ITALIANI ALL'ESTERO
Gli allievi della scuola Cristoforo
Colombo incontrano le "Madres de Plaza de Mayo"
BUENOS AIRES - Le "Madres de Plaza de
Mayo" hanno incontrato gli allievi della scuola Italia Cristoforo Colombo
di Buenos Aires. L'incontro - riferisce María Josefina Cerutti in un articolo
apparso sull'Eco d'Italia - è stato organizzato dalla preside della scuola Luciana
Zolo, in occasione del trentesimo anniversario del sequestro e della desaparición
(durante la dittatura argentina, 1976-83) di Michelangelo Boitano. Lita Paolin
in Boitano, la madre dello scomparso ha preso parte all'incontro per raccontare
ai ragazzi della scuola media e superiore, insieme ad altre Madres de Plaza
de Mayo, la ricerca del figlio e di altri desaparecidos. Michelangelo Boitano
era stato allievo della Scuola Italiana Cristoforo Colombo e, al momento del
sequestro, quando aveva 20 anni, era impiegato amministrativo della Techint,
il gruppo siderurgico della famiglia italiana Rocca. Dopo Michelangelo anche
la sorella Adriana (26 anni), fu sequestrata davanti agli occhi di sua madre
che fu costretta a rifugiarsi in Italia. Da allora non ebbe più notizia dei
suoi figli.
L’incontro con i 200 allievi radunati in
palestra è stato aperto da Carla Tallone, il cui fratello, Renato, è tutt’oggi
un ‘desaparecido’. L’ultima volta fu visto all’Escuela de Mecanica de
Josefina Cerutti ricorda anche la commovente
la testimonianza di Lita Boitano: "Come facevo a dire ai miei figli di
non lavorare per i più poveri, se io ero d’accordo con loro? Poi quando sono
andata in esilio in Italia, ho trovato un'enorme solidarietà da parte di molte
madri e persone legate alla nostra sofferenza". Nel corso dell'incontro
con i ragazzi Lita Boitano, che è stata decorata cinque anni fa dallo Stato
italiano con l’Ordine del Merito della Repubblica per il suo impegno a favore della lotta per
i ‘desaparecidos’ di origine italiana, ha raccontato il suo esilio, il
sostegno e la solidarietà ricevuta dagli italiani, le battaglie condotte insieme
alle madres e ai familiares per avere giustizia e l’emozione provata alla storica
sentenza emessa nel 2000 dal tribunale di Roma contro sette militari, tra cui
i generali Suarez Mason e Riveros, per l’uccisione di italiani in Argentina.
Vera Vigevani Jarach è nata a Milano nel
1928 e dieci anni più tardi dovette emigrare in Argentina perché le leggi razziali
le impedivano di andare a scuola e di avere una vita normale. In Argentina sposò
Jarach e lavorò fino alla pensione come giornalista all'ANSA di Buenos Aires.
Franca, sua figlia, scomparve a diciott’anni, il 26 giugno 1976, e di lei non
si seppe più nulla fino a poco tempo fa, quando una donna che era sopravvissuta
al campo di concentramento dell’ESMA le ha raccontato tutto: "Ho aspettato
per un anno che mi parlasse - ha detto Vera Jarach - perché non voleva
ricordare, aveva visto cose terribili e voleva rimuovere tutto. Le ho chiesto
se avevano torturata mia figlia, ma non mi ha risposto. La detenzione di Franca
durò pochissimo. A un mese dal suo arresto lei e molti altri vennero eliminati
per far posto a coloro che sarebbero arrivati. Nel mio caso non c’è alcuna speranza
di ritrovare neanche il suo corpo, mia figlia è stata buttata giù da un aereo,
buttata nel Rio de
Infine hanno preso la parola Aurora
Bellocchio e suo nipote, Carlos Pisoni, un giovane del gruppo HIJOS, figlio
di due desaparecidos, che ha detto: "Forse i miei hanno commesso errori,
ma questo non giustifica né la loro tortura e neppure la loro desaparición.
I miei erano impegnati nella costruzione di un mondo migliore dove i diritti
umani, e cioè il lavoro, la scuola e la salute, fossero per tutti e non solo
per pochi privilegiati". La giornalista de "L'Eco d'Italia",
fa infine notare come ancor oggi si attenda l’affissione alla scuola Cristoforo
Colombo di una lapide che ricordi gli ex allievi ‘desaparecidos’. Una questione
che attirò l'attenzione dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi durante la sua visita in Argentina del 2001. (Inform)