MULTIMEDIA
Un
articolo di Dom Serafini direttore di “VideoAge”
Il sistema multimediale italiano nell'era
digitale e virtuale in un mondo globalizzato
NEW YORK - Si
ricomincia a parlare di riforme del sistema televisivo italiano e Dom Serafini,
direttore della rivista specializzata per la televisione, VideoAge, è pronto
con un nuovo piano che diventerà presto un libro pubblicato dalla Lupetti Editore
di Milano
Ecco la prefazione
che, tra l'altro, indica come sia necessario per l'Italia guardare al futuro
e non legiferare il passato
Il futuro della televisione, non solo in Italia, ma in
tutto il mondo, dipenderà più dalle scelte normative che da quelle tecnologiche.
A sbilanciare le normative esistenti ed a complicare
quelle ancora da decretare, contribuisce soprattutto Internet, creando fornitori
“virtuali”, gli Isp (Internet service provider o fornitori di accesso a Internet)
che, senza possedere reti e/o contenuti, riescono ad aggregare e fornire servizi
audiovisivi.
Oggi, in tutti i Paesi avanzati, gli organi legislativi
sono impegnati a cercare di differenziare l'Internet tv dalla televisione (terrestre,
via cavo e satellitare) e dalla telefonia forse perché Internet é difficile
da controllare mentre la televisione tradizionale e telco (società telefoniche)
vengono regolate rigorosamente. Inoltre, le sfide di Internet sono completamente
diverse da quelle affrontate dalle aree tradizionali e ben definite dei broadcaster,
cablecaster, satcaster e telco.
Per gli organi normativi dei vari Paesi il problema principale
é che la tecnologia Internet fa entrare in gioco la convergenza: la possibilità
che ogni mezzo di comunicazione tradizionale possa entrare in qualsiasi altro
mezzo, e la creazione di entità che sono concorrenti ed alleate allo stesso
tempo.
In un mondo globalizzato da Internet, per un paese come
l'Italia, essere impreparati verso le sfide future, vuol dire subire il dominio
dall'esterno, cioè perdere il controllo del proprio destino.
Nell'era digitale, prepararsi alla sfida Internet vuol
dire riformare il servizio audiovisivo italiano, nel senso di renderlo più equo,
più rispondente ai bisogni individuali del cittadino ed a quelli generali della
società, più competitivo a livello internazionale e più moderno; ma, vuol dire
anche inevitabilmente comprimere i diritti di alcuni soggetti fisici e giuridici.
Oggi, con il digitale non si può più parlare di sistema
“audiovisivo”, bensì di sistema “multi-mediale”.
La regolamentazione (cioè l'imposizione di limiti) dei
media nati e cresciuti sotto regole “analogiche” e poi rivoluzionati dalla tecnologia
digitale, si andrà a scontrare inevitabilmente con almeno due diritti costituzionali
italiani: l'articolo 3 (Imposizione di ostacoli di ordine economico e sociale)
e l'articolo 21 (Libertà di espressione).
Ecco perché nell'era del digitale bisogna parlare di
“giusto uso” (o “diritti di giusto utilizzo” introdotti dalla Corte Suprema
degli Usa nel 1984), visto che non c’è modo di tutelare al 100% i diritti di
tutti.
L'articolo 41 della Costituzione italiana potrebbe venirci
incontro: “L'iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con
la utilità sociale”. In questo caso l'articolo 41 potrebbe legittimare il concetto
di “giusto uso”, nel senso che l'elemento giuridico-legislativo dovrà bilanciare
lo sviluppo tecnologico, le necessità del mercato e quelle del consumatore-cittadino.
Il sistema multimediale del futuro dovrà anche essere
modellato dalle seguenti Cinque Leggi Naturali della Convergenza che devono
poi essere riconciliate con il concetto di “giusto uso”:
1) tutte le informazioni possono essere convertite in
un formato digitale e soggette alla convergenza;
2) la convergenza è la base del multimedia e annulla
le distinzioni tra i metodi di comunicazione;
3) la natura della convergenza rende impossibile l'imposizione
di regole e regolamenti creati dall'uomo;
4) la convergenza segue le proprie leggi naturali;
5) la convergenza è indipendente dai confini degli Stati.
Una riforma del sistema multimediale concepita come riforma
del sistema audiovisivo o addirittura sistema radio-Tv, che é di tipo analogico
(ora chiamato “lineare”), nascerebbe obsoleta. (Dom Serafini-VideoAge/Inform)