INTERVISTE
A colloquio
con la scrittrice Tiziana Colusso nella città “crocevia di culture”
E’ responsabile
Esteri del Sindacato Nazionale Scrittori e candidata dei Verdi al Comune di
Roma
ROMA – “Già gli studi linguistici mi predisponevano a
quella apertura verso l’altro e l’altrove che ha da sempre caratterizzato la
mia vita, la mia scrittura e le mie scelte di lavoro”.
Tiziana Colusso, nata nel 1960 nel bolognese ma romana
praticamente da sempre, ha ben coltivato quella che definisce la sua “eterna
e forsennata passione per la scrittura”: è autrice di narrativa, poesia, testi
per il teatro, favole, articoli, saggi, ed è traduttrice dal francese e dall’inglese
(ha tradotto fra gli altri, il romanzo dello scrittore algerino Rachid Boujedra,
La répudiation). Tra le sue opere, la raccolta di poesie Italiano per straniati , il libro di racconti
Né lisci né impeccabili (in parte
pubblicati in traduzione francese da riviste in Francia), il romanzo La criminale sono io. Ciò che è stato torna
a scorrere. Ha curato, tra gli altri, un florilegio di racconti di autori
italiani e francesi dal titolo Leggende
della trasformazione.
Tiziana Colusso è stata anche una italiana all’estero.
Per meglio dire, a Parigi, una delle capitali della cultura per eccellenza,
dove ha vissuto per alcuni anni.
Collabora con l’Unesco, è l’attuale responsabile Esteri
del Sindacato Nazionale Scrittori
(nato nel 1946 sotto l’egida della CGIL). Ed è anche uno dei sette membri eletti
– e peraltro unica rappresentante dell’Italia - del Direttivo dello European
Writers’ Congress-Congrès Européen des Ecrivains, che riunisce tutte le organizzazioni
di scrittori europei, e che ha sede a Bruxelles.
Intellettuale impegnata anche sul piano politico.
In quella Roma dalla tradizione millenaria,
città di incontro, di scambio tra popoli, culture, religioni diverse,
Mi scusi, ma che ci fa una scrittrice nei
Verdi?
Per me uno scrittore non è soltanto un
grafomane o un sismografo di terremoti interiori: è anche e soprattutto un “creatore
di mondi”, un visionario del futuro: e dunque perché non mettere le proprie
capacità di immaginare il futuro al servizio di un partito-movimento potenzialmente
innovativo come quello dei Verdi? “Immaginare il futuro” è tra l’altro il titolo
di un Convegno da me organizzato nell’ambito della Giornata UNESCO del Libro
del
Nel suo programma ci sono tre parole chiave:
accoglienza, circolazione, trasformazione... Che cosa hanno a che fare con la
cultura? E con l’intercultura?
Ho scelto queste tre parole chiave perché
rimandano a una metafora organicista per me molto pertinente: visualizzare una
città - e per estensione un pianeta - come un organismo vivente significa essere
coscienti della stretta interrelazione tra le sue diverse componenti, ovvero
considerare l’ambiente non come paesaggio, urbano o naturale, ma come sistema
di scambi tra diverse parti di un ecosistema che comprende la specie umana ma
non è al suo servizio né è una scenografia per le umane imprese. Per questo
secondo me ci vorrebbe, più che un Ministero dell’Ambiente, un Ministero dell’Ecosistema.
E l’intercultura? Se si accetta il presupposto
teorico che siamo tutti interconnessi in una rete di relazioni, cade la distinzione
tra “noi” e “gli altri”, tra “cittadini” e “stranieri”, tra “tradizione locale”
e “culture d’importazione”. Come il sangue, la storia, anche la storia culturale,
si nutre di cibi diversi, e tutti li trasforma in nutrimento.
Roma crocevia di culture. Anche per
la consistente presenza di immigrati: 242mila quelli regolari e stabili circa
l’8% della popolazione residente. Organizzazioni non profit che operano nella
capitale chiedono alla prossima amministrazione comunale l’istituzione di un
Assessorato all’integrazione. Per aprire la città sempre più “all’altro e al
mondo”(v. Inform n. 95 dell’11 maggio). Il suo parere su questa proposta?
Questo punto l’ho trattato, sia pure rapidamente, nel programma pubblicato
sul mio sito (http://xoomer.virgilio.it/tizianacolusso
), alla voce “accoglienza”, parlando di “meccanismi di interazione e mescolamento”.
L’idea dell’Assessorato all’integrazione mi sembra ottima, purché non rimanga
un ente a sé ma funzioni in collegamento con i servizi sociali, i servizi sanitari,
i servizi scolastici: sempre per il fatto che una città è un unico organismo
vitale e non si possono disperdere energie segmentando servizi e funzioni tra
diversi meccanismi istituzionali.
Integrazione vuol dire anche e soprattutto
diritti. Compreso quello di votare nel Paese di accoglienza. Nella città
di accoglienza...
Certamente. Nel convegno da me organizzato
recentemente alla Biblioteca Statale Baldini, “L’italiano che viene da lontano.
Scritture migranti, plurilinguismo, intercultura” è intervenuto anche
Anche i nostri connazionali all’estero
hanno dovuto percorrere - e a volte ancora
percorrono - strade ripidissime per non
far rimanere l'integrazione soltanto una parola... e un sogno. Lei
pensa che
Si sa che spesso gli scrittori e gli intellettuali
sono individualisti, ma ci sono buoni esempi, e anche un romanzo come “Vita”
di
Nel convegno da lei coordinato si parlava
di “italiano che viene da lontano”. Scusi il gioco di parole, ma l’italiano
va anche lontano: nel mondo c’è “fame” della nostra lingua. L’italiano esercita
un fascino. Tutto culturale. Quale la sua valutazione da scrittrice e da traduttrice?
Beh, per rispondere con una battuta posso
citare il titolo del mio ultimo libro: “Italiano per straniati”... il fatto che poi molti non colgano il
gioco di parole brechtiano - ivi comprese biblioteche che catalogato
Lei è responsabile Esteri del
E’ un’iniziativa avviata da consultazioni
tra il Segretario Generale del
E con gli scrittori italiani e di origine
italiana all’estero il sindacato ha contatti, collaborazioni?
Ho avviato recentemente un primo contatto
con l’
Ultima domanda. E la rivolgo alla scrittrice:
bolle in pentola qualche nuova opera?
Non solo bolle in pentola, ma per fortuna
la cottura è appena terminata, visto che in questo ultimo mese gli impegni elettorali
mi hanno gettata in una sorta di acceleratore nucleare… Si tratta di una nuova
raccolta di poesie, intitolata “Il sanscrito del corpo”. E’ da una parte una
riflessione sui linguaggi (dopo “l’italiano per straniati” il sanscrito come
lingua sacra…) e dall’altra un tentativo
di riflettere sulle connessioni profonde, biologiche e filosofiche, tra microcosmo
corporeo e macrocosmo - natura, sistema solare, universo: ovvero sulla materia
di cui siamo fatti, che è insieme quella dei sogni e quella delle particelle
chimiche primarie. (Simonetta Pitari-Inform)