OPINIONI
A proposito del mancato successo scolastico
in Germania dei figli degli emigrati
Giovanni Di Lorenzo, direttore italo-tedesco del settimanale
tedesco “Die Zeit”, ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui riprende,
tra le altre cose, la faccenda dell’articolo “satirico” di Achim Achilles sullo
Spiegel e le polemiche che ne sono scaturite.
In sostanza Di Lorenzo afferma che
Ora, che questo sia una delle cause del mancato successo
scolastico e professionale degli immigrati di seconda e terza generazione corrisponde
a verità (per citare un dato, il tasso di disoccupazione tra gli stranieri -
22% - è oltre il doppio della media tedesca), ma è e rimane solamente una delle
cause di un problema più ampio e articolato. Infatti bisogna anche considerare
che il sistema scolastico tedesco è estremamente selettivo e favorisce poco
o per niente la mobilità sociale: chi, infatti, proviene da una famiglia del
ceto medio-basso (tedesca o non-tedesca) ha una probabilità molto più bassa
di poter frequentare i studi superiori rispetto a chi è figlio di un medico
o di un avvocato. Questo fenomeno, denunciato già da anni da numerose organizzazioni
che operano nel campo dell’immigrazione e nel sociale, è stato evidenziato dalle
ricerche PISA sui sistemi scolastici nei paesi maggiormente industrializzati
ed è stato oggetto di uno studio ad hoc da parte dell’ONU, che qualche mese
fa hanno inviato in Germania un commissario straordinario per studiare ed analizzare
la situazione tedesca. Troppo facile e superficiale, quindi, addossare la responsabilità
solamente ed unicamente ai genitori italiani, turchi, spagnoli, serbo-bosniaci
e via discorrendo.
Più in generale si può legittimamente affermare che la
società tedesca ha colpevolmente rifiutato per tanti, troppi anni di riconoscere
di essere diventata un paese d’immigrazione (”Deutschland ist kein Einwanderungsland”,
“
La conseguenza è rappresentata da gravi e colpevoli ritardi
per quanto riguarda le politiche migratorie, dovuti ad un certo etnocentrismo
politico (ritardi colmati poi - almeno in parte - dall’avvento dei governi rosso-verdi
a partire dal 1998), che però poco o niente hanno a che vedere con quello che
comunemente viene definito col termine “razzismo”, ovvero un’aperta ostilità
della popolazione autoctona nei confronti di chi viene da altri paesi. È ovvio
e scontato che quest’ultimo fenomeno è un problema che riguarda tutti i paesi
europei e che nessuno può permettersi di puntare il dito sugli altri tentando
di impartire lezioni di qualsiasi tipo. In questo senso sicuramente
Per quanto riguarda, invece, il problema dell'integrazione
in senso lato ed in particolare il rendimento scolastico (che, attenzione, non
riguarda solamente i figli di immigrati ma anche i giovani tedeschi) la presenza
di alcune esperienze positive, come appunto quella di Giovanni Di Lorenzo, non
è sufficiente per avallare la validità di un determinato sistema scolastico.
La scuola, quella buona, deve porsi principalmente l'obiettivo di integrare
la società. Se riesce a farlo bene, altrimenti va ripensata. (Gennaro Sposato,
www.politicagermania.net)
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