INFORM - N. 104 - 24 maggio 2006
 

SOCIETA'

Presentato dall'Istat il rapporto annuale sulla situazione del Paese

Le contraddizioni e le disuguagliane sociali di un Italia dall'economia vulnerabile che cerca la ripresa

 

ROMA - Dal Rapporto 2005 dell'Istat emerge un Paese caratterizzato da ampie fasce di povertà - un milione e mezzo di persone hanno un reddito mensile inferiore ai 783 euro - e da tante famiglie, in pratica una su due, che percepiscono un introito mensile inferiore ai 1.670 euro al mese e sono costrette a risparmiare anche sui generi di prima necessità. Un contesto difficile, le famiglie povere sono oltre due milioni e mezzo, in cui si inseriscono anche grosse differenze per quanto riguarda la distribuzione dei redditi. Nel Mezzogiorno, ad esempio, le famiglie percepiscono circa 3/4 del reddito dei nuclei familiari che vivono nel nord. Nel sud d'Italia, nonostante negli ultimi 10 anni la forza lavoro del nostro Paese sia aumentata di 2,7 milioni, si continua inoltre a registrare una crescita del tasso di disoccupazione che è tre volte più elevato rispetto a quello del resto del Paese. In ogni caso nel 2003 il reddito medio della famiglia italiana è stato di 24.950 euro, pari a circa 2.079 euro al mese. A percepire i salari più bassi sono soprattutto le donne, che hanno rallentato anche la loro conquista del mondo del lavoro, ed i giovani con meno di 25 anni e con un basso titolo di studio.

Per quanto riguarda gli aspetti economici dal Rapporto viene evidenziato il rischio sia di una ripresa dell'inflazione, derivanti in parte dall'aumento del prezzo del petrolio, sia del mancato aggancio della crescita mondiale da parte della struttura economica italiana che appare vulnerabile e frammentata e viene frenata dal peso dell'eccessivo debito pubblico. Un sistema economico, quello del nostro Paese, che viene caratterizzato dalla bassa produttività delle imprese e che appare in ritardo soprattutto per quanto riguarda la produzione di tecnologie - la spesa italiana per la ricerca e lo sviluppo è di poco superiore all'1% del Pil - e la loro utilizzazione. Nonostante questo nei primi mesi del 2006 l'economia italiana ha dato segni di ripresa, +0,9 in termini congiunturali e + 1,5% su base tendenziale, rispetto alla stagnazione del 2005. Buona invece la valutazione dell'Istat sulle 12.000 imprese che operano in Italia ma hanno un controllo estero. Aziende che danno lavoro ad oltre un milione di addetti e che contribuiscono alla diffusione nel nostro Paese di nuove conoscenze di tipo scientifico, organizzativo e manageriale.

Per quanto concerne invece il sociale l'Istat rileva un incremento della spesa delle regioni destinata agli interventi sociali che nel 2003 hanno raggiunto, con 3.000 euro procapite, un quarto della spesa pubblica. Anche in questo caso i picchi maggiori si registrano nelle aree più ricche del Paese come il Nord-Ovest (1.300 euro), mentre al sud la spesa sociale si attesta intorno ai 685 euro. Segnaliamo infine il vertiginoso aumento degli studenti stranieri nelle scuole italiane che dal 2000 al 2006 sono cresciuti del 152%, attestandosi intorno alle 372.000 unità. In questo ambito i più numerosi sono gli studenti europei non comunitari(circa il 50%) che vengono seguiti dagli africani(25%), dagli asiatici(15%) e dai sud americani (12%).(Inform)

 


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