SOLIDARIETA’
Presentato a Roma il libro di Chiara Michelon,
volontaria in Africa della Ong Amani
“Noi bambini di strada”
Le voci del Mthunzi Centre
di Lusaka, fondato dal missionario comboniano Renato “Kizito” Sesana
ROMA – “Si è detto
– ha scritto padre Julio Lancellotti, angelo soccorritore del “popolo della
strada” in Brasile e sacerdote assai scomodo per l’élite - che i bambini e gli
adolescenti sono ormai considerati ‘indicatori economici’. Aggiungo che i bambini
e gli adolescenti sono ‘indicatori etici’ della società, cioè ne mettono in
evidenza la salute mentale o la follia a partire dal valore che si dà alla dignità
umana”
Meninõs de rua. Street children. Bambini di strada. Sono lo specchio di società
malate, folli. Uno specchio in cui queste società non vogliono guardarsi. Per
la paura, spesso per l’odio, di incontrare occhi grandi e spersi nel vuoto di
un futuro che non arriva. Occhi di una infanzia negata. Negata. E pensare che
Anche il continente
africano ha il suo specchio nei grandi occhi dei suoi bambini di strada.
In Africa Aids, conflitti, povertà sono
i flagelli responsabili del continuo aumento dei bambini di strada. Che vivono,
unendosi in piccoli gruppi, come possono. Sarebbe meglio dire, sopravvivono
come possono: nell’abbandono totale. Dormono avvolti nei cartoni, frequentano
discariche, elemosinano, rubacchiano. Sono un anello debolissimo della società
e la società infierisce con abusi, violenze. Sniffano la colla per sedare i
morsi della fame. Bambini nella spazzatura. Bambini spazzatura. Una aberrazione:
non sono davvero loro la vera spazzatura.
“I bambini di strada africani,
con quegli occhi rossi e svuotati di emozione, hanno perso tutte le caratteristiche
più naturali di un bambino, hanno perso l’innocenza, i sogni, i piaceri del
gioco per giocare, la sicurezza di avere qualcuno a casa che ti aspetta e ti sgriderà se farai tardi ma ti
difenderà da ogni male. Lì i bambini sono tutto meno che bambini” , scrive nella
premessa al suo libro Chiara Michelon, giornalista e volontaria della Ong Amani
(che vuole dire “pace” in kiswahili, lingua bantu molto diffusa in Africa orientale).
“Noi bambini di strada” (Editori Laterza), è il primo libro della trentunenne
padovana approdata in Africa sette anni fa: la sua prima esperienza a Nairobi
(Kenya), dove i bambini di strada sono una realtà durissima. Guardando negli
occhi quei bambini “capii subito che la mia vita, dopo quell’incontro, non sarebbe
stata più la stessa”.
Nel libro, un’opera prima,
Chiara Michelon ha dato voce ai bambini approdati dopo tante miserie al Mthunzi
Centre di Lusaka (Zambia), dove oggi possono finalmente avere un futuro e dei sogni, possono
mangiare, studiare, avere di nuovo una famiglia e un tetto sulla testa.
“Il mio intento è stato quello
di scomparire come scrittrice per far parlare loro” ha spiegato Michelon alla
presentazione del libro nella giovane e dinamica libreria “360° Sud” di Roma,
specializzata sui temi della cooperazione, della solidarietà internazionale
e dei diritti umani. Un obiettivo , quello dell’autrice, centrato in pieno.
Si è fatta voce degli altri Michelon. “Se riesci a non giudicare ma ti metti
in ascolto, diventerai immediatamente amico di un africano”. Così si entra nel
cuore dell’Africa. Con il cuore. Come ha ribadito Pietro Veronese, inviato speciale
de “
Chiude l’opera di Michelon il racconto di
una persona speciale per i bambini e gli ex bambini del Mthunzi Centre: padre Renato Sesana. Anzi, Renato
“Kizito” Sesana (Kizito era il nome di un martire ugandese di fine ‘800). Intraprendente
e capacissimo missionario comboniano, padre Kizito Sesana , di Lecco, ha fatto
dell’Africa il centro della sua vita. Opera in Kenya, Zambia, in Sudan. Giornalista,
ex direttore di “Nigrizia”, è uno dei fondatori della Ong Amani e motore del
Mthunzi Centre, gestito – come altri centri realizzati da Amani e da padre Sesana
– da uomini e donne africani. Sì, gestito da africani: perché il missionario
ha puntato sul loro coinvolgimento. E sulla formazione. Che è un punto fermo,
come ha fatto ben capire nel corso dell’incontro nella libreria romana. Un concetto
chiaro anche nel suo racconto raccolto nel libro: “Prima le persone giuste,
la formazione, le motivazioni e poi le attività e i progetti concreti. Così
funzionano le cose. Altrimenti l’Africa diventa un cimitero di progetti” . C’e’
bisogno di gesti concreti. E di lavorare sulla lunga prospettiva: lavorare sui
giovani africani perché siano loro poi a far emergere possibili soluzioni
per questo continente complesso, malato ma ricchissimo di potenzialità.
Umane prima di tutto. Boniface Buluma è una delle conferme di queste potenzialità.
Ventiquattro anni, di Nairobi, studia all’università e sta anche imparando l’italiano.
Boniface, che ha raccontato la sua storia, è stato un bambino strappato dalla
strada dalla organizzazione di padre Kizito. Oggi lui può guardare al suo futuro,
ma non dimentica quello che è stato e così passa il tempo libero dallo studio
tornando sulla strada, fra i “bambini spazzatura”, dividendo con loro la miseria
e gli “incubi della notte”.
Bambini spazzatura li chiamano.
Spesso senza genitori, uccisi dall’Aids. Si calcola, ha spiegato padre Kizito
, che in tutta l’Africa nera nel 2010
ci saranno 40 milioni di bambini tra i sei e i dodici anni resi orfani dall’Aids.
E come ha fatto osservare una responsabile della libreria cresce anche l’emergenza
anziani. Come nel Mozambico, dove una intera generazione dai 17 ai 35 anni è
quasi del tutto scomparsa, decimata da Aids e altre malattie. Lì sono anche
gli anziani a finire sulla strada a mendicare. Insieme ai tanti, troppi bambini.
Altri bambini “con gli occhi
rossi e lo sguardo perso nel vuoto” andranno a finire sulla strada. Non si sa
quanti se potranno salvare. Sulle strade di Nairobi, per esempio, le organizzazioni
umanitarie complessivamente riescono a intercettarne al massimo tra il 10 e
il 20 per cento. E spesso gli interventi sono frammentati. Servirebbe più coordinamento,
ha fatto capire padre Kizito.
Nel libro di Chiara Michelon,
nato con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica, non compaiono i nomi
dei bambini dei quali ha raccolto le storie. Poiché esse, scrive l’autrice “sono
storie universali, tristemente simili a quelle di milioni di bambini di strada
di tutto il mondo”. Di un mondo che produce disuguaglianza, ingiustizia, violenza.
I bambini sono le vittime di questa spazzatura planetaria. (Simonetta Pitari-Inform).