INFORM - N. 117 - 13 giugno 2006


INTERVENTI

Michele Schiavone: “Carlo Cattaneo e il Federalismo”

Conferenza pubblica dell’Unione a Lugano: “Vota No al Referendum, per un vero federalismo”

 

ZURIGO - Venerdì 16 giugno l’Unione terrà una conferenza stampa pubblica, spiegando da un lato le ragioni dell'omaggio che abbiamo voluto rendere ad un grande italiano, Carlo Cattaneo, dall'altro le motivazioni che ci portano a chiedere agli emigrati italiani all'estero di votare No al Referendum  che propone di  modificare 50 articoli della nostra Costituzione, proprio in quanto federalisti.

Dunque il taglio che daremo è quello di sostenere esplicitamente il No alle modifiche della nostra Costituzione decise unilateralmente dal centro destra, proprio perchè vogliamo un vero  federalismo, un federalismo solidale e cooperativo.  Il nostro slogan infatti è  "Vota No al Referendum, per un vero federalismo".

A Lugano la delegazione dell’Unione ed i parlamentari italiani eletti in Svizzera, allargata ad esponenti politici ed intellettuali della vicina Lombardia ed ai Socialisti ticinesi visiteranno a Castagnola la casa dove Carlo  Cattaneo visse e lavorò a lungo, continuando a criticare i modi in cui stava avvenendo l'unificazione dell'Italia e simpatizzando da subito con le forze politiche e culturali più aperte che in Svizzera, proprio tra il 1847 e il 1848, si  battevano per una Costituzione di tipo federale.

Cattaneo era convinto che la questione federale fosse "la questione del secolo", anzi "per la prima volta al mondo una questione di tutto il genere umano: o l'ideale asiatico o l'ideale americano:  aut aut". Ammirava solo la Costituzione della Svizzera e quella degli Stati Uniti. Considerava asiatico ogni  modello centralistico, dispotico, poco sensibile allo Stato di diritto e alla divisione dei poteri.

Oggi come potremmo definire lo stravolgimento della Costituzione  italiana  proposta  dal centrodestra: dittatura del Primo Ministro, dittatura della maggioranza, umiliazione del ruolo del Parlamento e del Presidente della Repubblica ? La stragrande maggioranza dei costituzionalisti italiani  definisce questo Progetto del centrodestra  "incostituzionale", " malacostituzione", frutto dell'incontro di culture politiche pericolose, vecchi e nuovi populismi che cercano di conciliare la figura dell'uomo forte con quella di chiusure localistiche e protezionismi antiglobalizzazione .

Più di un terzo della Costituzione italiana è stata fatta a pezzi e appaltata alle diverse pretese delle singole forze del centrodestra, senza una visione d'insieme e senza un equilibrio tra pesi e contrappesi, come avviene invece nella Costituzione americana o in quella tedesca o in quella appena rinnovata della Svizzera.

Ad esempio, l'articolo 68 della Costituzione tedesca  che prevede lo scioglimento del Bundestag non blinda alla sola maggioranza uscente la possibilità di trovare un nuovo Primo Ministro, come invece fa la nuova norma anti-ribaltone proposta dal centrodestra. Il fatto è che solo in Italia si è escogitato un meccanismo di ricatto bidirezionale : il premier uscente minaccia la sua maggioranza, se non  accetta i suoi diktat,  di elezioni anticipate; la maggioranza tiene in ostaggio il premier se non trova i numeri e la forza di sostituirlo.

Non parliamo della Costituzione svizzera che prevede una esplicita cooperazione tra Cantoni e Confederazione e una Direzione collegiale del Governo, senza alcuna indulgenza verso poteri troppo concentrati e personalistici.

In tema di devolution poi la Costituzione tedesca è chiarissima, all' articolo 31 sostiene : " Il diritto federale prevale sul diritto dei Land "

Solo in Italia permane questa illusione-ossessione sull'uomo forte. Scriveva Cattaneo nel 1860 in una prefazione al "Politecnico" : " Quando ingenti forze e ingenti ricchezze e onoranze stanno raccolte in pugno d'una autorità centrale, è troppo facile costruire o acquistare la maggioranza d'un unico parlamento . La libertà non è più che un nome: tutto si fa come tra padroni e servi."

Non diremo che tra Berlusconi e i suoi alleati spesso l'impressione che è stata data è quella di un monarca che ha tentato di dare una forma gerarchica alla sua alleanza, il dramma è che questi rapporti di forza si sono proiettati sulla modifica stessa  della Costituzione.

Così la devolution è stato il regalo per Bossi, il premierato forte per le ambizioni di Berlusconi, l'interesse nazionale per Fini. Per Casini il regalo è stato fuori dal pacchetto di revisione della Costituzione : una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che non favorisce certo l'evoluzione del sistema politico italiano e dei partiti.

Che le varie parti della  Costituzione siano  state trattate come merci di scambio lo dimostra anche la materia degli italiani all'estero. Con l'attuale Circoscrizione estero, i cittadini italiani iscritti all'Aire possono sia votare per corrispondenza sia essere eletti per la Camera dei deputati e per il Senato.

Con  le modifiche votate dal centrodestra, i cittadini italiani residenti all'estero potranno votare per corrispondenza solo per la Camera dei deputati, ma non per il Senato. Non solo: non risiedendo sul territorio di alcuna Regione italiana , perdono il diritto di  poter essere  candidati al Senato,  alla faccia  del principio di uguaglianza di tutti i  cittadini.

 Come vengono allora risarciti ? Il centrodestra  ha pensato bene di portare a 18 i deputati eletti all'estero, infischiandosi del problema di fondo che è quello dei diritti politici di tutti.

Infatti il diritto di voto di chi è cittadino italiano dovrebbe continuare ad essere concretamente garantito  sia per la Camera che per il Senato, ma chi  ha inventato con le attuali modifiche un Senato federale lo ha pensato  escludendo dalla rappresentanza  i cittadini italiani residenti all'estero. 

Che accadrà allora?  Che gli elettori italiani all'estero potranno votare per  corrispondenza  solo la scheda della Camera per eleggere 18 deputati; non potranno essere candidati al Senato, ma potranno rientrare in Italia nei loro comuni di origine per votare per il Senato con l'altra scheda che le sezioni elettorali  dovranno riservare loro. Stando ben attenti presidenti e componenti dei seggi elettorali in Italia a non consegnare agli emigranti che tornano la scheda per la Camera, per evitare di farli votare due volte.   Chi  ha concepito queste  modifiche della nostra  Costituzione, si è  reso conto  delle conseguenze macchinose che causerebbero, se venissero approvate con il prossimo referendum?

La realtà è che non ci hanno pensato, concentrati com'erano a farsi guidare da una logica spartitoria, indifferenti ai diritti che avrebbero calpestato.

Altra soluzione che si potrebbe attivare è quella che ogni Regione italiana si organizzasse con apposita legge per far votare i nostri emigranti, anche al Senato federale, per corrispondenza dall'estero. Ve lo immaginate voi i nostri Consolati che spediscono e raccolgono 21 tipi di schede diverse, quella unica della Circoscrizione estero per la Camera e ben 20 diverse schede differenziate da riportare alla fine alle 20 diverse Regioni, per lo spoglio del Senato federale?

Di tutto questo non c'è la minima traccia né la minima consapevolezza nelle proposte che stravolgono ben 50 articoli della Costituzione, all' insegna della sottovalutazione più completa degli elettori all'estero e dei loro diritti.

Del resto  l'ex premier Berlusconi,  dopo aver  constatato che il  centrosinistra  ha superato  il centrodestra ottenendo all'estero ben 90.000 voti in più di differenza, ha messo in discussione la legittimità del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero, perché …. non pagherebbero le tasse. Sentite da che pulpito viene la predica!!

La Costituzione si può modificare, certo, ma solo dove sia strettamente indispensabile e con il concorso del numero maggiore di forze politiche e sensibilità culturali. 

Stiamo parlando della nostra Casa comune, in cui tutti devono sentirsi tutelati e nessuno ospite indesiderato. Se l'architetto ha sbagliato progetto, non dobbiamo farci attrarre da alcune soluzioni sgargianti ( ad esempio la diminuzione del numero dei parlamentari è una bella trovata, visto che entrerebbe in vigore solo nel 2016, cioè tra dieci anni!), dobbiamo invece preoccuparci delle fondamenta e delle travi portanti che non sono ben collegate tra loro e ci possono travolgere. La democrazia è un bene troppo prezioso, non può essere costruita o rafforzata a colpi d'accetta o con colpi di mano di una sola maggioranza. Per questo solo la vittoria del No apre la strada alla possibilità di un vero dialogo tra maggioranza e minoranze, spinge a riforme il più possibile  condivise, nella cosapevolezza che le minoranze di oggi possono domani essere maggioranza e viceversa.

La delegazione che partirà da Milano alla volta di Lugano è composta dal prof. Alberto Martinelli, già preside e oggi docente di scienze politiche all'Università Statale di Milano; dall'on. Giovanni Bianchi, presidente dal 2001 al 2006 del Comitato italiani all'estero della Camera dei Deputati e già

Presidente nazionale delle Acli; da Roberto Mariani, in rappresentanza delle Autonomie locali lombarde; da Marco Pezzoni, già capogruppo Ds alla commissione Esteri della Camera dei deputati, Stefano Tosi consigliere regionale. L’Unione in Ticino, sarà rappresentata dai dirigenti cantonali dei Ds, della Margherita, delle Acli e delle Colonie Libere italiane. (Michele Schiavone*-Inform)

“ Ds Europa, Consigliere CGIE


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