INFORM - N. 143 - 20 luglio 2006


SINDACATI

Indagine Ires-Cgil sulla dinamica dei salari in Italia e in Europa

Nei primi anni del 2000 cala il potere di acquisto dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Sono le donne, i giovani, gli immigrati ed i lavoratori del Mezzogiorno a guadagnare di meno

Epifani "Servono nuove politiche per aiutare quella parte del Paese che è rimasta indietro"

 

ROMA - Alla luce di una congiuntura economica sicuramente non facile, solo negli ultimi mesi la produttività e i consumi hanno dato qualche timido segnale di ripresa, l’Osservatorio sulle retribuzioni e sulla contrattazione dell’Ires-Cgil ha presentato a Roma, presso la sede di Corso d’Italia della Cgil Nazionale, l’indagine "I salari nei primi anni 2000". Un aggiornamento sulle dinamiche salariali in Italia ed Europa che ha posto in evidenza come nel nostro Paese, fra il 2002 ed il 2005, un lavoratore dipendente con una retribuzione annuale di 28.584 euro, abbia perso, anche a causa della mancata restituzione del Fiscal drag, circa 1.647 euro. Di contro, nello stesso periodo, il potere di acquisto di imprenditori e liberi professionisti è aumentato di oltre 9.000 euro. In questo scenario si muovono le famiglie italiane che appaiono sempre meno soddisfatte della propria condizione economica -  nel nostro Paese sono oltre un milione e mezzo i nuclei familiari in condizione di disagio - e che cercano di contrastare il caro vita attraverso una drastica riduzione dei consumi.

Dal 2002 al 2005 il reddito medio delle famiglie italiane, che secondo l’ultima rilevazione si attesta intorno ai 30.000 euro all’anno, si è infatti ridotto di due punti e mezzo. Una situazione difficile che l’attuale governo sta cercando di affrontare anche attraverso processi di liberalizzazione. Iniziative che, secondo i ricercatori dell’Iref, dovrebbero portare nelle tasche delle famiglie italiane circa 600 euro all’anno. Dall’indagine emerge anche come a tutt’oggi siano presenti nel nostro Paese, dove 17 milioni di persone vivono con meno di 1.000 euro al mese, marcate differenze sul fronte della retribuzione dei lavoratori dipendenti. Ad essere colpite da questa forma di discriminazione sono le donne, che guadagnano mediamente il 18,2% in meno rispetto alla media, e le altre categorie a rischio come i giovani (-24,5%), i lavoratori del Mezzogiorno (-30,2%) e gli immigrati (-38,6%). Per quanto riguarda invece i raffronti internazionali dalla ricerca viene evidenziato come dal 1992 al 2004 l’inflazione in Italia sia cresciuta del doppio rispetto a Francia e Germania. "Le retribuzioni lorde nel nostro Paese - ha spiegato nel corso della presentazione del rapporto il ricercatore dell’Ires Giuseppe D’Aloia - sono più basse e crescono meno velocemente che negli altri Paesi di pari livello industriale. In Italia l’erosione del potere di acquisto e la caduta del tasso di crescita della produttività è stata superiore a quella degli altri Paesi dell’Euro".

Agostino Megale, Presidente dell'Ires, ha invece sottolineato come le vie della ripresa italiana passino per il risanamento, il rilancio, la crescita e la redistribuzione del reddito con equità. Megale ha inoltre auspicato sia l’introduzione di adeguati sostegni per la competitività, che premino l’occupazione stabile e la ricerca, sia il varo di politiche, anche di tipo fiscale, che sostengano i redditi e ne favoriscano l’aumento.

Da segnalare anche agli interventi dei ricercatori dell’Ires Riccardo Sanna e Lorenzo Birindelli che hanno evidenziato,oltre al basso livello delle retribuzioni italiane, come solo il 20% della ricchezza prodotta dal nostro Paese negli ultimi anni sia andata al mondo del lavoro.

Guglielmo Epifani, Segretario generale della Cgil, ha invece sostenuto che l’attuale calo del potere di acquisto di pensionati e lavoratori dipendenti, è imputabile al mancato varo di mirate politiche di sostegno per i lavoratori. Epifani vede nella restituzione del Fiscal drag un elemento fondamentale per il recupero del potere d’acquisto.  "Fino ad oggi - ha detto - si è parlato di politica di risanamento e di tagli, ma io credo che sia arrivato il momento di mettere al centro le questioni dello sviluppo e della redistribuzione della ricchezza prodotta. Una diversa politica che aiuti quella parte del Paese che in questi anni è rimasta indietro".

Epifani ha inoltre evidenziato la necessità di capire in quale modo possa essere ripristinata in Italia la parità salariale, che oggi viene messa in crisi dai diversificati trattamenti economici riservati a donne, giovani, immigrati e lavoratori del Mezzogiorno. Un contesto difficile che non viene sicuramente favorito dal basso tasso di produttività del nostro Paese. Un freno della crescita che Epifani non imputa alla scarsa produttività del mondo del lavoro, ma all’eccessiva presenza in Italia di piccole e medie imprese. Il Segretario generale della Cgil ha infine ricordato che il prossimo confronto con il governo sarà imperniato, oltre che sulla restituzione del Fiscal drag, sulle tematiche delle politiche per lo sviluppo e il welfare e sulla ridistribuzione dei redditi a sostegno del potere di acquisto delle categorie più deboli.(Goffredo Morgia - Inform)


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