INFORM - N. 138 - 13 luglio 2006


PATRONATO INAS-CISL

L’editoriale di “Corrispondenza Italia” n. 608 del 16 luglio 2006

Al congresso Ces di Siviglia, la proposta di un patronato europeo

 

ROMA - Non è troppo presto, per il patronato di assistenza della Cisl, guardare all’orizzonte del maggio 2007, quando a Siviglia si riunirà in congresso la Confederazione europea dei sindacati (Ces). Sarà quella infatti l’occasione per sviluppare e condurre possibilmente in porto, un’idea che l’Inas coltiva a seguito di una ricerca effettuata per suo conto dalla fondazione Pastore, sulle aspettative e i bisogni di tutela dei migranti italiani in particolare in Europa. Si tratta del progetto di costituzione di una struttura di patrocinio e di assistenza al servizio di tutti i cittadini u.e. in mobilità di lavoro. Un progetto cioè, in linea con la tendenza della globalizzazione socio-economica e della internazionalizzazione delle imprese e dei servizi. Un progetto che vuole inserirsi nella più ampia azione politica per preservare la preziosa eredità del 900 europeo, costituita dai valori del lavoro e della giustizia sociale, sostanziata in un sistema di welfare che abbisogna certo di continua manutenzione, aggiornamento ad omogeneizzazione ma che non deve essere disperso o alterato nella sua struttura portante.

Peraltro tutto il sindacalismo internazionale va assumendo coscienza della necessità di corrispondere unitariamente ed organicamente ai crescenti problemi della mobilità umana in tutto il mondo. Non c’è più infatti e soltanto il tradizionale flusso che andava dal Sud al Nord nel mondo. 62 milioni di persone migrano sulle direttrici Sud-Sud. 40 milioni su quelle Nord-Nord. E 50 milioni verso Nord. Questi i dati odierni del fenomeno. Mentre, d’altro canto, si diffonde la consapevolezza dei paesi sviluppati, ed europei in particolare, che le migrazioni apportano una risorsa di generazioni fresche, indispensabile per equilibrare le tendenze al progressivo invecchiamento delle loro popolazioni. Si calcola, ad esempio, che se nei prossimi 40 anni non arriveranno in Europa flussi migratori regolati e strutturati o addirittura programmati e preparati anche professionalmente, avremo una caduta del 24 per cento della capacità di lavoro e di produzione, con un conseguente impatto negativo sulle economie dei nostri paesi.

Governare, anche dal punto di vista delle garanzie sociali, questa nuova mobilità è indispensabile anche perché esse riguarderanno sempre di più, persone provviste di qualificazioni medie ed alte, non solo in entrata ma pure in uscita dai confini, anche del nostro paese. In questo senso risultano sempre meno fondati i luoghi comuni sulla pigrizia e sul “mammismo” dei giovani italiani i cui comportamenti si vanno rapidamente omologando a quelli dei coetanei europei. Nell’ultimo decennio, ad esempio, c’è stato un incremento del 40 per cento di cittadini che vivono in un paese diverso da quello di origine. E per l’Italia si registra un aumento di espatri che investe in primo luogo i neolaureati: dal 2000 in poi la percentuale cresce del 4 per cento, un livello più che doppio rispetto a quello di Francia o Germania. Ma non occorre in questa sede insistere sui dati. E’ importante invece confermare la volontà dell’Inas della Cisl e del movimento sindacale italiano, di “esserci” e di contribuire a rinnovare il welfare europeo con la peculiarità di un’esperienza, quella del patronato, che è un “unicum” nel panorama sociale del nostro continente. Un’esperienza che vogliamo sottoporre alla sfida dell’esportazione! (Corrispondenza Italia/Inform)


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