INFORM - N. 124 - 22 giugno 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Dalla Finestra di Mario Basti sulla “Tribuna Italiana” di Buenos Aires

Conti “in rosso” e diffusione della lingua e cultura italiana

 

BUENOS AIRES – Sulla “Finestra” di questa settimana Mario Basti, direttore emerito della “Tribuna Italiana” si dice preoccupato a proposito delle notizie che arrivano dall’Italia sulla situazione dell’economia  e che trovano larga eco su un autorevole giornale argentino come “La Nación”. Padoa-Schioppa, il ministro di Economia, definisce la situazione “drammatica” mentre Prodi invita i suoi ministri a ridurre le spese dei propri dicasteri di almeno il 10 per cento. Una situazione che preoccupa anche per le ricadute sugli stanziamenti a favore degli italiani all’estero, in particolare per quelli destinati alla diffusione della lingua e della cultura italiana che richiederebbero invece sostanziali incrementi.

 

Dopo aver atteso mezzo secolo, finalmente un paio di mesi fa abbiamo votato per la prima volta. L’abbiamo voluto e l’abbiamo fatto, è vero, perché non volevamo sentirci più di Serie B, per un sentimento morale. Ma anche, perché negarlo?, abbiamo insistito perché volevamo che l’Italia ci scoprisse, si rendesse conto che anche noi siamo italiani ed anche a noi, perciò, deve pensare, come noi pensiamo a lei, sempre. E il rendersene conto, significa anche occuparsene e decidere certe cose che finora ha trascurato, per esempio il servizio consolare, l’assistenza, la diffusione culturale. E, per farlo, stanziare fondi, decidere finanziamenti, come si fa per i bimbi, gli adulti, gli anziani che vivono in qualsiasi località italiana, piccola o grande che sia, al nord o al sud.

Per questo abbiamo voluto votare e abbiamo votato, per questo abbiamo eletto alcuni emigrati come noi, affinché a Palazzo Madama, a Montecitorio e negli altri palazzi del potere romano dicano quotidianamente quel che da tanto tempo stiamo aspettando e insistano e lo ripetano fino a ottenerlo.

Nella Finestra di oggi volevo accennare a uno solo dei nostri problemi, quello della diffusione della Cultura e della Lingua italiana, quel che l’Italia avrebbe dovuto fare e non ha mai fatto in misura e maniera minimamente adeguata alle reali necessità. Abbiamo qui a Buenos Aires un Istituto Italiano di Cultura e abbiamo qui a Buenos Aires più italiani di quanti ve ne siano a Firenze, o a Bologna, o ad Ancona, centinaia di migliaia, se pensiamo soltanto a quelli registrati all’Aire e/o anagrafi consolari, la maggior parte dei quali, la stragrande maggioranza non parla italiano, non legge un libro italiano. Perché lo parlassero, perché lo leggessero, perché sapessero che, prima di essere una grande potenza economica, l’Italia è stata e rimane una potenza della cultura e dell’arte, e le ha diffuse nel mondo intero.

E allora? Ti pare che possa esservi un rapporto adeguato fra noi, varie centinaia di migliaia di italiani che viviamo a Buenos Aires, e sei o sette funzionari che - in base ad accordi fra il ministro degli Esteri e quello dell’Istruzione - vengono all’Istituto italiano di Cultura di Buenos Aires per spezzare il pane della cultura a questi italiani ed anche alla popolazione locale indigena o di altra origine? Ti pare che in questo modo si possa seriamente diffondere lingua e cultura? E, come se non bastasse, pare che il criterio che si... suggerisce ai funzionari culturali inviati all’Istituto di Cultura, sia quello di procurarsi in loco, appoggi finanziari per poter organizzare corsi di insegnamento della Lingua italiana (a pagamento) e altre eventuali iniziative culturali. Dai tempi dell’antica Roma si sapeva che “carmina non dant panem”, ma sembra inconcepibile che oggi su questo criterio si organizzi una politica di diffusione culturale per centinaia  di migliaia di italiani residenti a Buenos Aires e milioni di argentini. Nemmeno per briciole!

Sembra incredibile, ma è così. ed è stato così anche negli anni che “La Nación” ricorda come della “dolce vita”.

Di questo pensavo parlarti nella finestra odierna, ma ecco che Prodi e Padoa-Schioppa e Montezemolo e altra gente che conta ci dice che adesso le cose vanno tanto, tanto male, che bisogna stringere la cinghia, fare sacrifici, ridurre le spese... Te l’immagini caro lettore, quale sarà la situazione se la consegna di riduzione del 10 per cento viene applicata anche all’Istituto Italiano di Cultura e perché no?, al Consolato generale di Buenos Aires?

Ma la situazione sarà davvero così drammatica? Padoa-Schioppa non avrà esagerato?  (Mario Basti- Tribuna Italiana/Inform)


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