PATRONATI
L’Inas in Belgio: far crescere in Europa
la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro
CHARLEROI - “E’ importante che, al centro del lavoro,
ci sia sempre l’uomo e che il lavoro sia funzionale alla sua esistenza”. Così
il presidente dell’Inas-Cisl, Giancarlo Panero, ha aperto il proprio intervento
nel corso del seminario “Da Roma a Marcinelle: salute e sicurezza ieri, oggi
e ancor più domani”, organizzato dal sindacato cristiano-sociale belga CSC-ACV,insieme
all’Inas Cisl e alla Femca Cisl e con la collaborazione dell’Università Cattolica
di Lovanio. Una indicazione forte sulla base della quale è necessario orientare
l’intero intervento per porre fine ad un sistema che, nel lavoro, produce ancora
cifre preoccupanti nell’ambito degli infortuni e delle malattie professionali.
“A questo punto - ha spiegato il presidente dell’Inas
- è evidente la necessità di un sindacato globale che faccia valere diritti
e tutele, anche quelle legate ai nuovi lavori, in modo da evitare che la flessibilità
si trasformi in precarietà. Solo così potremo evitare che, per essere pagati
di più, si possa scendere a compromessi, accettando la mancanza di sicurezza
sul posto di lavoro, con il risultato di veder raddoppiati gli infortuni. Il
raggiungimento di questi obiettivi è legato a tre fasi: la prevenzione, che
impone un ruolo attivo e che rappresenta il vero punto debole in Europa; il
risarcimento e la tutela, in cui il lavoratore è più passivo perché l’intervento
si attiva solo dopo che l’incidente è avvenuto, ma che è nondimeno importante;
il reinserimento al lavoro. Serve un sistema che garantisca in tutti e tre le
fasi, a livello comunitario, la portabilità dei diritti per tutti coloro che
lavorano e si spostano in Europa. L’Inas cesserà di esistere solo quando sarà
raggiunto questo obiettivo”.
Oltre all’impegno del patronato sul fronte dell’informazione
e della formazione, in rete con gli sportelli 626 della Cisl, le sue categorie
e i suoi delegati – ha aggiunto Panero - anche lo Stato deve intervenire con
un adeguato ed efficiente sistema ispettivo e fare della salute uno dei temi-chiave
della politica del lavoro, a partire dalla legge 626 e dal testo unico che regola
la materia. Un aspetto ripreso anche nell’intervento del vicepresidente dell’Inas-Cisl
Gianni Tiburzi: “In un contesto partecipativo di tutti i soggetti istituzionali,
dell’impresa, del sociale e del mondo della scuola, riteniamo che si possa elaborare
e realizzare quel clima culturale e operativo finalizzato alla qualità e alla
sicurezza dei sistemi lavorativi, a partire dalla prevenzione, per la quale
manca ancora un’adeguata campagna d’azione, che si intenda come vera scelta
strategica di programmazione dei vari governi e delle varie regioni”. Un’ottica
applicabile anche a livello comunitario attraverso il progetto del ‘Patronato
europeo, “per aiutare i connazionali affinché possano lavorare in condizioni
di sicurezza”, con l’obiettivo che le giovani generazioni possano “trovare in
ogni paese libertà di lavoro, qualità di assistenza, diritti e tutele di carattere
universale”. Dunque, come ha spiegato Valeria Picchio, responsabile del dipartimento
Politiche Sociali dell’Inas, “l’azione richiesta alle parti sociali deve svilupparsi
sia a livello di sensibilizzazione e pressione sul legislatore comunitario e
nazionale, sia sul piano della concreta realtà di lavoro”. Da parte sua, l’Istituto
– come ricorda Gianluca Lodetti, responsabile del Dipartimento Emigrazione/Immigrazione
- testimonia attraverso questa iniziativa, che riprende il filo del seminario
internazionale tenuto a Padova nel marzo scorso, lo sforzo per tornare ad affrontare
l’argomento infortuni e malattie professionali al massimo livello, in relazione
ai crescenti sviluppi della normativa europea al riguardo.
La toccante cerimonia che ha posto il sigillo alla ‘tre
giorni’ belga ha visto la partecipazione di oltre 500 tra quadri sindacali italiani
e belgi, rappresentanti istituzionali – tra i quali il Console italiano a Charleroi
Francesco Ercolano – e tanti nostri connazionali. La visita ha fatto tappa dapprima
al Bois du Cazier, dove il segretario della Femca Sergio Gigli ha apposto una
targa commemorativa e che oggi, grazie al forte impegno dei sindacati e delle
associazioni coinvolte, è un museo della memoria del lavoro nelle miniere e
di chi vi perse la vita, e ancor più lo diventerà con la futura destinazione
a centro culturale. Quindi, nel cimitero di Marcinelle, ai piedi del monumento
alle vittime dominato dalla figura bronzea del minatore, il presidente dell’Inas
ha posato una corona, ricordando commosso tutti i caduti sul lavoro e l’impegno
che deriva dalla memoria del loro sacrificio, affinché il tema della salute
e sicurezza sia posto sempre più al centro delle politiche del lavoro e della
sensibilità di tutti gli attori sociali. (Inform)