INFORM - N. 132 - 5 luglio 2006


IMMIGRAZIONE

Dal Dossier Caritas/Migrantes una ricerca sul modello migratorio polacco

Una panoramica a tutto campo sulla diaspora di un Paese che si avvia a divenire meta della nuova immigrazione

Adriano Benedetti:"Gli immigrati polacchi rendono gli italiani più autenticamente europei"

 

ROMA - Dopo due anni di ricerche la Caritas Italiana ha presentato a Roma il volume "Polonia, Nuovo paese di frontiera. Da migranti a comunitari". Una indagine a tutto campo, realizzata dal Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes con il sostegno dell’Unicredit Banca, che analizza, attraverso il contributo di 40 autori italiani e polacchi e oltre cento interviste a testimoni privilegiati, la presenza degli immigrati polacchi in Europa, in Italia e nella città di Roma. Dalla ricerca, 400 pagine curate da Carolina Golemo, Kamila Kowalska-Angelelli, Franco Pittau e Antonio Ricci, si evidenzia in primo luogo come a tutt’oggi vivano in Europa circa 600.000 polacchi. Una vasta comunità che viene prevalentemente ospitata dalla Germania - sul territorio tedesco sono presenti quasi 320.000 polacchi - e dall’Italia, dove i polacchi raggiungono quota 100.000 unità ed aumentano mediamente di 10.000 all’anno. Una comunità, quella presente in Italia, che è composta in prevalenza da donne (75%) ed appare caratterizzata sia da un alto grado di istruzione - fra i polacchi vi sono molti laureati (14%) e diplomati (50,7%) - sia da una netta predominanza di persone in età lavorativa: il 67,7% ha infatti meno di 40 anni. Confermato dalla ricerca anche il profondo senso di religiosità della comunità polacca - il 66% di un campione intervistato dalla Caritas ha dichiarato di mantenere rapporti costanti con le strutture della Chiesa in Italia  - e il perdurare nel nostro Paese di alcuni stereotipi negativi e non veritieri su questa comunità, come ad esempio quello sull’uso eccessivo di bevande alcoliche. Ribadito inoltre il primato di attrazione dell’area romana e laziale, dove sono presenti circa 20.000 polacchi, e il grande attaccamento per la terra d’origine che, attraverso i soli canali bancari, ha ricevuto in questi primi anni del secolo oltre un milione di euro di rimesse.

Dalla ricerca viene infine evidenziato il lento passaggio della Polonia, che ancora oggi è caratterizzata da un altro tasso di disoccupazione (17,7%) e da un basso Pil pro capite, da paese d’emigrazione a terra d’immigrazione. In Polonia, dal 1989 al 2002, si sono infatti stabiliti oltre 85.000 immigrati provenienti in prevalenza dall’Ucraina, dalla Russia e dalla Bielorussia.

La presentazione del libro è stata introdotta da Franco Pittau, coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, che ha ricordato come a tutt’oggi solo in Italia ed in Spagna l’immigrazione cresca con un ritmo annuo di 300.000 unità. Pittau ha inoltre spiegato che la Polonia rappresenta un esempio di integrazione "a testa alta" dei nuovi Stati membri dell’Unione.

"La prima sensazione che ci prende, nel leggere questo libro - ha spiegato Adriano Benedetti, Direttore generale del Mae per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie - è quella di scoprire i parallelismi, ma anche le differenze, fra lo svolgersi storico dei flussi migratori polacchi e quelli italiani. In entrambi i Paesi i flussi emigratori hanno infatti contrassegnato il pulsare politico, economico e sociale della vita nazionale". Dopo aver evidenziato come entrambe le comunità si siano sapute integrare nel tessuto sociale politico ed economico dei Paesi di residenza senza dimenticare la memoria e i contatti affettivi con la terra d’origine, Benedetti ha notato come per gli italiani e i polacchi il cattolicesimo abbia rappresentato un collante e una fonte primaria non solo dell’identità nazionale, ma anche di quei vincoli dei appartenenza, essenziali per un fattivo inserimento delle comunità. Ha inoltre menzionato l’impegno dei religiosi al fianco delle comunità italiane e polacche ed ha fatto presente come a tutt’oggi l’Italia, a differenza della Polonia dove la presenza straniera è ancora scarsa, sia ormai divenuto un paese d’immigrazione. "Nei confronti dei polacchi sussiste - ha aggiunto il Direttore generale del Mae ricordando il prezioso apporto di questa comunità ben inserita al settore dell’assistenza familiare e allo sviluppo complessivo dell’Italia - una simpatia di fondo degli italiani. Simpatia che si nutre sia della somiglianza dei percorsi storici, intrisi spesso di sofferenza, delle due nazioni, sia dal coinvolgimento non passeggero che produsse l’esperienza di Solidarnosc e l’alto magistero di Giovanni Paolo II".

“Una identità europea più profonda e completa - ha concluso Benedetti dopo aver sottolineato che le rimesse annuali degli immigrati polacchi potrebbero arrivare a cento milioni di euro - come quella che scaturisce dall’apporto dei nuovi Paesi comunitari dell’Est europeo, non può prescindere dalla sofferenza collettiva che ha trovato nella storia della Polonia troppe manifestazioni di impressionate tragicità. Eppure la Polonia non è mai venuta meno alla fedeltà, alla perseveranza, allo spirito indomito ed alla sua vocazione nazionale, che trova definitiva compiutezza solo nel pacificato quadro europeo. Gli immigrati polacchi ci fanno intuire tutto ciò, e contribuiscono così a rendere gli italiani più autenticamente europei".

Da parte di mons.Vittorio Nozza, Direttore della Caritas Italiana, è stato sottolineato come l’immigrazione, che rappresenta un insegnamento di vita e una chiave di lettura della globalizzazione, ci ponga sotto gli occhi gli spetti critici dell’economia mondiale, che sono alla base dei flussi migratori, e la necessità di affrontare questo fenomeno con strategie a lungo termine che non vedano nello straniero solo un lavoratore temporaneo. "Il nostro futuro – ha detto - dipenderà dalla capacità che avremo di gestire ed armonizzare le differenze senza prevaricazioni. L’immigrazione è allo stesso tempo una sfida ed una promessa. Una sperimentazione ed una opportunità". Anche il direttore della Caritas italiana ha evidenziato come i polacchi, che nel nostro Paese operano con successo nel settore dell’assistenza familiare e del lavoro stagionale, abbiano un’esperienza migratoria molto simile a quella italiana e siano a pieno titolo cittadini dell’Unione Europea. "Se considereremo i polacchi cittadini comunitari e non stranieri - ha precisato Nozza - non solo il tormentato processo di riunificazione europea riuscirà a trovare un maggior supporto, ma anche la politica migratoria avrà un connotazioni più umane".

Antonio Ricci, del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, ha ricostruito le principali tappe dell’emigrazione polacca che dopo la caduta nel 1989 del muro di Berlino, ha assunto connotazioni prettamente economiche. Una spinta alla diaspora, quella polacca, che dopo il 2004, anno di ingresso di questo Paese nell’Unione Europea, sta rallentando. Nonostante i timori per una possibile invasione di immigrati, che hanno portato l’Italia ed altri Paesi dell’Ue a mantenere fino al 2009 le restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori dell’Est europeo, la graduale ripresa dell’economia polacca sta infatti frenando la spinta emigratoria di un Paese che sembra ormai avviato a divenire terra d’accoglienza. "Quella polacca - ha spiegato Ricci – è una comunità importante del nostro paese, perché in qualche modo ha accompagnato le trasformazioni dell’Italia in terra di immigrazione. I polacchi si propongono anche come pionieri dell’allargamento dell’Unione Europea".

Del crescente interesse del sistema bancario per il mondo dell’immigrazione ha invece parlato Lauro Longarzo dell’Unicredit, che ha sottolineato l’esigenza di capire come avvicinare le variegate comunità straniere, che conoscono poco le regole del nostro sistema finanziario, alle opportunità del risparmio. Un livello di bancarizzazione, quello degli immigrati nel nostro Paese, che si aggira intorno al 60% e che presenta notevoli margini di miglioramento. Longarzo ha annunciato l’avvio, nel prossimo mese di ottobre, del sistema creditizio innovativo denominato "Sportello tu". Un progetto dell’Unicredit che aiuterà gli immigrati, da pochi anni in Italia, ad inserirsi nel contesto bancario.

L’incaricato della pastorale polacca in Italia, Padre Adam Dalach, ha sottolineato come al momento siano operativi nel nostro Paese circa 200 centri pastorali per la comunità polacca. Una fitta rete che però appare penalizzata, nonostante in Italia lavorino a tempo pieno 300 sacerdoti polacchi, dalla scarsità di operatori pastorali a disposizione. Dalach ha inoltre rivolto un appello al Comune di Roma affinché possa essere trovato uno specifico luogo d’incontro per la comunità polacca.

Oltre all’intervento della operatrice della Casa dei Diritti Sociali Anna Adamczyk - che ha evidenziato la necessità di sostenere l’inserimento sociale della collettività polacca attraverso azioni di sostegno per la casa, per l’apprendimento della lingua italiana, la formazione professionale e lo sviluppo di politiche attive di cittadinanza volte a garantire l’integrazione culturale - segnaliamo quello del Console di Polonia Anna Bednarek, che ha ricordato alcuni dei grandi personaggi polacchi, come ad esempio l’astronomo Nicolò Copernico, che hanno vissuto parte della loro esistenza a Roma e in Italia. L’avventura migratoria in Italia – ha precisato - ha avuto inizio dopo il secondo conflitto mondiale, quando alcuni soldati polacchi del corpo di spedizione alleato decisero di fermarsi nel nostro Paese. Bisognerà poi aspettare gli anni ‘60 e ‘70 per una significativa ondata migratoria dalla Polonia. Una diaspora che ebbe connotazioni prettamente politiche e fu seguita, dopo la caduta del muro di Berlino, da una emigrazione di tipo economico, proseguita con diverse intensità fino ai giorni nostri. La Bednarek ha inoltre sottolineato come tuttora sussistano, soprattutto per gli ultimi arrivati in Italia, processi di integrazione ancora in fase iniziale, dovuti in primo luogo alla scarsa conoscenza della lingua e della cultura italiana. Difficoltà di inserimento che le 30 associazioni polacche presenti in Italia cercano di superare.

"La Polonia e l’Italia - ha affermato infine Raffaella Milano, Assessore alle politiche sociali del Comune di Roma - saranno chiamate a misurarsi, come paesi di accoglienza e di emigrazione, con un problema del futuro e cioè la necessità di portare avanti in Europa, superando le attuali paure, le profonde vocazioni di democrazia, accoglienza e libertà del vecchio continente. Un capire insieme quale sarà il futuro dell’Europa che dipenderà anche dai cittadini comunitari di vecchia e di nuova appartenenza". La Milano ha poi evidenziato sia lo scarso numero di emarginati nella comunità polacca della capitale, sia l’esigenza di sostenere le tante collaboratrici familiari dell’Est europeo che vogliono ricostruire in Italia la loro vita famigliare. Si è anche detta pronta ad aprire un dialogo per individuare a Roma un luogo di incontro per la comunità polacca. (Goffredo Morgia-Inform)


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