INFORM - N. 136 - 11 luglio 2006


MONDIALI DI CALCIO

Dalla Newsletter di Agenparl dell’ 11 luglio 2006

La vittoria dell’Italia è per la Lega una sconfitta più dura di quella del referendum

 

ROMA - L’interrogativo era stato posto da La Padania e dalle radio vicine alla Lega Nord, alla vigilia della semifinale dei campionati mondiali di calcio tra Italia e Germania: era opportuno per un padano tifare per l’Italia “centralista, schiavista e oppressiva del Nord”? O non sarebbe stato meglio tifare per la Germania federale? I leghisti intervenuti, in maggioranza si erano pronunciati a favore della grande Germania, se non altro per non vedere sventolare l’odiato tricolore, che sebbene confezionato a Reggio Emilia, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, come vessillo della Repubblica Cisalpina (uno stato preunitario che corrispondeva grosso modo al tanto agognato Lombardo Veneto con l’aggiunta dell’Emilia Romagna) si è trasformato in strumento di soffocamento delle libertà, e dunque buono, secondo un Umberto Bossi d’antan, per un uso appropriato nelle toilette.

La vittoria dei ragazzi di Marcello Lippi sulla Germania aveva allungato il dibattito. Per chi tifare in occasione della finalissima? Per l’Italia “padrona” o per la Francia, patria delle libertà? Gian Luigi Paragone, direttore de La Padania, aveva risolto l’angoscioso dilemma in chiave paterna: perché – si era chiesto intervistato in TV – privare il proprio bambino della gioia in caso di vittoria? Ma il grosso dei leghisti era rimasto tetragono nel suo rifiutarsi di prendere parte all’attesa e all’eventuale felicità collettiva in casa di vittoria sulla Francia.

A coppa del mondo conquistata, e di fronte all’entusiasmo incontenibile di milioni e milioni di italiani, ci ha pensato Roberto Calderoli, detto pota, ad interpretare in chiave leghista la magica notte italiana dell’Olympia Stadion di Berlino. Ha spiegato l’ex ministro delle Riforme che domenica sera, a Berlino, ha vinto la squadra di un paese legato alle sue radici e alle sue tradizioni contro una Francia fatta di “negri, musulmani, immigrati e comunisti”.

“La vittoria della nazionale di calcio – si dice all’AgenParl nel Transatlantico – è stata per la Lega ancora più nefasta della sconfitta nel referendum costituzionale. Il calcio, infatti, è una passione che contagi tutti, al Nord come al Sud, dagli anziani ai giovani. Se la nazionale sale fino in cima al mondo, inevitabilmente cresce l’orgoglio di essere italiani. Calderoli, maldestramente, anzi volgarmente, come al solito, ha cercato di parare il colpo. Ma che diranno i leghisti tra vent’anni, quando inevitabilmente avverrà quello che ieri sera, sempre in TV, ha preconizzato Massimo D’Alema? Quando cioè saranno cresciuti i figli degli immigrati e i più bravi si vedranno aperte le porte della nazionale, come è avvenuto, per altro, in Germania per Mauro German Camoranesi, italo-argentino? D’Alema ha spiegato, infatti, che la nazionale francese multietnica e pluralistica culturalmente e religiosamente è la conseguenza del fatto che quel Paese è stato un grande Impero. Non così l’Italia, dove però oramai la globalizzazione sta producendo gli stessi effetti quanto a multietnicità e, dunque, a pluriculturalità”. (AgenParl)

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