INFORM - N. 142 - 19 luglio 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Continua la fuga dal Libano in fiamme 

400 connazionali si imbarcheranno domani dal porto di Beirut

Altri 300 hanno scelto di rimanere nel Paese. Alcune decine di italiani in aree difficilmente accessibili: la Farnesina sta definendo piani di assistenza e rimpatrio in stretto raccordo con Onu e partner europei

 

 ROMA - Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema continua a seguire attraverso l’Unità di Crisi della Farnesina, l’evolversi della situazione in Libano, anche per quanto concerne le richieste di rimpatrio che pervengono dai cittadini italiani rimasti nel Paese.

Grazie al continuo e stretto raccordo tra l’Unità di Crisi e lo Stato Maggiore della Difesa, è stata oggi completata – informa una nota della Farnesina - la pianificazione della terza fase dell’operazione di evacuazione che, data la possibilità di usufruire nuovamente dell’ unità della Marina Militare Durand de la Penne, verrà effettuata via mare. Tale fase consentirà il rientro in Italia di tutti gli italiani, compresi quelli residenti nel Libano, che ad oggi hanno chiesto di essere rimpatriati.

Circa 400 connazionali si imbarcheranno domani, nel momento in cui saranno adeguatamente verificate tutte le condizioni di sicurezza, dal porto di Beirut alla volta di Larnaka, dove verranno accolti da una squadra di pronta assistenza appositamente approntata dall’ Unità di Crisi della Farnesina e da personale dell’ Ambasciata d’ Italia a Cipro.

Gli italiani si imbarcheranno successivamente su due voli commerciali di Air One ed Alitalia messi a disposizione dall’ Unità di Crisi, che atterreranno all’ aeroporto di Fiumicino nella notte fra giovedì 20 e venerdì 21.

La Prefettura di Roma come nelle precedenti occasioni predisponendo in collaborazione con la Farnesina le misure di accoglienza dei rimpatriati.

Una volta realizzata la terza evacuazione, rimarranno in Libano, secondo i dati della Farnesina circa 300 connazionali che hanno per loro scelta deciso di rimanere nel Paese, oltre che alcune decine di cittadini italiani che si trovano in aree difficilmente accessibili, per i quali sono in via di definizione specifici piani di assistenza e rimpatrio, in stretto raccordo con le Nazioni Unite e con i nostri partner europei. (Inform)


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