PARLAMENTO
Il
Presidente del Consiglio in Senato
La strategia di Romano Prodi perché “l’Italia torni a vincere”
Domani il voto di fiducia a Palazzo Madama
ROMA – Completata la squadra di Governo, con il giuramento
dei Vice Ministri e Sottosegretari, Romano Prodi si è presentato oggi nell’Aula
del Senato per illustrare il suo programma. Un passaggio delicato quello del
voto a Palazzo Madama, previsto per domani, perché la maggioranza del centrosinistra
in questo ramo del Parlamento è risicata. Il voto alla Camera ci sarà martedì.
Prima dell’intervento del Presidente del Consiglio Prodi,
calorosi applausi bipartisan sono stati indirizzati, al suo ingresso in Aula,
a Carlo Azeglio Ciampi, al suo primo giorno di lavoro come senatore a vita.
Lo stesso Presidente del Consiglio, ad inizio di intervento,
ha voluto rendere omaggio a Ciampi, che fu tra l’altro ministro nel primo governo
Prodi così come Giorgio Napolitano. “A Ciampi mi lega il ricordo della comune
battaglia dell'euro. A Napolitano ricordo il ruolo svolto, con diversi compiti
in sede europea, avendo la stessa idea comune dell'Europa”. All’ex Presidente
un grazie per il suo operato, al nuovo Capo dello Stato un augurio di buon lavoro
da Prodi e dal suo esecutivo.
Poi il discorso sulle linee programmatiche del governo.
Ma Prodi mette subito i puntini sulle i: “Il governo che si presenta oggi al
Senato per chiedere la fiducia è quello che gli elettori hanno votato.
E poi “taluni coltivano l’immagine di una comunità nazionale lacerata.
Ma non è così: l'Italia è un Paese con molte diversità e distinzioni. Ma la
distinzione non è uguale alla divisione. L’esiguità del vantaggio nella vittoria
elettorale significa distinzione non divisione nel Paese”.
Malumore fra i banchi dell’opposizione quando Prodi dice
che l’Italia sarà sì in prima linea nella lotta al terrorismo, anche con l'intervento
militare sotto l'egida delle organizzazioni internazionali, ma anche che “noi
non condividiamo la guerra in Iraq”. “Proporremo al Parlamento – annuncia Prodi
- il rientro dei soldati nei tempi tecnici
necessari definendone anche in consultazione con tutte le parti interessate
le modalità, affinché le condizioni di sicurezza siano garantite”. E davanti
alle contestazioni della Casa delle Libertà Prodi aggiunge: “Vorrei capire la
differenza fra ciò che dico e quello che diceva il precedente Governo con il
ritiro entro la fine del
Importantissimo guardare all’Europa: “il Governo è impegnato
a fare tutto quanto in suo potere affinché l'Europa diventi un soggetto forte
ed unito nello scenario internazionale”, anche “per consolidare ed arricchire
su un piano di mutuo rispetto e di reciproca dignità la storica alleanza con
gli Stati Uniti d'America” ed infine “per contribuire a rafforzare l'autorità
delle Nazioni Unite e la stabilità dell'ordine mondiale”.
L'Italia non guarda
però soltanto all'Europa. Il Governo “si farà parte attiva per rilanciare una
politica per il Mediterraneo” . Poi c’è “la nostra responsabilità verso i Paesi
poveri dovrà concentrarsi prevalentemente sul Continente africano, in questi
anni troppo spesso dimenticato”. E importante è il Continente latino-americano,
lontano geograficamente, ma che “ci è più vicino per la considerevole quantità
di nostri concittadini che vivono là”. Un continente che “ha bisogno di rinsaldare
il legame con il nostro Paese”. “È quello che faremo – assicura Prodi - cercando
di cogliere le grandi trasformazioni che stanno caratterizzando tutti i Paesi
di quell’area”.
Complessivamente, ha aggiunto Prodi, “accompagneremo
la politica estera del Governo con un grande sforzo per affermare la cultura
italiana nel mondo, una cultura di pace e di grandi tradizioni e valori universali
ed indivisibili”.
Un intervento lungo e a tutto tondo quello del neo Presidente
del Consiglio che assicura che il suo Governo la cercherà la “concordia” coinvolgendo
anche “chi non ci ha dato il voto nella realizzazione del programma”. E all’opposizione
Prodi chiede “disponibilità ad una attenta considerazione di quello che andremo
proponendo commisurandolo con gli interessi del Paese”. E, ancora:
“Non c'è una volontà di rivincita”, “dobbiamo andare avanti tutti insieme” perché
“non ci sono nemici né dentro né fuori da quest’Aula”.
Prodi punta a “larghe intese per la riforma elettorale. Una risposta
di aggiornamento della Costituzione -sottolinea- e di riforma della legge elettorale
va data attraverso la ricerca di una costruttiva e larga collaborazione fra
tutte le forze politiche del Paese”. Affondo sulla devolution: la maggioranza
“si opporrà compatta nel prossimo referendum in quanto la riforma del centrodestra
è sbagliata e dirompente”.
Sul fronte del lavoro, Prodi annuncia la revisione della
legge Biagi “per armonizzare flessibilità e stabilità, riducendo
fortemente l'area dell'inaccettabile precarietà”. Questo sarà fatto attraverso
la concertazione con le parti sociali e attuando una riduzione dell'eccessivo
carico contributivo sul lavoro dipendente, il cosiddetto cuneo fiscale che,
conferma Prodi sarà limato di cinque punti nel primo anno di legislatura.
Prodi evidenzia la necessità di risanare i conti pubblici
per rispettare gli impegni presi in UE di riportare il deficit entro il 2007
sotto il 3%. “Il nostro Paese - dice ha bisogno di una forte scossa, così come il
nostro sistema produttivo”. “Non vi è più spazio per correzioni affidate a manovre
straordinarie, non vi sono possibili miracoli di ingegneria finanziaria.
Sarà invece giocoforza intervenire sulla tendenze dei grandi capitoli di spesa
pubblica”.
Altro tema scottante, il conflitto di
interessi nell'informazione: si deve mettere
mano “a una normativa che disciplini i conflitti d'interessi in linea con quanto
esiste nelle altre democrazie avanzate, una normativa scevra da intendi punitivi
ma ben più rigorosa da quella in vigore. Occorrono regole ma anche regolatori”.
Per questo il Capo del Governo parla di rivedere l'intero sistema
delle Authority riducendola a quattro e trasformandole in agenzie. Sul tema
dell'informazione Prodi propone di attribuire questa responsabilità all'Antitrust,
oppure istituire un'autorità ad hoc. “Su questo il governo maturerà la sua scelta
e si confronterà con il Parlamento”.
Aperture sull’amnistia: Prodi chiede che “il Parlamento
studi la possibilità”. Il governo intende proporre alle Camere di studiare “un
provvedimento diretto ad alleggerire l'attuale insostenibile situazione delle
carceri”. Cenni allo scandalo del calcio: nel nostro Paese c’è “una crisi etica”,
“si è superato il livello di guardia”.
Immigrazione: né emarginazione né criminalizzazione,
dice Prodi, ma “accoglienza, convivenza, garanzia”. E anche “doveri” di chi
risiede in Italia. Per Prodi la legge Bossi-Fini è “demagogica e inefficace”.
Gli immigrati sono necessari, gli italiani temono la loro presenza incontrollata,
per questo serve “una immigrazione ordinata e controllata numericamente che
non leda gli interessi di nessuno”. Ecco perché “il tetto numerico va mantenuto”
ma rivedendo “la politica delle quote”. Insieme “alla selezione dei flussi occorre
incoraggiare e favorire la piena integrazione fino alla cittadinanza”, intesa
come “traguardo dopo un congruo numero di anni di permanenza” Servirà ad integrare
ma anche a creare “sicurezza” coinvolgendo gli immigrati nel rispetto delle
nostre istituzioni.
Altro fronte: occorre ridare “serenità
e tranquillità” ai magistrati e per “tutelarne e garantirne l'indipendenza”
e “chiederemo loro di compiere ogni sforzo per migliorare sostanzialmente l'efficienza
della macchina giudiziaria”. E poi ancora, fondo di garanzia per i mutui di
giovani coppie, raddoppio del numero degli asili nido, in un'ottica di crescita
sociale e di sostegno delle famiglie e della natalità per un paese divenuto
“il più vecchio d'Europa”. Lotta all’evasione fiscale: il governo userà “la massima decisione” . Grandi opere:
“Effettueremo, compatibilmente con tutte le risorse disponibili, investimenti
mirati in una logica integrata piuttosto che di singole grandi opere”. Necessità
di ridurre le spese per il funzionamento delle istituzioni e dei partiti: Prodi
annuncia l'intenzione di dimezzare le scorte ai politici: “Ovviamente terremo
conto di particolari situazioni di rischio ma in linea di principio le auto
di rappresentanza non possono essere uno status symbol ma una risposta a reali
necessità”.
Obiettivo finale del suo governo è che
l’Italia “torni a vincere”. (Simonetta Pitari-Inform)