INFORM - N. 111 - 5 giugno 2006


ITALIANI ALL'ESTERO

Gli allievi della scuola Cristoforo Colombo incontrano le "Madres de Plaza de Mayo"

 

BUENOS AIRES - Le "Madres de Plaza de Mayo" hanno incontrato gli allievi della scuola Italia Cristoforo Colombo di Buenos Aires. L'incontro - riferisce María Josefina Cerutti in un articolo apparso sull'Eco d'Italia - è stato organizzato dalla preside della scuola Luciana Zolo, in occasione del trentesimo anniversario del sequestro e della desaparición (durante la dittatura argentina, 1976-83) di Michelangelo Boitano. Lita Paolin in Boitano, la madre dello scomparso ha preso parte all'incontro per raccontare ai ragazzi della scuola media e superiore, insieme ad altre Madres de Plaza de Mayo, la ricerca del figlio e di altri desaparecidos. Michelangelo Boitano era stato allievo della Scuola Italiana Cristoforo Colombo e, al momento del sequestro, quando aveva 20 anni, era impiegato amministrativo della Techint, il gruppo siderurgico della famiglia italiana Rocca. Dopo Michelangelo anche la sorella Adriana (26 anni), fu sequestrata davanti agli occhi di sua madre che fu costretta a rifugiarsi in Italia. Da allora non ebbe più notizia dei suoi figli.

L’incontro con i 200 allievi radunati in palestra è stato aperto da Carla Tallone, il cui fratello, Renato, è tutt’oggi un ‘desaparecido’. L’ultima volta fu visto all’Escuela de Mecanica de la Armada (ESMA) il campo di concentramento dove è passata la maggior parte dei detenuti-desaparecidos. Tallone oltre a raccontare brevemente il sequestro di suo fratello, ha accennato ai dettagli di quel momento storico come, ad esempio, l’aumento del debito estero, la fine dello stato di benessere e la distruzione della piccola e media impresa. Ha in più fornito i numeri relativi alla repressione militare: 100.000 esiliati, 10.000 carcerati politici, 500 bimbi fatti propri dai torturatori (finora se sono trovati soltanto 84), 500 campi di concentramento e 30.000 desaparecidos di cui il 30% erano operai, il 31% studenti, l’11% professionisti, il 7% impiegati, il 20% altre occupazioni. "Questi dati - ha detto la Tallone -  dimostrano che le sparizioni hanno attraversato l'intera società, che l'operazione è stata completamente organizzata dai militari e che questa dittatura è stata la più sanguinaria della storia argentina".

Josefina Cerutti ricorda anche la commovente la testimonianza di Lita Boitano: "Come facevo a dire ai miei figli di non lavorare per i più poveri, se io ero d’accordo con loro? Poi quando sono andata in esilio in Italia, ho trovato un'enorme solidarietà da parte di molte madri e persone legate alla nostra sofferenza". Nel corso dell'incontro con i ragazzi Lita Boitano, che è stata decorata cinque anni fa dallo Stato italiano con l’Ordine del Merito della Repubblica  per il suo impegno a favore della lotta per i ‘desaparecidos’ di origine italiana, ha raccontato il suo esilio, il sostegno e la solidarietà ricevuta dagli italiani, le battaglie condotte insieme alle madres e ai familiares per avere giustizia e l’emozione provata alla storica sentenza emessa nel 2000 dal tribunale di Roma contro sette militari, tra cui i generali Suarez Mason e Riveros, per l’uccisione di italiani in Argentina.

Vera Vigevani Jarach è nata a Milano nel 1928 e dieci anni più tardi dovette emigrare in Argentina perché le leggi razziali le impedivano di andare a scuola e di avere una vita normale. In Argentina sposò Jarach e lavorò fino alla pensione come giornalista all'ANSA di Buenos Aires. Franca, sua figlia, scomparve a diciott’anni, il 26 giugno 1976, e di lei non si seppe più nulla fino a poco tempo fa, quando una donna che era sopravvissuta al campo di concentramento dell’ESMA le ha raccontato tutto: "Ho aspettato per un anno che mi parlasse - ha detto Vera Jarach - perché non voleva ricordare, aveva visto cose terribili e voleva rimuovere tutto. Le ho chiesto se avevano torturata mia figlia, ma non mi ha risposto. La detenzione di Franca durò pochissimo. A un mese dal suo arresto lei e molti altri vennero eliminati per far posto a coloro che sarebbero arrivati. Nel mio caso non c’è alcuna speranza di ritrovare neanche il suo corpo, mia figlia è stata buttata giù da un aereo, buttata nel Rio de la Plata... Noi siamo la storia - ha proseguito Vera rivolgendosi ai ragazzi - e voi oggi avete la possibilità di sentirla raccontare dai protagonisti". 

Infine hanno  preso la parola Aurora Bellocchio e suo nipote, Carlos Pisoni, un giovane del gruppo HIJOS, figlio di due desaparecidos, che ha detto: "Forse i miei hanno commesso errori, ma questo non giustifica né la loro tortura e neppure la loro desaparición. I miei erano impegnati nella costruzione di un mondo migliore dove i diritti umani, e cioè il lavoro, la scuola e la salute, fossero per tutti e non solo per pochi privilegiati". La giornalista de "L'Eco d'Italia", fa infine notare come ancor oggi si attenda l’affissione alla scuola Cristoforo Colombo di una lapide che ricordi gli ex allievi ‘desaparecidos’. Una questione che attirò l'attenzione dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi durante la sua visita in Argentina del 2001. (Inform)


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