INFORM - N. 135 - 10 luglio 2006


OPINIONI

Un commento dell’Eco d’Italia di Buenos Aires

Voto telematico per i parlamentari eletti all’estero? Ma non si tratta solo di votare

 

BUENOS AIRES - La settimana scorsa, un corrispondente di vari giornali italiani ed esteri, Ricky Filosa, ha inviato un commento molto interessante riguardo i parlamentari eletti all’estero, (V. Inform n. 134 ndr) affinché ritornino ognuno nella propria circoscrizione utilizzando da ciascun Paese, il voto telematico.

E fa una riflessione in merito al risparmio che otterrebbe lo Stato italiano se costoro restassero nei loro Paesi, evitando così sostanziosi rimborsi e, d’altra parte, rimanendo più vicini al loro elettorato. Conclude con un invito ai 18 parlamentari ad essere coerenti con loro stessi e con i programmi per cui gli elettori li hanno votati. Ovviamente siamo d’accordo sul punto conclusivo: come non essere con lui quando si parla di coerenza e serietà?

Però conviene fare un’altra riflessione. In merito al fatto di rimanere più vicini all’elettorato per i problemi degli italiani all’estero, ritengo che ciascuno dei 18 parlamentari sappia molto bene quali sono questi problemi.

In Argentina - ma anche in tutta l’America Latina - si tratta di risolvere gli annosi disagi che possono essere riassunti in tre punti:

1 - dare una pensione sociale a quanti ne hanno bisogno: e sono non più del 5% degli italiani all’estero, i più bisognosi, i più anziani che non hanno più la capacità di muoversi né la cultura amministrativo-giuridica per inoltrare pratiche corrette e complete per ottenere quanto meriterebbero.

2 - organizzare meglio i Consolati per evitare lunghe file e soprattutto lunghe attese per ottenere la cittadinanza italiana a figli di italiani immigrati da vario tempo, istituendo procedure informatiche e non più cartacee per dare esito ad annose pratiche.

3 - diffondere la cultura e la lingua italiana, permettendo a tutti di partecipare a corsi di studio, ma proprio a tutti, non solo a quanti possono permettersi di pagare sostanziosi costi mensili per la partecipazione.

Infine, per quanto attiene il voto informatico, pur essendo molto interessante questa proposta di Ricky Filosa, c’è da considerare che non si tratta solo di votare; altrimenti votare cosa, qualcosa che altri hanno preparato?

Ritengo che questi parlamentari debbano, invece, lavorare per portare avanti iniziative tendenti a risolvere i tre punti sopradescritti; a riunirsi tra loro per predisporre un piano di studio e di lavoro per evidenziare tutti gli aspetti negativi che i connazionali all’estero sono costretti a subire.

Restino dunque in Italia, ma per lavorare un mese intero, come tutti, e non a percepire una mensilità per i tre quarti del tempo effettivo di lavoro, altrimenti si potrebbe suggerire di ridurre lo stipendio parlamentare del 25%, assumendo tale aspetto come punto di partenza per tutti.

A tal riguardo, suppongo, sarebbero tutti più sensibili (non solo i liguri, tradizionalmente conosciuti per la loro sensibilità al denaro) e presenzierebbero con più sollecitudine alle sedute, risparmiando, questo si, tempo prezioso per attuare le riforme e prendere le iniziative che sono sempre più urgenti. (Vittorio Galli-l’Eco d’Italia Buenos Aires, Cario editore/Inform)


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