ITALIANI
ALL’ESTERO
Continua
la fuga dal Libano in fiamme
400 connazionali si imbarcheranno domani
dal porto di Beirut
Altri 300 hanno scelto di rimanere nel
Paese. Alcune decine di italiani in aree difficilmente accessibili: la Farnesina
sta definendo piani di assistenza e rimpatrio in stretto raccordo con Onu e
partner europei
ROMA - Il Vice
Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Massimo D’Alema continua
a seguire attraverso l’Unità di Crisi della Farnesina, l’evolversi della situazione
in Libano, anche per quanto concerne le richieste di rimpatrio che pervengono
dai cittadini italiani rimasti nel Paese.
Grazie al continuo e stretto raccordo tra l’Unità di
Crisi e lo Stato Maggiore della Difesa, è stata oggi completata – informa una
nota della Farnesina - la pianificazione della terza fase dell’operazione di
evacuazione che, data la possibilità di usufruire nuovamente dell’ unità della
Marina Militare Durand de la Penne, verrà effettuata via mare. Tale fase consentirà
il rientro in Italia di tutti gli italiani, compresi quelli residenti nel Libano,
che ad oggi hanno chiesto di essere rimpatriati.
Circa 400 connazionali si imbarcheranno domani, nel momento
in cui saranno adeguatamente verificate tutte le condizioni di sicurezza, dal
porto di Beirut alla volta di Larnaka, dove verranno accolti da una squadra
di pronta assistenza appositamente approntata dall’ Unità di Crisi della Farnesina
e da personale dell’ Ambasciata d’ Italia a Cipro.
Gli italiani si imbarcheranno successivamente su due
voli commerciali di Air One ed Alitalia messi a disposizione dall’ Unità di
Crisi, che atterreranno all’ aeroporto di Fiumicino nella notte fra giovedì
20 e venerdì 21.
La Prefettura di Roma come nelle precedenti occasioni
predisponendo in collaborazione con la Farnesina le misure di accoglienza dei
rimpatriati.
Una volta realizzata la terza evacuazione, rimarranno
in Libano, secondo i dati della Farnesina circa 300 connazionali che hanno per
loro scelta deciso di rimanere nel Paese, oltre che alcune decine di cittadini
italiani che si trovano in aree difficilmente accessibili, per i quali sono
in via di definizione specifici piani di assistenza e rimpatrio, in stretto
raccordo con le Nazioni Unite e con i nostri partner europei. (Inform)