INFORM - N. 121 - 19 giugno 2006


IMMIGRAZIONE

Conferenza programmatica dell'Associazione "Nessun luogo è lontano"

Presentata ai capigruppo parlamentari una proposta di legge per il riconoscimento del voto amministrativo agli immigrati

 

ROMA - Si è svolta a Roma, presso la sala della Rettoria della Basilica di S. Cecilia, la convenzione programmatica dell'associazione "Nessun luogo è lontano". L'incontro, sul tema "Paura dei migranti o paura del futuro? Dramma dell'Europa che sembra non avere sogni, aspettative e progetti di se", è stato organizzato in collaborazione con il Comitato Voto e democrazia e con il patrocinio dell'Assessorato della Provincia di Roma alle politiche sociali. L'iniziativa fa seguito alla presentazione ai capigruppo parlamentari di una proposta di legge, elaborata dall'associazione, che prevede il riconoscimento del diritto di voto amministrativo, attivo e passivo, agli immigrati.

"La nostra proposta sul voto amministrativo - ci ha spiegato Fabrizio Molina, presidente di Nessun luogo è lontano - prevede la ratifica del punto C della Convenzione di Strasburgo del febbraio 92, riguardante appunto la partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale, che il parlamento italiano ha reso esecutiva limitatamente ai capitoli A e B. In questo ambito vogliamo inoltre sottolineare con molta chiarezza la necessità di sviluppare, con l'avvio di questa nuova legislatura, politiche per l'immigrazione che, incidendo anche sul mondo del lavoro e della scuola , vadano al di là della semplice modificazione della legge Bossi-Fini. Sui centri di permanenza temporanea - ha proseguito Molina - io non farò finta di avere una soluzione, sappiamo però che queste strutture, dove oggi la soglia del rispetto dei diritti umani è molto bassa, vanno chiuse. Il problema è che non si può dire che vadano eliminate senza se e senza ma. Quindi dobbiamo domandarci quali possano essere le alternative a questi centri che erano nati con l'intento, oggi sappiamo che accade tutt'altro, di assicurare rispetto e dignità agli immigrati. Per quanto poi riguarda - ha concluso Molina - i sentimenti di paura verso gli stranieri voglio rilevare come a tutt'oggi vi sia un fondale opaco nella coscienza collettiva del nostro Paese e dell'Europa. Un timore molto radicato che va affrontato".

Raffaella Milano, assessore alle politiche sociali del Comune di Roma, ha invece sottolineato l'esigenza di gestire il tema dei migranti con serenità, cercando di superare quegli stereotipi e pregiudizi che poi alla fine rendono difficile anche la soluzione di problemi più semplici. In pratica un approccio non dominato dalla paura che va sostenuto con politiche di incontro strutturali e non emergenziali. "Io credo - ha detto la Milano evidenziando l'esigenza di portare avanti la battaglia per il suffragio politico ed amministrativo degli immigrati - che il diritto di voto vada esercitato da chi vive, costruisce il futuro e condivide le responsabilità di un Paese. Vi è altrimenti il rischio dell'impoverimento della politica stessa. Ed a chi ha paura della concessione di questa prerogativa agli immigrati mi permetto di ricordare il voto delle donne che fino a sessanta anni fa non avevano questo diritto. Oggi il voto al femminile appare ovvio e scontato. In pochi decenni dunque è divenuto naturale un diritto lungamente negato".

Maria Immacolata Macioti, direttrice del Dipartimento di sociologia e comunicazione de "La Sapienza", ha sottolineato la necessità sia di superare le diffidenze della società italiana verso gli immigrati, un aspetto sicuramente non migliorato dalla mancanza di chiarezza dei media sull'argomento, sia di semplificare i procedimenti per la concessione della cittadinanza e del permesso di soggiorno. "A parte alcune eccezioni - ha ricordato la Macioti rilevando come la naturalizzazione degli stranieri non sia sinonimo di assimilazione culturale - i nostri connazionali all'estero si sentono al contempo cittadini italiani e cittadini del paese di residenza dove vivono. Quindi è evidente che il prendere la cittadinanza di una nazione non significa dimenticare quella d'origine, ma rappresenti in qualche modo una doppia appartenenza".

Di italiani all'estero ha parlato anche Francesco Di Maggio, responsabile dell'Osservatorio dei flussi migratori dell'Inps, che ha sottolineato come negli ultimi cinque anni il nostro Paese abbia smesso di fare politica internazionale sul tema della sicurezza sociale "La nostre convenzioni internazionali di tutela sociale - ha affermato Di Maggio - sono ferme a quelle stipulate con i paesi di residenza degli italiani all'estero. Accordi, volti a proteggere i nostri emigranti, che riguardano ad esempio il reciproco riconoscimento dei diritti previdenziali. In questo contesto sarebbe invece auspicabile che l'Italia, anche in coerenza con le esperienze dei suoi cittadini all'estero, continuasse a svolgere questo tipo di azione a livello internazionale". Di Maggio ha anche ricordato come il nostro Paese abbia bisogno, nell'approccio al fenomeno migratorio, di "molta normalità istituzionale, giuridica, legislativa e amministrativa".

Liliana Ocmin Alvarez, dell'Associazione nazionale oltre le frontiere (Anolf-Cisl), ha invece evidenziato come al di là dell'acquisizione della cittadinanza, che rimane comunque un punto di arrivo, sia prioritario per l'integrazione dell'immigrato nella società italiana il superamento delle discriminazioni razziali nel mondo del lavoro. Trattamenti non equi che impediscono di valorizzare appieno, anche a causa di retribuzioni salariali inferiori alla media, le capacità professionali degli stranieri.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Eleonora Artesio, Assessore alla solidarietà sociale della Provincia di Torino, che ha auspicato la costruzione di un'alleanza fra gli immigrati e le fasce più deboli della popolazione italiana. Un intesa che, alle luce delle poche risorse disponibili per il welfare, consenta di affrontare i problemi sociali senza concorrenza fra poveri e in maniera condivisa. (Goffredo Morgia-Inform)


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