SINDACATI
Indagine
Ires-Cgil sulla dinamica dei salari in Italia e in Europa
Nei primi anni del 2000 cala
il potere di acquisto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Sono le donne,
i giovani, gli immigrati ed i lavoratori del Mezzogiorno a guadagnare di meno
Epifani "Servono nuove
politiche per aiutare quella parte del Paese che è rimasta indietro"
ROMA - Alla luce di una congiuntura economica
sicuramente non facile, solo negli ultimi mesi la produttività e i consumi hanno
dato qualche timido segnale di ripresa, l’Osservatorio sulle retribuzioni e
sulla contrattazione dell’Ires-Cgil ha presentato a Roma, presso la sede di
Corso d’Italia della Cgil Nazionale, l’indagine "I salari nei primi anni
2000". Un aggiornamento sulle dinamiche salariali in Italia ed Europa che
ha posto in evidenza come nel nostro Paese, fra il 2002 ed il 2005, un lavoratore
dipendente con una retribuzione annuale di 28.584 euro, abbia perso, anche a
causa della mancata restituzione del Fiscal drag, circa 1.647 euro. Di contro,
nello stesso periodo, il potere di acquisto di imprenditori e liberi professionisti
è aumentato di oltre 9.000 euro. In questo scenario si muovono le famiglie italiane
che appaiono sempre meno soddisfatte della propria condizione economica - nel
nostro Paese sono oltre un milione e mezzo i nuclei familiari in condizione
di disagio - e che cercano di contrastare il caro vita attraverso una drastica
riduzione dei consumi.
Dal 2002 al 2005 il reddito medio delle famiglie
italiane, che secondo l’ultima rilevazione si attesta intorno ai 30.000 euro
all’anno, si è infatti ridotto di due punti e mezzo. Una situazione difficile
che l’attuale governo sta cercando di affrontare anche attraverso processi di
liberalizzazione. Iniziative che, secondo i ricercatori dell’Iref, dovrebbero
portare nelle tasche delle famiglie italiane circa 600 euro all’anno. Dall’indagine
emerge anche come a tutt’oggi siano presenti nel nostro Paese, dove 17 milioni
di persone vivono con meno di 1.000 euro al mese, marcate differenze sul fronte
della retribuzione dei lavoratori dipendenti. Ad essere colpite da questa forma
di discriminazione sono le donne, che guadagnano mediamente il 18,2% in meno
rispetto alla media, e le altre categorie a rischio come i giovani (-24,5%),
i lavoratori del Mezzogiorno (-30,2%) e gli immigrati (-38,6%). Per quanto riguarda
invece i raffronti internazionali dalla ricerca viene evidenziato come dal 1992
al 2004 l’inflazione in Italia sia cresciuta del doppio rispetto a Francia e
Germania. "Le retribuzioni lorde nel nostro Paese - ha spiegato nel corso
della presentazione del rapporto il ricercatore dell’Ires Giuseppe D’Aloia -
sono più basse e crescono meno velocemente che negli altri Paesi di pari livello
industriale. In Italia l’erosione del potere di acquisto e la caduta del tasso
di crescita della produttività è stata superiore a quella degli altri Paesi
dell’Euro".
Agostino Megale, Presidente dell'Ires, ha
invece sottolineato come le vie della ripresa italiana passino per il risanamento,
il rilancio, la crescita e la redistribuzione del reddito con equità. Megale
ha inoltre auspicato sia l’introduzione di adeguati sostegni per la competitività,
che premino l’occupazione stabile e la ricerca, sia il varo di politiche, anche
di tipo fiscale, che sostengano i redditi e ne favoriscano l’aumento.
Da segnalare anche agli interventi dei ricercatori
dell’Ires Riccardo Sanna e Lorenzo Birindelli che hanno evidenziato,oltre al
basso livello delle retribuzioni italiane, come solo il 20% della ricchezza
prodotta dal nostro Paese negli ultimi anni sia andata al mondo del lavoro.
Guglielmo Epifani, Segretario generale della
Cgil, ha invece sostenuto che l’attuale calo del potere di acquisto di pensionati
e lavoratori dipendenti, è imputabile al mancato varo di mirate politiche di
sostegno per i lavoratori. Epifani vede nella restituzione del Fiscal drag un
elemento fondamentale per il recupero del potere d’acquisto. "Fino ad oggi - ha detto - si è parlato
di politica di risanamento e di tagli, ma io credo che sia arrivato il momento
di mettere al centro le questioni dello sviluppo e della redistribuzione della
ricchezza prodotta. Una diversa politica che aiuti quella parte del Paese che
in questi anni è rimasta indietro".
Epifani ha inoltre evidenziato la necessità
di capire in quale modo possa essere ripristinata in Italia la parità salariale,
che oggi viene messa in crisi dai diversificati trattamenti economici riservati
a donne, giovani, immigrati e lavoratori del Mezzogiorno. Un contesto difficile
che non viene sicuramente favorito dal basso tasso di produttività del nostro
Paese. Un freno della crescita che Epifani non imputa alla scarsa produttività
del mondo del lavoro, ma all’eccessiva presenza in Italia di piccole e medie
imprese. Il Segretario generale della Cgil ha infine ricordato che il prossimo
confronto con il governo sarà imperniato, oltre che sulla restituzione del Fiscal
drag, sulle tematiche delle politiche per lo sviluppo e il welfare e sulla ridistribuzione
dei redditi a sostegno del potere di acquisto delle categorie più deboli.(Goffredo
Morgia - Inform)