ITALIANI ALL’ESTERO
Dalla
Finestra di Mario Basti sulla “Tribuna Italiana” di Buenos Aires
Conti “in rosso” e diffusione della lingua
e cultura italiana
BUENOS AIRES
– Sulla “Finestra” di questa settimana Mario Basti, direttore emerito della
“Tribuna Italiana” si dice preoccupato a proposito delle notizie che arrivano
dall’Italia sulla situazione dell’economia e che trovano larga eco su un autorevole giornale
argentino come “
Dopo aver atteso mezzo secolo, finalmente un paio di
mesi fa abbiamo votato per la prima volta. L’abbiamo voluto e l’abbiamo fatto,
è vero, perché non volevamo sentirci più di Serie B, per un sentimento morale.
Ma anche, perché negarlo?, abbiamo insistito perché volevamo che l’Italia ci
scoprisse, si rendesse conto che anche noi siamo italiani ed anche a noi, perciò,
deve pensare, come noi pensiamo a lei, sempre. E il rendersene conto, significa
anche occuparsene e decidere certe cose che finora ha trascurato, per esempio
il servizio consolare, l’assistenza, la diffusione culturale. E, per farlo,
stanziare fondi, decidere finanziamenti, come si fa per i bimbi, gli adulti,
gli anziani che vivono in qualsiasi località italiana, piccola o grande che
sia, al nord o al sud.
Per questo abbiamo voluto votare e abbiamo votato, per
questo abbiamo eletto alcuni emigrati come noi, affinché a Palazzo Madama, a
Montecitorio e negli altri palazzi del potere romano dicano quotidianamente
quel che da tanto tempo stiamo aspettando e insistano e lo ripetano fino a ottenerlo.
Nella Finestra di oggi volevo accennare a uno solo dei
nostri problemi, quello della diffusione della Cultura e della Lingua italiana,
quel che l’Italia avrebbe dovuto fare e non ha mai fatto in misura e maniera
minimamente adeguata alle reali necessità. Abbiamo qui a Buenos Aires un Istituto
Italiano di Cultura e abbiamo qui a Buenos Aires più italiani di quanti ve ne
siano a Firenze, o a Bologna, o ad Ancona, centinaia di migliaia, se pensiamo
soltanto a quelli registrati all’Aire e/o anagrafi consolari, la maggior parte
dei quali, la stragrande maggioranza non parla italiano, non legge un libro
italiano. Perché lo parlassero, perché lo leggessero, perché sapessero che,
prima di essere una grande potenza economica, l’Italia è stata e rimane una
potenza della cultura e dell’arte, e le ha diffuse nel mondo intero.
E allora? Ti pare che possa esservi un rapporto adeguato
fra noi, varie centinaia di migliaia di italiani che viviamo a Buenos Aires,
e sei o sette funzionari che - in base ad accordi fra il ministro degli Esteri
e quello dell’Istruzione - vengono all’Istituto italiano di Cultura di Buenos
Aires per spezzare il pane della cultura a questi italiani ed anche alla popolazione
locale indigena o di altra origine? Ti pare che in questo modo si possa seriamente
diffondere lingua e cultura? E, come se non bastasse, pare che il criterio che
si... suggerisce ai funzionari culturali inviati all’Istituto di Cultura, sia
quello di procurarsi in loco, appoggi finanziari per poter organizzare corsi
di insegnamento della Lingua italiana (a pagamento) e altre eventuali iniziative
culturali. Dai tempi dell’antica Roma si sapeva che “carmina non dant panem”,
ma sembra inconcepibile che oggi su questo criterio si organizzi una politica
di diffusione culturale per centinaia di migliaia di italiani residenti a Buenos Aires
e milioni di argentini. Nemmeno per briciole!
Sembra incredibile, ma è così. ed è stato così anche
negli anni che “
Di questo pensavo parlarti nella finestra odierna, ma
ecco che Prodi e Padoa-Schioppa e Montezemolo e altra gente che conta ci dice
che adesso le cose vanno tanto, tanto male, che bisogna stringere la cinghia,
fare sacrifici, ridurre le spese... Te l’immagini caro lettore, quale sarà la
situazione se la consegna di riduzione del 10 per cento viene applicata anche
all’Istituto Italiano di Cultura e perché no?, al Consolato generale di Buenos
Aires?
Ma la situazione sarà davvero così drammatica? Padoa-Schioppa
non avrà esagerato? (Mario Basti- Tribuna
Italiana/Inform)