IMMIGRAZIONE
Conferenza programmatica dell'Associazione
"Nessun luogo è lontano"
Presentata ai capigruppo parlamentari una
proposta di legge per il riconoscimento del voto amministrativo agli immigrati
ROMA - Si è svolta a Roma, presso la sala della Rettoria
della Basilica di S. Cecilia, la convenzione programmatica dell'associazione
"Nessun luogo è lontano". L'incontro, sul tema "Paura dei migranti
o paura del futuro? Dramma dell'Europa che sembra non avere sogni, aspettative
e progetti di se", è stato organizzato in collaborazione con il Comitato
Voto e democrazia e con il patrocinio dell'Assessorato della Provincia di Roma
alle politiche sociali. L'iniziativa fa seguito alla presentazione ai capigruppo
parlamentari di una proposta di legge, elaborata dall'associazione, che prevede
il riconoscimento del diritto di voto amministrativo, attivo e passivo, agli
immigrati.
"La nostra proposta sul voto amministrativo - ci
ha spiegato Fabrizio Molina, presidente di Nessun luogo è lontano - prevede
la ratifica del punto C della Convenzione di Strasburgo del febbraio 92, riguardante
appunto la partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale, che il
parlamento italiano ha reso esecutiva limitatamente ai capitoli A e B. In questo
ambito vogliamo inoltre sottolineare con molta chiarezza la necessità di sviluppare,
con l'avvio di questa nuova legislatura, politiche per l'immigrazione che, incidendo
anche sul mondo del lavoro e della scuola , vadano al di là della semplice modificazione
della legge Bossi-Fini. Sui centri di permanenza temporanea - ha proseguito
Molina - io non farò finta di avere una soluzione, sappiamo però che queste
strutture, dove oggi la soglia del rispetto dei diritti umani è molto bassa,
vanno chiuse. Il problema è che non si può dire che vadano eliminate senza se
e senza ma. Quindi dobbiamo domandarci quali possano essere le alternative a
questi centri che erano nati con l'intento, oggi sappiamo che accade tutt'altro,
di assicurare rispetto e dignità agli immigrati. Per quanto poi riguarda - ha
concluso Molina - i sentimenti di paura verso gli stranieri voglio rilevare
come a tutt'oggi vi sia un fondale opaco nella coscienza collettiva del nostro
Paese e dell'Europa. Un timore molto radicato che va affrontato".
Raffaella Milano, assessore alle politiche sociali del
Comune di Roma, ha invece sottolineato l'esigenza di gestire il tema dei migranti
con serenità, cercando di superare quegli stereotipi e pregiudizi che poi alla
fine rendono difficile anche la soluzione di problemi più semplici. In pratica
un approccio non dominato dalla paura che va sostenuto con politiche di incontro
strutturali e non emergenziali. "Io credo - ha detto
Maria Immacolata Macioti, direttrice del Dipartimento
di sociologia e comunicazione de "
Di italiani all'estero ha parlato anche Francesco Di
Maggio, responsabile dell'Osservatorio dei flussi migratori dell'Inps, che ha
sottolineato come negli ultimi cinque anni il nostro Paese abbia smesso di fare
politica internazionale sul tema della sicurezza sociale "La nostre convenzioni
internazionali di tutela sociale - ha affermato Di Maggio - sono ferme a quelle
stipulate con i paesi di residenza degli italiani all'estero. Accordi, volti
a proteggere i nostri emigranti, che riguardano ad esempio il reciproco riconoscimento
dei diritti previdenziali. In questo contesto sarebbe invece auspicabile che
l'Italia, anche in coerenza con le esperienze dei suoi cittadini all'estero,
continuasse a svolgere questo tipo di azione a livello internazionale".
Di Maggio ha anche ricordato come il nostro Paese abbia bisogno, nell'approccio
al fenomeno migratorio, di "molta normalità istituzionale, giuridica, legislativa
e amministrativa".
Liliana Ocmin Alvarez, dell'Associazione nazionale oltre
le frontiere (Anolf-Cisl), ha invece evidenziato come al di là dell'acquisizione
della cittadinanza, che rimane comunque un punto di arrivo, sia prioritario
per l'integrazione dell'immigrato nella società italiana il superamento delle
discriminazioni razziali nel mondo del lavoro. Trattamenti non equi che impediscono
di valorizzare appieno, anche a causa di retribuzioni salariali inferiori alla
media, le capacità professionali degli stranieri.
Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Eleonora
Artesio, Assessore alla solidarietà sociale della Provincia di Torino, che ha
auspicato la costruzione di un'alleanza fra gli immigrati e le fasce più deboli
della popolazione italiana. Un intesa che, alle luce delle poche risorse disponibili
per il welfare, consenta di affrontare i problemi sociali senza concorrenza
fra poveri e in maniera condivisa. (Goffredo Morgia-Inform)