INTERVENTI
Michele Schiavone: “Carlo Cattaneo e il
Federalismo”
Conferenza pubblica dell’Unione a Lugano:
“Vota No al Referendum, per un vero federalismo”
ZURIGO - Venerdì 16 giugno l’Unione terrà una conferenza
stampa pubblica, spiegando da un lato le ragioni dell'omaggio che abbiamo voluto
rendere ad un grande italiano, Carlo Cattaneo, dall'altro le motivazioni che
ci portano a chiedere agli emigrati italiani all'estero di votare No al Referendum
che propone di modificare 50 articoli
della nostra Costituzione, proprio in quanto federalisti.
Dunque il taglio che daremo è quello di sostenere esplicitamente
il No alle modifiche della nostra Costituzione decise unilateralmente dal centro
destra, proprio perchè vogliamo un vero federalismo, un federalismo solidale e cooperativo.
Il nostro slogan infatti è "Vota No al Referendum, per un vero federalismo".
A Lugano la delegazione dell’Unione ed i parlamentari
italiani eletti in Svizzera, allargata ad esponenti politici ed intellettuali
della vicina Lombardia ed ai Socialisti ticinesi visiteranno a Castagnola la
casa dove Carlo Cattaneo visse e lavorò
a lungo, continuando a criticare i modi in cui stava avvenendo l'unificazione
dell'Italia e simpatizzando da subito con le forze politiche e culturali più
aperte che in Svizzera, proprio tra il 1847 e il 1848, si battevano per una Costituzione di tipo federale.
Cattaneo era convinto che la questione federale fosse
"la questione del secolo", anzi "per la prima volta al mondo
una questione di tutto il genere umano: o l'ideale asiatico o l'ideale americano:
aut aut". Ammirava solo
Oggi come potremmo definire lo stravolgimento della Costituzione
italiana proposta dal
centrodestra: dittatura del Primo Ministro, dittatura della maggioranza, umiliazione
del ruolo del Parlamento e del Presidente della Repubblica ? La stragrande maggioranza
dei costituzionalisti italiani definisce questo Progetto del centrodestra "incostituzionale", " malacostituzione",
frutto dell'incontro di culture politiche pericolose, vecchi e nuovi populismi
che cercano di conciliare la figura dell'uomo forte con quella di chiusure localistiche
e protezionismi antiglobalizzazione .
Più di un terzo della Costituzione italiana è stata fatta
a pezzi e appaltata alle diverse pretese delle singole forze del centrodestra,
senza una visione d'insieme e senza un equilibrio tra pesi e contrappesi, come
avviene invece nella Costituzione americana o in quella tedesca o in quella
appena rinnovata della Svizzera.
Ad esempio, l'articolo 68 della Costituzione tedesca
che prevede lo scioglimento del Bundestag non blinda alla sola maggioranza
uscente la possibilità di trovare un nuovo Primo Ministro, come invece fa la
nuova norma anti-ribaltone proposta dal centrodestra. Il fatto è che solo in
Italia si è escogitato un meccanismo di ricatto bidirezionale : il premier uscente
minaccia la sua maggioranza, se non accetta
i suoi diktat, di elezioni anticipate; la maggioranza tiene
in ostaggio il premier se non trova i numeri e la forza di sostituirlo.
Non parliamo della Costituzione svizzera che prevede
una esplicita cooperazione tra Cantoni e Confederazione e una Direzione collegiale
del Governo, senza alcuna indulgenza verso poteri troppo concentrati e personalistici.
In tema di devolution poi
Solo in Italia permane questa illusione-ossessione sull'uomo
forte. Scriveva Cattaneo nel
Non diremo che tra Berlusconi e i suoi alleati spesso
l'impressione che è stata data è quella di un monarca che ha tentato di dare
una forma gerarchica alla sua alleanza, il dramma è che questi rapporti di forza
si sono proiettati sulla modifica stessa della
Costituzione.
Così la devolution è stato il regalo per Bossi, il premierato
forte per le ambizioni di Berlusconi, l'interesse nazionale per Fini. Per Casini
il regalo è stato fuori dal pacchetto di revisione della Costituzione : una
nuova legge elettorale di tipo proporzionale che non favorisce certo l'evoluzione
del sistema politico italiano e dei partiti.
Che le varie parti della Costituzione siano state trattate come merci di scambio lo dimostra
anche la materia degli italiani all'estero. Con l'attuale Circoscrizione estero,
i cittadini italiani iscritti all'Aire possono sia votare per corrispondenza
sia essere eletti per
Con le modifiche
votate dal centrodestra, i cittadini italiani residenti all'estero potranno
votare per corrispondenza solo per
Come vengono allora
risarciti ? Il centrodestra ha pensato
bene di portare a 18 i deputati eletti all'estero, infischiandosi del problema
di fondo che è quello dei diritti politici di tutti.
Infatti il diritto di voto di chi è cittadino italiano
dovrebbe continuare ad essere concretamente garantito sia per
Che accadrà allora? Che
gli elettori italiani all'estero potranno votare per corrispondenza solo la scheda della Camera per eleggere 18
deputati; non potranno essere candidati al Senato, ma potranno rientrare in
Italia nei loro comuni di origine per votare per il Senato con l'altra scheda
che le sezioni elettorali dovranno riservare
loro. Stando ben attenti presidenti e componenti dei seggi elettorali in Italia
a non consegnare agli emigranti che tornano la scheda per
La realtà è che non ci hanno pensato, concentrati com'erano
a farsi guidare da una logica spartitoria, indifferenti ai diritti che avrebbero
calpestato.
Altra soluzione che si potrebbe attivare è quella che
ogni Regione italiana si organizzasse con apposita legge per far votare i nostri
emigranti, anche al Senato federale, per corrispondenza dall'estero. Ve lo immaginate
voi i nostri Consolati che spediscono e raccolgono 21 tipi di schede diverse,
quella unica della Circoscrizione estero per
Di tutto questo non c'è la minima traccia né la minima
consapevolezza nelle proposte che stravolgono ben 50 articoli della Costituzione,
all' insegna della sottovalutazione più completa degli elettori all'estero e
dei loro diritti.
Del resto l'ex
premier Berlusconi, dopo aver constatato che il centrosinistra ha superato
il centrodestra ottenendo all'estero ben 90.000 voti in più di differenza,
ha messo in discussione la legittimità del diritto di voto dei cittadini italiani
residenti all'estero, perché …. non pagherebbero le tasse. Sentite da che pulpito
viene la predica!!
Stiamo parlando della nostra Casa comune, in cui tutti
devono sentirsi tutelati e nessuno ospite indesiderato. Se l'architetto ha sbagliato
progetto, non dobbiamo farci attrarre da alcune soluzioni sgargianti ( ad esempio
la diminuzione del numero dei parlamentari è una bella trovata, visto che entrerebbe
in vigore solo nel 2016, cioè tra dieci anni!), dobbiamo invece preoccuparci
delle fondamenta e delle travi portanti che non sono ben collegate tra loro
e ci possono travolgere. La democrazia è un bene troppo prezioso, non può essere
costruita o rafforzata a colpi d'accetta o con colpi di mano di una sola maggioranza.
Per questo solo la vittoria del No apre la strada alla possibilità di un vero
dialogo tra maggioranza e minoranze, spinge a riforme il più possibile
condivise, nella cosapevolezza che le minoranze di oggi possono domani
essere maggioranza e viceversa.
La delegazione che partirà da Milano alla volta di Lugano
è composta dal prof. Alberto Martinelli, già preside e oggi docente di scienze
politiche all'Università Statale di Milano; dall'on. Giovanni Bianchi, presidente
dal 2001 al 2006 del Comitato italiani all'estero della Camera dei Deputati
e già
Presidente nazionale delle Acli; da Roberto Mariani,
in rappresentanza delle Autonomie locali lombarde; da Marco Pezzoni, già capogruppo
Ds alla commissione Esteri della Camera dei deputati, Stefano Tosi consigliere
regionale. L’Unione in Ticino, sarà rappresentata dai dirigenti cantonali dei
Ds, della Margherita, delle Acli e delle Colonie Libere italiane. (Michele Schiavone*-Inform)
“ Ds Europa, Consigliere CGIE