PATRONATO
INAS-CISL
L'editoriale
di “Corrispondenza Italia” del 16 giugno 2006
Migrazioni: un potente motore di progresso,
dice l’Onu
ROMA - Un rapporto presentato qualche giorno fa all’assemblea
generale delle Nazioni unite dimostra tra le altre cose che storicamente il
fenomeno migratorio ha costituito un potente motore di progresso in tutti i
campi: da quello economico a quello tecnologico, da quello “biologico” a quello
culturale. Un progresso da cui hanno tratto giovamento non solo i migranti direttamente
interessati, bensì anche le comunità dei paesi, sia di destinazione che di provenienza
e, in definitiva, l’intera umanità.
Lo stesso segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, ha
ricordato l’apporto che i migranti recano per la continuità di servizi essenziali
pubblici ed assistenziali, nei paesi demograficamente maturi. Un apporto giovane
dunque, costituito per la maggior parte da classi di età nel pieno vigore fisico
ma anche, e sempre più spesso, culturale, creativo e di capacità di intrapresa
economica. Non è infatti un caso se i paesi che sanno meglio accogliere, integrare
e promuovere socialmente e sotto il profilo dei diritti di cittadinanza, i nuovi
venuti, sono poi i più dinamici e innovativi. E non è neppure un caso che la
dottrina e la cultura sociale cui si ispira il nostro sindacato e il patronato
Inas, guardino a tale orizzonte, praticandolo concretamente e organizzandone
l’efficienza.
E’ vero che i flussi migratori troppo impetuosi
depauperano i paesi di provenienza che hanno compiuto lo sforzo di tiare su
generazioni che sono comunque di élite, non fosse altro che per aver avuto lo
forza di concepire un’avventura durissima come quella dell’emigrare. Ma è anche
vero e documentato quel totale di 232 miliardi di dollari all’anno di rimesse,
167 dei quali vanno ai paesi in via di sviluppo, configurando un volume di risorse
comunque maggiore degli strombazzati aiuti dei paesi cosiddetti “donatori”.
E nella memoria storica degli italiani c’è indubbiamente la consapevolezza di
ciò che le rimesse dei nostri connazionali hanno significato, fino ed oltre
i tempi del “boom” economico degli anni sessanta, in termini di capitali d’investimento.
La fiorente ed aggressiva industria indiana del software, ricorda in proposito
Kofi Annan, deve buona parte del suo successo all’effetto di collegamento di
migranti che dopo aver varcato l’oceano Pacifico sono rimpatriati, riportando
e trasferendo in patria tecnologie e know-how. Naturalmente, come tutti i grandi
fenomeni collettivi, anche l’emigrazione richiede di essere governata con quelle
mani ferme e consapevoli che solo i governi dei paesi interessati possono avere.
In questo senso la lotta ai trafficanti di uomini e la cooperazione internazionali
in tale direzione richiederebbero ben altro polso e lungimiranza rispetto agli
standard purtroppo registrabili nel nostro paese. E’ su questo versante infatti
che si curano alla radice le tensioni conseguenti a processi di adattamento
e di “naturalizzazione” falliti o mai seriamente tentati. Tensioni di
cui è sommamente ingiusto responsabilizzare gli strati popolari “nativi”, tacciati
magari ipocritamente e sommariamente di razzismo e di inospitalità. (Corrispondenza
Italia/Inform)