INFORM - N. 100 - 18 maggio 2006


PARLAMENTO

Il Presidente del Consiglio in Senato

La strategia di Romano Prodi  perché “l’Italia torni a vincere”

Domani il voto di fiducia a Palazzo Madama

 

ROMA – Completata la squadra di Governo, con il giuramento dei Vice Ministri e Sottosegretari, Romano Prodi si è presentato oggi nell’Aula del Senato per illustrare il suo programma. Un passaggio delicato quello del voto a Palazzo Madama, previsto per domani, perché la maggioranza del centrosinistra in questo ramo del Parlamento è risicata. Il voto alla Camera ci sarà martedì.

Prima dell’intervento del Presidente del Consiglio Prodi, calorosi applausi bipartisan sono stati indirizzati, al suo ingresso in Aula, a Carlo Azeglio Ciampi, al suo primo giorno di lavoro come senatore a vita.

Lo stesso Presidente del Consiglio, ad inizio di intervento, ha voluto rendere omaggio a Ciampi, che fu tra l’altro ministro nel primo governo Prodi così come Giorgio Napolitano. “A Ciampi mi lega il ricordo della comune battaglia dell'euro. A Napolitano ricordo il ruolo svolto, con diversi compiti in sede europea, avendo la stessa idea comune dell'Europa”. All’ex Presidente un grazie per il suo operato, al nuovo Capo dello Stato un augurio di buon lavoro da Prodi e dal suo esecutivo.

Poi il discorso sulle linee programmatiche del governo. Ma Prodi mette subito i puntini sulle i: “Il governo che si presenta oggi al Senato per chiedere la fiducia è quello che gli elettori hanno votato.  E poi “taluni coltivano l’immagine di una comunità nazionale lacerata. Ma non è così: l'Italia è un Paese con molte diversità e distinzioni. Ma la distinzione non è uguale alla divisione. L’esiguità del vantaggio nella vittoria elettorale significa distinzione non divisione nel Paese”.

Malumore fra i banchi dell’opposizione quando Prodi dice che l’Italia sarà sì in prima linea nella lotta al terrorismo, anche con l'intervento militare sotto l'egida delle organizzazioni internazionali, ma anche che “noi non condividiamo la guerra in Iraq”. “Proporremo al Parlamento – annuncia Prodi -  il rientro dei soldati nei tempi tecnici necessari definendone anche in consultazione con tutte le parti interessate le modalità, affinché le condizioni di sicurezza siano garantite”. E davanti alle contestazioni della Casa delle Libertà Prodi aggiunge: “Vorrei capire la differenza fra ciò che dico e quello che diceva il precedente Governo con il ritiro entro la fine del 2006”. Per Prodi la guerra in Iraq “è stata un errore” , che ha aperto “il vaso di Pandora” e che “non ha risolto, anzi ha complicato, il problema della sicurezza”.

Importantissimo guardare all’Europa: “il Governo è impegnato a fare tutto quanto in suo potere affinché l'Europa diventi un soggetto forte ed unito nello scenario internazionale”, anche “per consolidare ed arricchire su un piano di mutuo rispetto e di reciproca dignità la storica alleanza con gli Stati Uniti d'America” ed infine “per contribuire a rafforzare l'autorità delle Nazioni Unite e la stabilità dell'ordine mondiale”.

L'Italia non guarda però soltanto all'Europa. Il Governo “si farà parte attiva per rilanciare una politica per il Mediterraneo” . Poi c’è “la nostra responsabilità verso i Paesi poveri dovrà concentrarsi prevalentemente sul Continente africano, in questi anni troppo spesso dimenticato”. E importante è il Continente latino-americano, lontano geograficamente, ma che “ci è più vicino per la considerevole quantità di nostri concittadini che vivono là”. Un continente che “ha bisogno di rinsaldare il legame con il nostro Paese”. “È quello che faremo – assicura Prodi - cercando di cogliere le grandi trasformazioni che stanno caratterizzando tutti i Paesi di quell’area”.

Complessivamente, ha aggiunto Prodi, “accompagneremo la politica estera del Governo con un grande sforzo per affermare la cultura italiana nel mondo, una cultura di pace e di grandi tradizioni e valori universali ed indivisibili”.

Un intervento lungo e a tutto tondo quello del neo Presidente del Consiglio che assicura che il suo Governo la cercherà la “concordia” coinvolgendo anche “chi non ci ha dato il voto nella realizzazione del programma”. E all’opposizione Prodi chiede “disponibilità ad una attenta considerazione di quello che andremo proponendo commisurandolo con gli interessi del Paese”. E, ancora: “Non c'è una volontà di rivincita”, “dobbiamo andare avanti tutti insieme” perché “non ci sono nemici né dentro né fuori da quest’Aula”.

Prodi punta a “larghe intese per la riforma elettorale. Una risposta di aggiornamento della Costituzione -sottolinea- e di riforma della legge elettorale va data attraverso la ricerca di una costruttiva e larga collaborazione fra tutte le forze politiche del Paese”. Affondo sulla devolution: la maggioranza “si opporrà compatta nel prossimo referendum in quanto la riforma del centrodestra è sbagliata e dirompente”.

Sul fronte del lavoro, Prodi annuncia la revisione della legge Biagi “per armonizzare flessibilità e stabilità, riducendo fortemente l'area dell'inaccettabile precarietà”. Questo sarà fatto attraverso la concertazione con le parti sociali e attuando una riduzione dell'eccessivo carico contributivo sul lavoro dipendente, il cosiddetto cuneo fiscale che, conferma Prodi sarà limato di cinque punti nel primo anno di legislatura.

Prodi evidenzia la necessità di risanare i conti pubblici per rispettare gli impegni presi in UE di riportare il deficit entro il 2007 sotto il 3%. “Il nostro Paese - dice  ha bisogno di una forte scossa, così come il nostro sistema produttivo”. “Non vi è più spazio per correzioni affidate a manovre straordinarie, non vi sono possibili miracoli di ingegneria finanziaria. Sarà invece giocoforza intervenire sulla tendenze dei grandi capitoli di spesa pubblica”.

Altro tema scottante, il conflitto di interessi nell'informazione: si deve  mettere mano “a una normativa che disciplini i conflitti d'interessi in linea con quanto esiste nelle altre democrazie avanzate, una normativa scevra da intendi punitivi ma ben più rigorosa da quella in vigore. Occorrono regole ma anche regolatori”. Per questo il Capo del Governo parla di rivedere l'intero sistema delle Authority riducendola a quattro e trasformandole in agenzie. Sul tema dell'informazione Prodi propone di attribuire questa responsabilità all'Antitrust, oppure istituire un'autorità ad hoc. “Su questo il governo maturerà la sua scelta e si confronterà con il Parlamento”.

Aperture sull’amnistia: Prodi chiede che “il Parlamento studi la possibilità”. Il governo intende proporre alle Camere di studiare “un provvedimento diretto ad alleggerire l'attuale insostenibile situazione delle carceri”. Cenni allo scandalo del calcio: nel nostro Paese c’è “una crisi etica”, “si è superato il livello di guardia”.

Immigrazione: né emarginazione né criminalizzazione, dice Prodi, ma “accoglienza, convivenza, garanzia”. E anche “doveri” di chi risiede in Italia. Per Prodi la legge Bossi-Fini è “demagogica e inefficace”. Gli immigrati sono necessari, gli italiani temono la loro presenza incontrollata, per questo serve “una immigrazione ordinata e controllata numericamente che non leda gli interessi di nessuno”. Ecco perché “il tetto numerico va mantenuto” ma rivedendo “la politica delle quote”. Insieme “alla selezione dei flussi occorre incoraggiare e favorire la piena integrazione fino alla cittadinanza”, intesa come “traguardo dopo un congruo numero di anni di permanenza” Servirà ad integrare ma anche a creare “sicurezza” coinvolgendo gli immigrati nel rispetto delle nostre istituzioni.  

Altro fronte: occorre ridare “serenità e tranquillità” ai magistrati e per “tutelarne e garantirne l'indipendenza” e “chiederemo loro di compiere ogni sforzo per migliorare sostanzialmente l'efficienza della macchina giudiziaria”. E poi ancora, fondo di garanzia per i mutui di giovani coppie, raddoppio del numero degli asili nido, in un'ottica di crescita sociale e di sostegno delle famiglie e della natalità per un paese divenuto “il più vecchio d'Europa”. Lotta all’evasione fiscale: il governo userà “la massima decisione” . Grandi opere: “Effettueremo, compatibilmente con tutte le risorse disponibili, investimenti mirati in una logica integrata piuttosto che di singole grandi opere”. Necessità di ridurre le spese per il funzionamento delle istituzioni e dei partiti: Prodi annuncia l'intenzione di dimezzare le scorte ai politici: “Ovviamente terremo conto di particolari situazioni di rischio ma in linea di principio le auto di rappresentanza non possono essere uno status symbol ma una risposta a reali necessità”.

Obiettivo finale del suo governo è che l’Italia “torni a vincere”. (Simonetta Pitari-Inform)


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