema del Convegno.
“In questi giorni “ egli ha affermato”il Governo italiano
“sta riaprendo le quote d’ingresso a circa 350mila extracomunitari con un decreto
flussi bis ,ampliando il numero iniziale fissato a 170mila autorizzazioni. Dopo la sanatoria del
2002 (e le altre tre del 1990,1995 e 1998) questo è l’intervento numericamente
più significativo degli ultimi anni .Ciò sta avvenendo in nome di una evidente
inadeguatezza della norma vigente che di fatto veniva applicata ad immigrati
già residenti sul territorio nazionale ,e non all’estero, escludendone una quota
significativa esposta allo sfruttamento,al lavoro nero e alla criminalità. Questo
fatto,se pur positivo,ancora una volta evidenzia che la maggior parte degli
immigrati, che oggi vive regolarmente in Italia, all’inizio della sua permanenza
nel nostro paese è stato irregolare. Questo significa che al di là delle diverse
opinioni se pur legittime che bisogna rivedere l’intero impianto giuridico,tenendo
presente che il quadro legislativo europeo impone il recepimento di una direttiva
secondo cui i cittadini extracomunitari che soggiornano regolarmente in un paese
membro da almeno cinque anni(stimati in 56 milioni di persone) possono richiedere
lo status di soggiornanti di lungo periodo”,venendo per molti versi equiparati
ai cittadini di altri Stati UE. Norma recepita solo da Austria,Polonia,Slovacchia,
Lituania e Slovenia. Dobbiamo quindi immaginare
un sistema normativo che non produca lavoro nero e anzi invogli
i cittadini stranieri a entrare e lavorare regalmente in Italia con una possibile
abolizione dei flussi,tenendo comunque conto che bisognerà comunque elaborare
un sistema di regolazione dell’accesso al mercato del lavoro nel nostro paese.
Il maggior problema sta nel rapporto
che c’è tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno: non esiste l’uno senza
l’altro. In questi giorni il Ministro dell’Interno Amato ha auspicato che dopo
cinque anni di permanenza in Italia l’immigrato diventi cittadino italiano e
che i per i figli nati in Italia venga
immediatamente riconosciuta la cittadinanza
italiana. Molti Sindaci di grandi e piccole città rivendicano
giustamente il voto amministrativo per gli immigrati Tutto questo ragionamento
“sempre secondo Marconcini “è per affermare che qualsiasi legge che riguardi
l’immigrazione dovrà tenere conto degli
italiani all’estero per evitare una contrapposizione di diritti e doveri o di
discriminazioni in ambedue i campi a cominciare dalla richiesta di cittadinanza
e dalle condizioni di accoglienza nel nostro paese.Molti discendenti infatti
richiedono la cittadinanza italiana ,venendo direttamente nel nostro paese con
delle odissee buocratiche inaccettabili e con delle situazioni sociali ai limiti
dell’indigenza Una questione “ sempre secondo Marconcini “che deve essere urgentemente
affrontata e chiarita dal punto di vista di legislativo ,considerato che il
fenomeno è in crescita anche per la pressione di ben 250 mila domande presentate
presso i nostri consolati all’estero che potranno essere smaltite solo dopo
diversi anni.
Andando nel merito per poter richiedere la cittadinanza
occorre essere già in Italia, in possesso
di un permesso di soggiorno valido (ad esempio per motivi di turismo), richiedendo
prima della scadenza dello stesso il riconoscimento della cittadinanza italiana
al sindaco del Comune italiano (Ufficio Cittadinanza) in cui ha (o intende stabilire,
nel caso sia al momento in possesso di un permesso di soggiorno che non consente
l’iscrizione anagrafica, quale quello per turismo) la residenza. Le Questure
concedono, in attesa che il procedimento sia concluso, un permesso in attesa
di cittadinanza valido un anno. Il primo problema riguarda la residenza che
a stretta osservanza di legge i Sindaci non potrebbero rilasciare con un permesso
di soggiorno turistico, la seconda questione riguarda il rilascio da parte della
competente autorità consolare italiana, attestante che né l’avo né i discendenti in linea retta abbiano mai rinunciato alla cittadinanza
italiana (tempo medio otto mesi, la terza è il divieto di assunzione e quindi
di lavorare con una pena prevista da tre mesi ad un anno di reclusione ed una
multa di 5mila euro. A ciò si aggiunge la richiesta di dimostrare di avere una
cauzione bancaria per 5mila euro e l’interpretazione restrittiva di alcune questure
che rilasciano permessi di soggiorno turistico limitandoli ad un mese. Stando
alle statistiche del Ministero dell’Interno è stata concessa la cittadinanza
italiana a circa 12mila richiedenti nel 2004
a dimostrazione delle difficoltà in cui incorrono i discendenti nel vedersela
concessa. Marconcini ha concluso auspicando un’urgente riordino della legislazione,
da discutere in sede di Conferenza Stato Regioni,in tema di emigrazione con
una più marcata delega federalista della materia alle Regioni ,auspicando una
legislazione concorrente ed un’azione locale all’estero maggiormente
coordinata con lo Stato ,specialmente in tema di salute e di sostegno
sociale agli italiani all’estero-Egli ha infine auspicato un maggiore sostegno all’informazione per gli
italiani nel mondo e all’Associazionismo all’estero ,riconoscendolo formalmente
con appositi albi consolari , e sostenendo maggiormente ,anche dal punto di
vista economico quello presente in Italia,iniziando
a valorizzare maggiormente
E’ seguito poi l’intervento del Vice Ministro degli Italiani
nel Mondo Franco Danieli il quale nell’affrontare il tema del nuovo assetto
istituzionale (che ha visto l’abolizione del Ministero degli italiani nel Mondo
,sostituito da un Vice Ministero inserito negli Esteri), ha esordito rimarcando
duramente una “precedente gestione folle
senza manco avere i soldi” al punto che “