IMMIGRAZIONE
Dal Dossier
Caritas/Migrantes una ricerca sul modello migratorio polacco
Una panoramica a tutto campo sulla diaspora
di un Paese che si avvia a divenire meta della nuova immigrazione
Adriano Benedetti:"Gli immigrati polacchi
rendono gli italiani più autenticamente europei"
ROMA - Dopo due anni di ricerche
Dalla ricerca viene infine evidenziato il lento passaggio
della Polonia, che ancora oggi è caratterizzata da un altro tasso di disoccupazione
(17,7%) e da un basso Pil pro capite, da paese d’emigrazione a terra d’immigrazione.
In Polonia, dal 1989 al 2002, si sono infatti stabiliti oltre 85.000 immigrati
provenienti in prevalenza dall’Ucraina, dalla Russia e dalla Bielorussia.
La presentazione del libro è stata introdotta da Franco
Pittau, coordinatore del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes,
che ha ricordato come a tutt’oggi solo in Italia ed in Spagna l’immigrazione
cresca con un ritmo annuo di 300.000 unità. Pittau ha inoltre spiegato che
"La prima sensazione che ci prende, nel leggere
questo libro - ha spiegato Adriano Benedetti, Direttore generale del Mae per
gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie - è quella di scoprire i parallelismi,
ma anche le differenze, fra lo svolgersi storico dei flussi migratori polacchi
e quelli italiani. In entrambi i Paesi i flussi emigratori hanno infatti contrassegnato
il pulsare politico, economico e sociale della vita nazionale". Dopo aver
evidenziato come entrambe le comunità si siano sapute integrare nel tessuto
sociale politico ed economico dei Paesi di residenza senza dimenticare la memoria
e i contatti affettivi con la terra d’origine, Benedetti ha notato come per
gli italiani e i polacchi il cattolicesimo abbia rappresentato un collante e
una fonte primaria non solo dell’identità nazionale, ma anche di quei vincoli
dei appartenenza, essenziali per un fattivo inserimento delle comunità. Ha inoltre
menzionato l’impegno dei religiosi al fianco delle comunità italiane e polacche
ed ha fatto presente come a tutt’oggi l’Italia, a differenza della Polonia dove
la presenza straniera è ancora scarsa, sia ormai divenuto un paese d’immigrazione.
"Nei confronti dei polacchi sussiste - ha aggiunto il Direttore generale
del Mae ricordando il prezioso apporto di questa comunità ben inserita al settore
dell’assistenza familiare e allo sviluppo complessivo dell’Italia - una simpatia
di fondo degli italiani. Simpatia che si nutre sia della somiglianza dei percorsi
storici, intrisi spesso di sofferenza, delle due nazioni, sia dal coinvolgimento
non passeggero che produsse l’esperienza di Solidarnosc e l’alto magistero di
Giovanni Paolo II".
“Una identità europea più profonda e completa - ha concluso
Benedetti dopo aver sottolineato che le rimesse annuali degli immigrati polacchi
potrebbero arrivare a cento milioni di euro - come quella che scaturisce dall’apporto
dei nuovi Paesi comunitari dell’Est europeo, non può prescindere dalla sofferenza
collettiva che ha trovato nella storia della Polonia troppe manifestazioni di
impressionate tragicità. Eppure
Da parte di mons.Vittorio Nozza, Direttore della Caritas
Italiana, è stato sottolineato come l’immigrazione, che rappresenta un insegnamento
di vita e una chiave di lettura della globalizzazione, ci ponga sotto gli occhi
gli spetti critici dell’economia mondiale, che sono alla base dei flussi migratori,
e la necessità di affrontare questo fenomeno con strategie a lungo termine che
non vedano nello straniero solo un lavoratore temporaneo. "Il nostro futuro
– ha detto - dipenderà dalla capacità che avremo di gestire ed armonizzare le
differenze senza prevaricazioni. L’immigrazione è allo stesso tempo una sfida
ed una promessa. Una sperimentazione ed una opportunità". Anche il direttore
della Caritas italiana ha evidenziato come i polacchi, che nel nostro Paese
operano con successo nel settore dell’assistenza familiare e del lavoro stagionale,
abbiano un’esperienza migratoria molto simile a quella italiana e siano a pieno
titolo cittadini dell’Unione Europea. "Se considereremo i polacchi cittadini
comunitari e non stranieri - ha precisato Nozza - non solo il tormentato processo
di riunificazione europea riuscirà a trovare un maggior supporto, ma anche la
politica migratoria avrà un connotazioni più umane".
Antonio Ricci, del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes,
ha ricostruito le principali tappe dell’emigrazione polacca che dopo la caduta
nel 1989 del muro di Berlino, ha assunto connotazioni prettamente economiche.
Una spinta alla diaspora, quella polacca, che dopo il 2004, anno di ingresso
di questo Paese nell’Unione Europea, sta rallentando. Nonostante i timori per
una possibile invasione di immigrati, che hanno portato l’Italia ed altri Paesi
dell’Ue a mantenere fino al 2009 le restrizioni alla libera circolazione dei
lavoratori dell’Est europeo, la graduale ripresa dell’economia polacca sta infatti
frenando la spinta emigratoria di un Paese che sembra ormai avviato a divenire
terra d’accoglienza. "Quella polacca - ha spiegato Ricci – è una comunità
importante del nostro paese, perché in qualche modo ha accompagnato le trasformazioni
dell’Italia in terra di immigrazione. I polacchi si propongono anche come pionieri
dell’allargamento dell’Unione Europea".
Del crescente interesse del sistema bancario per il mondo
dell’immigrazione ha invece parlato Lauro Longarzo dell’Unicredit, che ha sottolineato
l’esigenza di capire come avvicinare le variegate comunità straniere, che conoscono
poco le regole del nostro sistema finanziario, alle opportunità del risparmio.
Un livello di bancarizzazione, quello degli immigrati nel nostro Paese, che
si aggira intorno al 60% e che presenta notevoli margini di miglioramento. Longarzo
ha annunciato l’avvio, nel prossimo mese di ottobre, del sistema creditizio
innovativo denominato "Sportello tu". Un progetto dell’Unicredit che
aiuterà gli immigrati, da pochi anni in Italia, ad inserirsi nel contesto bancario.
L’incaricato della pastorale polacca in Italia, Padre
Adam Dalach, ha sottolineato come al momento siano operativi nel nostro Paese
circa 200 centri pastorali per la comunità polacca. Una fitta rete che però
appare penalizzata, nonostante in Italia lavorino a tempo pieno 300 sacerdoti
polacchi, dalla scarsità di operatori pastorali a disposizione. Dalach ha inoltre
rivolto un appello al Comune di Roma affinché possa essere trovato uno specifico
luogo d’incontro per la comunità polacca.
Oltre all’intervento della operatrice della Casa dei
Diritti Sociali Anna Adamczyk - che ha evidenziato la necessità di sostenere
l’inserimento sociale della collettività polacca attraverso azioni di sostegno
per la casa, per l’apprendimento della lingua italiana, la formazione professionale
e lo sviluppo di politiche attive di cittadinanza volte a garantire l’integrazione
culturale - segnaliamo quello del Console di Polonia Anna Bednarek, che ha ricordato
alcuni dei grandi personaggi polacchi, come ad esempio l’astronomo Nicolò Copernico,
che hanno vissuto parte della loro esistenza a Roma e in Italia. L’avventura
migratoria in Italia – ha precisato - ha avuto inizio dopo il secondo conflitto
mondiale, quando alcuni soldati polacchi del corpo di spedizione alleato decisero
di fermarsi nel nostro Paese. Bisognerà poi aspettare gli anni ‘60 e ‘70 per
una significativa ondata migratoria dalla Polonia. Una diaspora che ebbe connotazioni
prettamente politiche e fu seguita, dopo la caduta del muro di Berlino, da una
emigrazione di tipo economico, proseguita con diverse intensità fino ai giorni
nostri.
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