PATRONATI
Intervista al vice Presidente dell'Ital-Uil
Mario Castellengo
“Creare per l'assegno sociale un fondo
di solidarietà finanziato dalle Regioni”
ROMA- Consolati, missioni cattoliche,
associazioni e patronati. Sono questi i pilastri che per molti anni hanno retto
da soli l'architrave dell'emigrazione italiana nel mondo. Una costruzione geometrica,
non omogenea ma efficace, che, in tempi più recenti, è stata affiancata dai
Comites e dal Cgie e che oggi viene arricchita anche dai parlamentari della
circoscrizione Estero. Un nuovo quadro di riferimento, sicuramente più ampio
e completo, che però continua ad avere un valido supporto dalle strutture di
servizio e assistenza che da decenni si confrontano direttamente sul territorio
con i nostri connazionali. Senza il personale consolare, i missionari, gli operatori
dei patronati o gli esponenti dell'associazionismo il legame degli italiani
all'estero con la terra d'origine si sarebbe infatti da tempo affievolito. Una
capacità di porsi all'ascolto e al servizio delle comunità, espresso ovviamente
dalle varie strutture in contesti e modalità diverse, che ha contribuito al
successo delle nostre collettività nel mondo. Su questo argomento, senza dimenticare
l'attualità, abbiamo rivolto alcune domande al vice presidente dell'Ital-Uil
Mario Castellengo che, oltre ad essere Consigliere del Cgie, è il responsabile
dell'Ital nel mondo.
Da molti anni l'Ital è al fianco dei nostri
connazionali. Qual è oggi la vostra presenza sul campo e come si è evoluto il
vostro dialogo con le nostre comunità?
La presenza dell'Ital nel mondo ha una
lunga storia. Le più antiche sedi del patronato sono quelle in Francia - struttura
sta per compiere 50 anni di attività - e in Svizzera dove siamo operativi dal
1961. Oggi l'Ital ha 200 uffici in tutto il mondo dislocati in 19 Stati. Vi
sono inoltre circa 180 dipendenti e 50 volontari. A queste sedi, con telefono,
scrivania e orario di ufficio, vanno poi aggiunti oltre cinquanta recapiti dove
saltuariamente operano gli esperti dell'Ital. La nostra è ormai una presenza
con profonde tradizioni. Abbiamo iniziato espletando le pratiche pensionistiche
per i nostri connazionali e oggi diamo ai cittadini risposte di qualsiasi tipo.
Molti dei nostri operatori dedicano ad esempio, soprattutto nei Paesi dell'America
Latina, parte del loro tempo ad ascoltare la gente. Sono infatti numerosi i
pensionati italiani, soli ed in età avanzata, che vengono nei nostri uffici
per parlare la loro lingua d'origine. Un servizio, quasi di assistenza sociale,
che l'Ital ritiene molto importante. Anche per questa ragione il patronato,
nonostante vi sia il rischio di andare in perdita, ha stanziato ulteriori finanziamenti
per l'Ital nel mondo.
Grazie alla sua rete nei Paesi di residenza
l'Ital ha costantemente il polso della situazione dei nostri connazionali all'estero.
Qual è il problema più urgente e sentito dalle comunità italiane?
Noi abbiamo due situazioni completamente
diverse. Da una parte vi sono i Paesi europei, gli Stati Uniti, il Canada e
l’Australia dove gli italiani hanno comunque raggiunto, salvo alcuni casi di
difficoltà, un buon tenore di vita e di integrazione, dall'altra abbiamo invece
l'America Latina con connazionali in condizioni di indigenza. Una situazione
difficile che alcuni colleghi del Cgie ed io avevamo chiesto, a fronte del dramma
argentino, di contrastare con l'erogazione dell'assegno sociale. Una crisi che
l'Ital affrontò fornendo assistenza ai nostri connazionali - a tale scopo in
quel periodo sono stati assunti a Buenos Aires 12 operatori - e supplendo al
lavoro dei consolati e del Governo. Oggi in Argentina, nonostante la situazione
sia migliorata, sussistono ancora delle difficoltà. L'assegno sociale appare
dunque indispensabile, tendendo presente anche il fatto che i costi per la sua
realizzazione non sarebbero superiori a quelli degli attuali interventi assistenziali
che vengono erogati a pioggia. Noi auspichiamo dunque che gli aiuti, provenienti
dalle Regioni e dallo Stato, vengano messi a disposizione dei nostri connazionali
indigenti che, con 100 euro al mese, potrebbero risolvere parte dei loro problemi.
Il costo dell'intera operazione, a sostegno di persone che in molti casi non
hanno nulla, non è proibitivo perché mille euro all'anno sarebbero sufficienti
per farli sopravvivere.
Ma come potrebbero essere reperite queste
risorse anche alla luce della perdurante crisi economica del nostro Paese?
In passato siamo stati parecchio critici
con il Governo perché, nonostante la battaglie fatta dal Cgie e sul posto, non
si è riusciti nemmeno a realizzare un minimo di coordinamento delle iniziative
promosse dalle Regioni per i corregionali in Argentina e negli altri paesi latino
americani. Noi quindi chiediamo che le Regioni, che fanno un grande lavoro e
continueranno a svolgerlo, destinino una parte delle loro risorse per le comunità
all'estero ad un fondo comune di solidarietà, volto al finanziamento dell'assegno
sociale. Non dimentichiamo poi il fatto che in questi paesi di residenza l'assistenza
sanitaria viene fornita solo a chi è in possesso di una copertura assicurativa.
Una situazione difficile che, per quanto concerne la nostra comunità, viene
aggravata dalla crisi degli ospedali italiani che non funzionano e che ora bisogna
rilanciare.(Goffredo Morgia-Inform