INFORM - N. 144 - 21 luglio 2006


MEETING DI SAN ROSSORE

Dall’Unesco corsi per far conoscere le fonti energetiche alternative

Silvio Dottorini: “Grande interesse per le rinnovabili anche nei Paesi Opec”

 

SAN ROSSORE (PISA) - “Fino a quattro o cinque anni fa parlare di fonti energetiche rinnovabili nel mondo era come parlare di fantascienza. Oggi tutti ne discutono, tutti vogliono sapere e l’interesse non è solo occidentale, ma radicato anche in oriente e negli stessi Paesi Opec, dove si prospettano incredibili investimenti in materia”. Diffondere la conoscenza delle fonti alternative di energia è uno dei primi obiettivi di Silvio Dottorini, responsabile europeo per le innovazioni scientifiche e tecnologiche dell’Unesco, che questa mattina al meeting di San Rossore ha spiegato come negli anni l’organismo internazionale sia stato in prima linea in campagne di e-learning via satellite nel mondo, e adesso stia procedendo ad un’analoga opera di formazione a distanza, tramite internet, proprio sul tema delle fonti di energia alternative.

“L’ufficio Unesco che si occupa di scienza e tecnologia si trova a Venezia – spiega – e proprio da Venezia, a partire dallo scorso mese di maggio, stiamo conducendo una vasta campagna di formazione e informazione, suddivisa in tre livelli e destinata ad informare tecnici, manager e politici. Spieghiamo cosa sono le fonti energetiche alternative e rinnovabili, come si utilizzano e quali possibilità offrono”.

I corsi sono diffusi in diverse decine di Paesi tra cui l’Albania, la Serbia, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, la Bulgaria, la Russia, la Polonia, la Slovacchia, la Moldova, la Turchia, l’Uzbekistan, lo Yemen, l’Indonesia, la Cina, l’Oman, l’Iran, il Marocco, la Tunisia, la Palestina, Paesi per i quali questo rappresenta un primo approccio con fonti energetiche come biomasse e biogas, eolico, fotovoltaico, idrogeno.

“In Italia abbiamo una buona cultura di base – prosegue Dottorini - e tutti sanno cosa siano l’eolico o l’energia idroelettrica, ma ci sono Paesi, come quelli balcanici o arabi, dove il divario culturale tra una ristretta classe dirigente e la massa della popolazione, fa sì che poche, pochissime persone, abbiano mai sentito parlare di queste risorse. Noi cerchiamo di rimediare a questo gap con lezioni che possono essere seguite direttamente dal Paese di residenza ed anche essere registrate e riutilizzate. Stiamo ottenendo buoni risultati”. Il prossimo passo dell’ufficio di Venezia sarà organizzare una serie di workshop per fare incontrare politici e manager con ricercatori e imprenditori, per favorire lo scambio di tecnologie. (pp/Inform)  


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