INFORM - N. 136 - 11 luglio 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Presentate le anticipazioni del Rapporto Migrantes sugli italiani mondo

Fotografati dall’indagine gli aspetti sociali, culturali ed economici delle comunità all’estero

Gli interventi di Franco Pittau, Domenico Locatelli, Delfina Licata, Marisa Bafile, Franco Narducci e Adriano Benedetti

 

ROMA - A quasi 20 anni dalla divulgazione, da parte della Farnesina, dell’ultimo rapporto annuale sulle comunità all’estero la Fondazione Migrantes, coadiuvata dalle Acli, dal Patronato Inas-Cisl, dal Movimento Cristiano Lavoratori e dai Missionari Scalabriniani, ha deciso realizzare il "Rapporto Italiani nel mondo 2006". Le anticipazioni di questa indagine, coordinata dalla redazione del Dossier statistico Caritas/Migrantes, sono state presentate a Roma presso la sede del Cnel. Dalla ricerca, che verrà proposta in versione integrale il prossimo 4 ottobre a Roma e nelle principali città europee, emerge come, dopo l’ultima bonifica dell’Aire, risultino presenti nel mondo 3 milioni e 106 mila cittadini italiani e fra i 30 ed i 60 milioni di oriundi. Una vasta comunità all’estero che ancora oggi appare alimentata da discreti flussi migratori: dal 1996 al 2000 sono espatriati 43.000 connazionali. Esodi che appaiono comunque poca cosa rispetto a quelli che si sono registrati in Italia agli inizi e nei primi anni ‘60 del secolo scorso. Oltre 28 milioni di espatri in 150 anni - le prime migrazioni partirono dalle regioni del Nord Italia - che hanno portato i nostri connazionali all’estero in tutti i continenti. A tutt’oggi l’emigrazione italiana è infatti presente in Europa, dove risiede il 60% dell’intera comunità, in America (34,4%), in Oceania (3,6%), in Africa (1,3%) e in Asia (0,7%). In questo ampio contesto globale troviamo, fra i principali Paesi di insediamento, la Germania, la Svizzera, l’Argentina, la Francia e il Belgio. La classifica delle regioni con il maggior numero delle presenze all’estero viene invece guidata dalla Sicilia che è seguita a ruota da Campania, Calabria, Puglia e per motivi particolari dal Lazio.

Dall’indagine, che è stata illustrata nei suoi aspetti statistici e qualitativi da Delfina Licata del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, viene inoltre evidenziato come al momento siano presenti nel mondo 7.656 associazioni italiane, con oltre due milioni di soci; 14.475 aziende dirette dai nostri connazionali all’estero per un totale di 3.300.000 addetti e 431 missioni cattoliche con 543 sacerdoti, 166 suore e 51 operatori laici. Una realtà molto complessa - sono 400.00 le pensioni italiane pagate all’estero - che il rapporto cercherà di fotografare nella sua completezza, presentando sia alcuni esempi concreti di emarginazione, come quello dei "cartoleros" di Buenos Aires che rovistano tra i cartoni delle discariche, sia storie di grande successo, come il caso di Luiz Fernando Furlan, già capo di un’azienda agroalimentare di livello mondiale, ora ministro del governo Lula.

"In questo rapporto - ha spiegato Franco Pittau coordinatore del Dossier Statistico Caritas/Migrantes - si conciliano le realtà della vecchia e della nuova emigrazione. I discendenti dei nostri emigrati che noi spesso, per incuria, inquadriamo come i pionieri dell’emigrazione, ma che in realtà molte volte non conoscono l’italiano e non sono interessati al mondo dell’associazionismo. Un problema, quest’ultimo che, se vorremmo garantire un futuro promettente agli italiani nel mondo, dovremo affrontare rispondendo alle esigenze di questi giovani. Abbiamo poi - ha aggiunto Pittau - gli emigrati che si sono affermati, come i dieci presidenti argentini di origine italiana e le centinaia di parlamentari eletti nel mondo, che ci rendono orgogliosi, ma non devono far dimenticare i tanti connazionali che hanno lavorato una vita e finiscono in miseria. Un problema di cui noi italiani dobbiamo farci carico". Pittau ha inoltre evidenziato come il nuovo rapporto, che si prefigge di migliorare la conoscenza e l’informazione sugli italiani all’estero, proponga con semplicità il maggior numero di dati possibili, cerchi di evitare strumentalizzazioni politiche e sia aperto al contributo di tutti.

"Abbiamo avvertito come Migrantes - ha invece detto don Domenico Locatelli, direttore della Pastorale per gli italiani all’estero della Fondazione Migrantes - che il tempo era maturo per mettere testa e cuore a questi italiani che sono nel mondo. E’ allora nata questa esigenza di avere uno strumento credibile, affidabile e rigoroso che raccogliesse i dati e cercasse di dare una interpretazione più vasta e completa possibile del fenomeno. Abbiamo voluto farlo a più mani – ha proseguito Locatelli - perché molti enti ed agenzie lavorano con gli italiani nel mondo ed è importante che impariamo a collaborare insieme, ognuno con la propria sensibilità. Con questo strumento di consultazione per tutti quelli che lavorano con gli italiani all’estero - ha concluso Locatelli - abbiamo voluto dare un contributo all’emigrazione, affinché si avvii un discorso nuovo, commisurato alle attuali dimensioni della globalizzazione, aperto al futuro e che aiuti a superare le difficoltà della situazione attuale".

Marisa Bafile, deputato dell’Unione eletta in Sud America e segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, si è detta orgogliosa di essere figlia di migranti ed ha ricordato come in Italia, sulla variegata realtà della nostra emigrazione in America Latina, vi sia molta disinformazione. Una mancanza di conoscenza che certamente non favorisce la costruzione di fattive sinergie e collegamenti fra le comunità e il Paese d’origine. "L’Italia - ha affermato la Bafile - è rimasta ferma all’immagine degli italiani all’estero di molti anni fa. In Sud America vi è invece una situazione in continuo divenire dovuta alle necessità di adattamento". Dopo aver auspicato un potenziamento della mobilità umana che faciliti l’incontro delle popolazioni e quindi lo sviluppo di una politica di pace, Marisa Bafile ha parlato della questione della cittadinanza. "Quando l’Italia - ha detto - consentirà a chi vive all’estero l’accesso all’apprendimento della lingua e della cultura italiana, allora potremo cominciare anche a chiedere di porre il vincolo della conoscenza della lingua per l’acquisizione del diritto di cittadinanza".

Il deputato dell’Unione Franco Narducci, eletto in Europa e segretario generale del Cgie, ha invece sostenuto la necessità di puntare sul rafforzamento dell’associazionismo per dare maggiore coesione e forza alle istanze lavorative degli italiani all’estero, nonché di promuovere una campagna per evitare che le missioni cattoliche nel mondo si riducano sempre più. Narducci ha ricordato come a tutt’oggi in Italia vi sia scarsa informazione soprattutto per quanto riguarda le potenzialità delle nuove generazioni all’estero, giovani che operano con successo in settori di avanguardia e che sono praticamente ignorati dal nostro Paese. "Bisogna guardare avanti – ha spiegato - e far uscire il nostro Paese dall’attuale cultura celebrativa dell’emigrazione. Lo dobbiamo fare, perché ce lo impone il mondo di oggi. Il sistema Italia ha l’opportunità delle comunità all’estero, una risorsa importante nel mondo della globalizzazione". Fondamentale, per il deputato della ripartizione Europa, anche il potenziamento della rete diplomatico-consolare che, per migliorare i servizi alle comunità e promuovere l’Italia nel mondo, andrà rafforzata nel personale e nelle risorse. Chiesta da Narducci, oltre ad una decisa azione per il rilancio della formazione professionale, anche la riforma degli Istituti di cultura e della legge 153 per la promozione all’estero della lingua e cultura italiana.

"Sull’emigrazione - ha affermato Adriano Benedetti, direttore generale del Ministero degli Affari Esteri per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie - vi è un vuoto nella memoria collettiva italiana che va recuperato. Grazie all’elezione degli italiani all’estero si è comunque stabilito un aggancio istituzionale irreversibile fra le nostre comunità nel mondo e la realtà italiana". Dopo aver ricordato a titolo di esempio la diaspora del 1961 che portò all’estero 387.000 connazionali, Benedetti ha sottolineato come al 31 gennaio 2006 gli italiani nel mondo fossero, secondo i dati dell’elenco unico dei cittadini residenti all’estero stilato annualmente dal Ministero dell’Interno, circa tre milioni e mezzo. Una valutazione in difetto - il numero complessivo dovrebbe attestarsi intorno ai 4 milioni - che non tiene conto delle presenze all’estero non registrate dai consolati. Il direttore generale ha poi rilevato come a tutt’oggi vi siano aspetti ancora poco noti della storia migratoria italiana, come ad esempio la partecipazione dei nostri connazionali alla corsa all’oro nell’ovest degli Stati Uniti. Un’avventura praticamente sconosciuta che il Mae sta cercando di far emergere attraverso ricerche mirate che, fra le altre cose, hanno portato alla luce una nuova strage di 146 minatori italiani. Una tragedia mineraria che ha quasi certamente avuto luogo in New Mexico nel lontano 1913. Benedetti, tornando all’attualità, ha inoltre auspicato sia il rilancio dell’associazionismo all’estero attraverso le tante iniziative realizzate dalle Regioni per le comunità, sia una riforma della legge 153 che consenta di avvicinare alla lingua ed alla cultura italiana i tanti oriundi che vivono e lavorano nel mondo.(Goffredo Morgia -Inform)


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