INTERVENTI
Dino Nardi: “Quella Svizzera povera!”
ZURIGO -
In questi giorni (in cui, tra l’altro, apprendiamo che
nell’Europa opulenta aumentano in modo esponenziale – 17 milioni - i bambini
che vivono al di sotto della soglia della povertà e che in Italia nel 2004 ben
7,6 milioni di persone sono risultate relativamente povere) veniamo a sapere
dalla prima statistica, elaborata a livello nazionale elvetico dall’Ufficio
Federale di Statistica sui beneficiari di un aiuto sociale, che nella Confederazione,
nel 2004, ben 220.000 persone, il 3%
della popolazione totale, ha ricevuto un sussidio sociale. Entrando nei particolari
risulta che i beneficiari dell’aiuto sociale: sono per lo più tra la popolazione
residente nei maggiori centri urbani rispetto alle zone di campagna; sono sovrarappresentati
tra i bambini e gli adolescenti (0-17 anni), come pure tra i giovani adulti
(18-25 anni) e che, poi, il rischio della povertà diminuisce con l’aumento dell’età.
Da questa statistica federale risulta, ancora, che il 56,3% di coloro che beneficiano
dell’aiuto sociale è di nazionalità svizzera, mentre il 43,7% sono stranieri.
Tuttavia, considerando che la percentuale di stranieri nella Confederazione
ammonta al 20,5%, è evidente che il rischio di povertà è molto più alto tra
gli stranieri. Dallo studio emerge, ancora, che l’aiuto sociale viene richiesto
raramente dai pensionati. Un fatto, quest’ultimo, che, in apparenza, può sembrare
molto strano sapendo che nella Confederazione l’importo delle prestazioni versate
dal sistema previdenziale locale sono abbastanza contenute rispetto ai salari
percepiti durante l’attività lavorativa. Infatti il sistema previdenziale pubblico
dell’AVS eroga una rendita mensile massima, per le persone sole, di 2.150 franchi
e, per i coniugi, di 3.225 franchi mentre, da parte sua, il Secondo Pilastro
(la cui obbligatorietà è entrata in vigore solo nel 1985), per l’attuale generazione
d’entrata di pensionati, non garantisce ancora delle rendite di un importo tale
da assicurare loro, unitamente all’AVS, circa il 60% dell’ultimo salario. Ma
il dato statistico è strano, soprattutto, perché le associazioni assistenziali
elvetiche collocano la soglia della povertà a 2.480 franchi di reddito mensile
per le persone sole ed a 4.600 franchi per le famiglie.
Con tutta probabilità la spiegazione sta nel fatto che,
come noto, in Svizzera i pensionati e cioè titolari di una rendita dell’AVS-AI
(invalidità, superstiti, vecchiaia) hanno già una garanzia della copertura del
così detto “minimo vitale” attraverso il sistema delle rendite complementari
all’AVS-AI di cui, nel 2004, hanno beneficiato ben 234.790 pensionati tra quelli
residenti in Svizzera (183.407 cittadini
svizzeri e 51.383 stranieri). Anche in questo caso, la percentuale di stranieri
è in effetti più alta di quella degli svizzeri se calcolata in rapporto al totale
degli stranieri ultrasessantacinquenni residenti nella Confederazione. Una percentuale
che, evidentemente, potrebbe essere ancora maggiore se molti lavoratori stranieri,
compreso tantissimi italiani, una volta pensionati, non rinunciassero a chiedere
questa prestazione previdenziale (perché tale è e non un’elemosina!) per motivi
di orgoglio e tanti altri non decidessero invece di rimpatriare al momento del
pensionamento uscendo, così, da “mercato sociale” elvetico ed andando, evidentemente,
ad appesantire quello dei rispettivi Paesi d’origine! (Dino Nardi, Presidente
ITAL-UIL Svizzera e membro CGIE-Inform)