INFORM - N. 101 - 19 maggio 2006


INTERVISTE 

A colloquio con la scrittrice Tiziana Colusso nella città “crocevia di culture”

E’ responsabile Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori e candidata dei Verdi al Comune di Roma

 

ROMA – “Già gli studi linguistici mi predisponevano a quella apertura verso l’altro e l’altrove che ha da sempre caratterizzato la mia vita, la mia scrittura e le mie scelte di lavoro”.

Tiziana Colusso, nata nel 1960 nel bolognese ma romana praticamente da sempre, ha ben coltivato quella che definisce la sua “eterna e forsennata passione per la scrittura”: è autrice di narrativa, poesia, testi per il teatro, favole, articoli, saggi, ed è traduttrice dal francese e dall’inglese (ha tradotto fra gli altri, il romanzo dello scrittore algerino Rachid Boujedra, La répudiation). Tra le sue opere, la raccolta di poesie Italiano per straniati , il libro di racconti Né lisci né impeccabili (in parte pubblicati in traduzione francese da riviste in Francia), il romanzo La criminale sono io. Ciò che è stato torna a scorrere. Ha curato, tra gli altri, un florilegio di racconti di autori italiani e francesi dal titolo Leggende della trasformazione.

Tiziana Colusso è stata anche una italiana all’estero. Per meglio dire, a Parigi, una delle capitali della cultura per eccellenza, dove ha vissuto per alcuni anni.

Collabora con l’Unesco, è l’attuale responsabile Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori (nato nel 1946 sotto l’egida della CGIL). Ed è anche uno dei sette membri eletti – e peraltro unica rappresentante dell’Italia - del Direttivo dello European Writers’ Congress-Congrès Européen des Ecrivains, che riunisce tutte le organizzazioni di scrittori europei, e che ha sede a Bruxelles.

Tiziana Colusso non ha tradito le sue predisposizioni giovanili: “l’apertura verso l’altro e l’altrove”, l’ha portata a lavorare intensamente sui temi dell’intercultura e del multilinguismo. A Roma l’abbiamo recentemente incontrata al convegno, da lei coordinato, “L’italiano che viene da lontano. Scritture migranti, plurilinguismo e intercultura” (v. articolo Inform n.87 del 28 aprile).

Intellettuale impegnata anche sul piano politico.

In quella Roma dalla tradizione millenaria, città di incontro, di scambio tra popoli, culture, religioni diverse, Tiziana Colusso si presenta all’appuntamento del 28 maggio per il rinnovo del Consiglio Comunale nella lista “Verdi per Veltroni”.

Mi scusi, ma che ci fa una scrittrice nei Verdi?

Per me uno scrittore non è soltanto un grafomane o un sismografo di terremoti interiori: è anche e soprattutto un “creatore di mondi”, un visionario del futuro: e dunque perché non mettere le proprie capacità di immaginare il futuro al servizio di un partito-movimento potenzialmente innovativo come quello dei Verdi? “Immaginare il futuro” è tra l’altro il titolo di un Convegno da me organizzato nell’ambito della Giornata UNESCO del Libro del 2005, a cui avevo invitato scrittori e scienziati, compresi Gianni Mattioli e Massimo Scalia, tra “padri fondatori” del pensiero ecologista italiano, che ora purtroppo non collaborano più con i Verdi. Ciò che differenzia i Verdi dagli altri partiti è proprio il “valore aggiunto” di pensiero filosofico e di sguardo sul futuro: altrimenti si rischia un appiattimento sulle sigle e siglette che governano, e spesso malgovernano,  il presente senza alcuna idea di futuro.

Nel suo programma ci sono tre parole chiave: accoglienza, circolazione, trasformazione... Che cosa hanno a che fare con la cultura? E con l’intercultura?

Ho scelto queste tre parole chiave perché rimandano a una metafora organicista per me molto pertinente: visualizzare una città - e per estensione un pianeta - come un organismo vivente significa essere coscienti della stretta interrelazione tra le sue diverse componenti, ovvero considerare l’ambiente non come paesaggio, urbano o naturale, ma come sistema di scambi tra diverse parti di un ecosistema che comprende la specie umana ma non è al suo servizio né è una scenografia per le umane imprese. Per questo secondo me ci vorrebbe, più che un Ministero dell’Ambiente, un Ministero dell’Ecosistema.

E l’intercultura? Se si accetta il presupposto teorico che siamo tutti interconnessi in una rete di relazioni, cade la distinzione tra “noi” e “gli altri”, tra “cittadini” e “stranieri”, tra “tradizione locale” e “culture d’importazione”. Come il sangue, la storia, anche la storia culturale, si nutre di cibi diversi, e tutti li trasforma in nutrimento. 

Roma crocevia di culture. Anche per la consistente presenza di immigrati: 242mila quelli regolari e stabili  circa l’8% della popolazione residente. Organizzazioni non profit che operano nella capitale chiedono alla prossima amministrazione comunale l’istituzione di un Assessorato all’integrazione. Per aprire la città sempre più “all’altro e al mondo”(v. Inform n. 95 dell’11 maggio). Il suo parere su questa proposta?

Questo punto l’ho trattato, sia pure rapidamente, nel programma pubblicato sul mio sito (http://xoomer.virgilio.it/tizianacolusso ), alla voce “accoglienza”, parlando di “meccanismi di interazione e mescolamento”. L’idea dell’Assessorato all’integrazione mi sembra ottima, purché non rimanga un ente a sé ma funzioni in collegamento con i servizi sociali, i servizi sanitari, i servizi scolastici: sempre per il fatto che una città è un unico organismo vitale e non si possono disperdere energie segmentando servizi e funzioni tra diversi meccanismi istituzionali.

Integrazione vuol dire anche e soprattutto diritti. Compreso  quello di votare nel Paese di accoglienza. Nella città di accoglienza...

Certamente. Nel convegno da me organizzato recentemente alla Biblioteca Statale Baldini, “L’italiano che viene da lontano. Scritture migranti, plurilinguismo, intercultura” è intervenuto anche Amara Lakhous, scrittore algerino italofono di recente successo, giornalista di una grande agenzia stampa, eppure molto triste perché si sente un cittadino di serie B, dal momento che non può esprimere il proprio voto né locale né nazionale.

Anche i nostri connazionali all’estero hanno dovuto percorrere -  e a volte ancora percorrono -  strade ripidissime per non far rimanere l'integrazione soltanto una parola... e un sogno. Lei pensa che il mondo della cultura italiana trapiantato o fiorito all'estero, gli scrittori, gli intellettuali, gli studiosi, abbiano contribuito, e contribuiscano, a realizzarlo questo sogno fra le nostre comunità, aiutando nello stesso tempo a non far disperdere la cultura di origine?

Si sa che spesso gli scrittori e gli intellettuali sono individualisti, ma ci sono buoni esempi, e anche un romanzo come “Vita” di Melania Mazzucco serve a porre in luce le vicende grandi e piccole dei nostri connazionali all’estero.

Nel convegno da lei coordinato si parlava di “italiano che viene da lontano”. Scusi il gioco di parole, ma l’italiano va anche lontano: nel mondo c’è “fame” della nostra lingua. L’italiano esercita un fascino. Tutto culturale. Quale la sua valutazione da scrittrice e da traduttrice?

Beh, per rispondere con una battuta posso citare il titolo del mio ultimo libro: Italiano per straniati”... il fatto che poi molti non colgano il gioco di parole brechtiano - ivi comprese biblioteche che catalogato il libro come “italiano per stranieri”, come fosse un manuale di italiano lingua seconda -  non fa che confermarmi la necessità di creare un ponte italiano – una grande opera! – tra stranieri e straniati…

Lei è responsabile Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori. Che nei giorni scorsi  ha siglato a Il Cairo una intesa con l’Unione degli Scrittori Egiziani. Di che si tratta?

E’ un’iniziativa avviata da consultazioni tra il Segretario Generale del Sindacato Nazionale Scrittori, Alessandro Occhipinti, e l’Ambasciatore d’Italia in Egitto Antonio Badini. Dopo una serie di consultazioni, una delegazione del Sindacato Scrittori si è recata al Cairo per siglare un protocollo d’intesa con l’Unione degli Scrittori Egiziani, che prevede tutta una serie di collaborazioni e scambi per progetti e iniziative.

E con gli scrittori italiani e di origine italiana all’estero il sindacato ha contatti, collaborazioni?

Ho avviato recentemente un primo contatto con l’Associazione Scrittori/Scrittrici Italo Canadesi, con uno scambio di email con il dott. Bastianutti, e spero che questi e altri contatti sfoceranno in iniziative e progetti.

Ultima domanda. E la rivolgo alla scrittrice: bolle in pentola qualche nuova opera?

Non solo bolle in pentola, ma per fortuna la cottura è appena terminata, visto che in questo ultimo mese gli impegni elettorali mi hanno gettata in una sorta di acceleratore nucleare… Si tratta di una nuova raccolta di poesie, intitolata “Il sanscrito del corpo”. E’ da una parte una riflessione sui linguaggi (dopo “l’italiano per straniati” il sanscrito come lingua sacra…)  e dall’altra un tentativo di riflettere sulle connessioni profonde, biologiche e filosofiche, tra microcosmo corporeo e macrocosmo - natura, sistema solare, universo: ovvero sulla materia di cui siamo fatti, che è insieme quella dei sogni e quella delle particelle chimiche primarie. (Simonetta Pitari-Inform)


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