INFORM - N. 127 - 27 giugno 2006


VATICANO

Favorire l’integrazione contro l’ assimilazione

 

ROMA - E’ stato pubblicato il documento finale della XVII Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, tenutasi a maggio scorso, che ha affrontato il tema “Migrazione e itineranza da e per  i Paesi a maggioranza islamica”. Il lungo documento partendo dalle parole rivolte da Benedetto XVI alla Plenaria, riassume gli interventi dei relatori che hanno toccato il tema generale analizzandolo attraverso aspetti diversi. Il Santo Padre ha affermato che il dialogo interreligioso è parte integrante dell’impegno ecclesiale a servizio dell’umanità oggi, e costituisce quasi il “pane quotidiano” per chi opera a contatto con migranti, rifugiati e itineranti.

I singoli cristiani – ha aggiunto – “sono chiamati ad aprire le loro braccia ed il loro cuore a ogni persona – specialmente ai piccoli e ai poveri – da qualunque Paese provenga, lasciando poi alle autorità responsabili della vita pubblica di stabilire in merito le leggi ritenute opportune per una sana convivenza”. Concludendo il Suo intervento ha poi aggiunto: “C’è da sperare che anche i cristiani che emigrano verso Paesi a maggioranza islamica trovino là accoglienza e rispetto della loro identità religiosa”. Egli ha altresì definito la pastorale per i migranti e gli itineranti “una frontiera significativa della nuova evangelizzazione nel mondo attuale globalizzato”.

Sulla linea di quanto affermato dal Papa, il neo–Presidente del Dicastero, il Cardinale Renato Martino, introducendo in mattinata i lavori della Plenaria, aveva rilevato che, per risolvere positivamente i problemi posti dal numero sempre crescente di migranti e itineranti da e verso i Paesi a maggioranza islamica, è necessario un franco e leale dialogo interreligioso, una vissuta testimonianza di carità e di accoglienza, lo scrupoloso rispetto della libertà religiosa, una giusta integrazione sociale e culturale con osservanza delle leggi civili vigenti, una reciprocità rettamente intesa. Dal canto suo, il Segretario del Pontificio Consiglio, l’Arcivescovo Agostino Marchetto, nel suo intervento dal titolo: “I cambiamenti, il pensiero e l’opera del Pontificio Consiglio, dall’ultima Sessione Plenaria”, aveva sottolineato che fra gli obiettivi di questa Riunione vi è quello di convincere dell’importanza di un vero dialogo, sempre a più ampio raggio, traendosi alcune concrete conclusioni per assicurare accoglienza e comprensione a chi è in mobilità umana anche da e verso i Paesi a maggioranza islamica.

A queste persone, o gruppi, poi, è anche chiesto di offrire il loro contributo leale e generoso al bene della comunità che li ospita e alla stessa Chiesa locale. Mons. Marchetto ha quindi aggiunto che le comunità più stabili sono invitate a comprendere i bisogni particolari degli “ospiti” o degli immigrati, sviluppando un grande senso  di solidarietà. In questo modo tutti insieme, autoctoni e nuovi arrivati, possono contribuire a realizzare una cultura di convivenza, di comprensione e di pace, nel rispetto dei diritti umani di ciascuno.

La seconda parte del documento che presenta ben 52 “Conclusioni e raccomandazioni” raggruppate per tematiche, che indicano la necessità di favorire l'integrazione, ma "non l'assimilazione" degli immigrati musulmani nei Paesi a maggioranza cristiana, promuovere il dialogo e la collaborazione su problematiche comuni come "l'aiuto a individui e popolazioni in necessità" e difendere i diritti dei cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana.

Nei Paesi a maggioranza cristiana, si legge nel documento, "i cattolici sono chiamati a essere solidali e aperti alla condivisione con gli immigrati musulmani, conoscendo meglio la loro cultura e religione, testimoniando al tempo stesso i propri valori cristiani". E' importante affermare, inoltre, "il rispetto reciproco e la solidarietà umana, in un clima di pace”. La necessità di un “dialogo autentico" è sottolineata più volte, come "imprescindibile" deve essere, da parte dei musulmani, il rispetto "dell'identità culturale e religiosa delle società che li accolgono". Il documento invita a "saper distinguere quel che tali società possono tollerare o no della cultura islamica, quel che va rispettato o condiviso" con "possibilità di dare indicazioni, a tale riguardo, anche ai politici, per una giusta formulazione della legislazione civile". Viene riaffermato quindi il principio di "reciprocità" e auspicata una "distinzione fra la sfera civile e quella religiosa, anche nei Paesi islamici". Nel testo e' descritta la difficile situazione dei cristiani nei Paesi a maggioranza islamica, "generalmente, lavoratori immigrati poveri e senza vero potere contrattuale", con "poca possibilità di far valere la loro causa in giustizia, poiché possono essere facilmente puniti o espulsi". Un capitolo a parte e' dedicato alla scuola e all'educazione, nel quale si suggerisce, tra l'altro, di "lavorare per una verifica nei testi scolastici" riguardo "la presentazione storica legata alle religioni". I genitori musulmani e i loro responsabili religiosi, secondo il Pontificio Consiglio, "vanno aiutati a comprendere le rette intenzioni dei sistemi educativi occidentali e le concrete conseguenze di un rifiuto dell'educazione impartita nelle scuole di tali sistemi". Il documento deplora, in particolare, "le restrizioni dei diritti umani in alcuni Paesi”. Da qui l'auspicio che "le autorità pubbliche dei Paesi di origine degli emigrati cristiani aiutino i loro cittadini, nei Paesi islamici, a ottenere di poter esercitare effettivamente il diritto di libertà religiosa”. Un'ultima parola è rivolta ai media, "che possono offrire un importante contributo alla formazione (e, purtroppo, viceversa, alla deformazione) di cristiani e musulmani”.

Immigrazione, integrazione culturale e dialogo interreligioso si incontrano nella necessità di creare una reale comunicazione; solo l’approfondimento della conoscenza reciproca tra culture diverse può, infatti, favorire la corretta convivenza tra le persone e  i popoli. (Francesca Mascellini-Inform)


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