INFORM - N. 133 - 6 luglio 2006


POLEMICHE.. POLEMICHE...

Gian Luigi Ferretti (An) sulla visita a Marcinelle del Presidente della Camera Fausto Bertinotti

  

ROMA - L’ 8 agosto è  indubbiamente una data scomoda. Cade nel bel mezzo della vacanze. Uno si pensa in Sardegna, ai Caraibi, alle Maldive, non certo a Marcinelle.

Non credo l’abbiano fatto apposta i 262 minatori, tra i quali 136 italiani, a morire proprio in quel giorno.

Scomodo o non scomodo, tutti gli 8 di agosto ho sempre seguito l’On. Tremaglia prima ed il Ministro Tremaglia poi nel pellegrinaggio alla miniera del  Bois du Cazier. Cosa che ripeterà anche quest’anno, in occasione del 50mo anniversario della sciagura.

Il comunista Bertinotti si è sentito lodevolmente in dovere di andare a chiedere perdono a quei poveri cristi barattati per un po’ di carbone, con il trattato del 23 giugno 1946, dal Governo De Gasperi di cui facevano parte anche il PCI ed il PSIUP.

Perdono, immagino, avranno chiesto anche i suoi compagni della CGIL (allora ancora sindacato unico) che non si curò allora di verificare le roboanti, quanto false, promesse dei manifesti affissi negli Uffici di Collocamento, né della squallida e tragica realtà che attendeva quei lavoratori emigrati.

Certo sarebbe stato meglio, anche se più scomodo, fare questo gesto riparatore l’8 di agosto anziché il 5 di luglio. Fra l’altro credo che l’8 di agosto  sia ancora la Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, a meno che non sia stata abolita assieme al Ministero per gli Italiani nel Mondo. (Gian Luigi Ferretti, rappresentante di An nel Cgie)

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Apprezzo la sua prosa tagliente e le sue battute fulminanti, e a Ferretti devo aver fatto i complimenti. Stavolta proprio no. Forse perché si parla di morti. E sull’omaggio reso ai morti, che sia luglio o agosto, è meglio risparmiarsi le battute. Riguardo poi alle responsabilità storiche per quell’accordo uomo-carbone… forse bisognerebbe andare indietro di qualche anno.  Ferretti nel 1946 non era nato, io ero un ragazzino e ricordo gli anni di guerra e il dopoguerra, com’era ridotta l’Italia, anni di disperazione e di speranza. Potrei raccontarne anch’io ma preferisco su questo tacere. Per quegli uomini disperati anche la squallida realtà della miniera era fonte di speranza. Vogliamo dare la colpa dell’Italia distrutta e delle sue conseguenze al governo di allora, al sindacato e a De Gasperi al quale anche i comunisti hanno rimproverato di aver invitato gli italiani ad imparare le lingue? Non sarà meglio che Ferretti dia retta a Tremaglia che ieri, nel colloquio con il Presidente Napolitano (vedi Inform di oggi), ha fatto presente ancora una volta “la necessità di raggiungere finalmente la pacificazione nazionale tra tutti gli Italiani”? (gc-Inform)


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