INFORM - N. 141 - 18 luglio 2006


INTERVENTI

Franco Farro: Il mondo del sapere

 

CARACAS - Il mondo del sapere ha, per me, un tono composto solido e tendente a un grosso carattere. Il sapere è, comunque, uno scambio tra chi insegna e chi impara; è una rottura del limite e il coltivare illimitato di quello che si sa da molto tempo o recentemente E’ un’avventura nel suo esplorare attraversando territori che non si conoscono. Quando, poi, la comunità continua la verifica della propria identità all’interno di tensioni plurali che s’incrociano, allora si viene a creare una metafora nello spazio per il sapere. Ed è proprio quest’avventura, nel suo esplorare, a creare un percorso della memoria che progressivamente si fa strada negli angoli più remoti della cognizione senza soluzioni di continuità.

Questa mancanza del “sapere” la lingua italiana degli italiani e italo-americani, residenti in queste latitudini, è il punto nodale già che nei pochissimi istituti dove viene abbinato l’italiano all’idioma locale il nostro idioma ha una connotazione istituzionale non troppo pronunciata, ammantata di una severità mai eccessiva e ammortizzata da vibrazioni ambientali.

Questa è una diretta esortazione ai nostri deputati e senatori eletti all’estero; va bene la politica della sussistenza ai meno abbienti, va bene la ricerca di una formula per l’assistenza sanitaria inesistente in molti paesi dell’America Latina (vedi Venezuela). E la lingua italiana? Salvo qualche sporadica iniziativa per la sua difesa gli italiani all’estero non parlano più la lingua madre (alla faccia dell’integrazione!).

Non è più il tempo delle attese, del temporeggiare, delle aspettative politiche che lasciano il tempo che trovano; bisogna realizzare il “pragos” ovvero il da fare e subito. “Necessa est” ristrutturare  l’insegnamento dell’italiano agli italo-latino-americani, ai nativi, per farli andare in Italia, felici perché consapevoli di essere capiti, di dialogare laddove sino a ieri erano costretti a visitare una delle culle dalla civiltà insieme alle guide turistiche, senza poter vivere l’emozione della conoscenza diretta. (Franco Farro-Inform)

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