INTERVENTI
Gianni Pittella (Ds): La tradizione
europeista
BRUXELLES
- La vittoria del centro sinistra comporterà un significativo mutamento nel
rapporto tra il nostro Paese e l’Unione Europea.
Possiamo
finalmente riprendere un percorso interrottosi bruscamente 5 anni fa. L’Italia
è sempre stata, infatti, tra i Paesi più europeisti e in questa lunga cinquantennale
storia ha sempre condiviso, sostenuto e promosso tutti i diversi passi in avanti
compiuti dal processo d’integrazione. C’era tra i "Sei" della Ceca
nel 1950, non ha fatto mancare la propria adesione alla sfortunata Ced, è stata
protagonista dei Trattati di Roma nel
Ma l’Italia
è stata protagonista anche di un altro passaggio chiave del processo comunitario:
la firma dell’Atto Unico nel 1986. E poi ha sostenuto e lavorato al “grande
Allargamento”, al partenariato euromediterraneo, al processo costituente apertosi
dopo
Dall’allontanamento
del Ministro Ruggiero alla scelta di abbandonare il progetto Airbus, dalle intemerate
della Lega Nord contro i “burocrati senza volto di Bruxelles” alla chiassosa
e scomposta polemica su dazi e concorrenza, dalla demagogica campagna anti euro
alla scellerata scelta compiuta sull’Irak, i cinque anni di governo Berlusconi
hanno senza dubbio segnato un tratto di negativa discontinuità rispetto ad una
delle grandi e storiche direttrici della politica estera italiana. Per questo
parlo, dopo la vittoria di Prodi, di percorso e impegno europeista che è possibile
oggi riprendere.
Siamo
noi che ci siamo allontanati, ultimamente, dall’Europa, non il contrario. E
riprendere questo percorso non significa non guardare in faccia e con crudo
realismo ai problemi seri che oggi vive il Vecchio Continente.
Al contrario.
Rilanciare
Significa
cioè assumere l’impegno di rilanciare il sogno e il progetto europeo, a partire
dall’approvazione della Costituzione, senza cullarsi nel radioso passato ma,
anzi, guardando avanti con lucidità, coraggio, determinazione.
Io credo
che questo spirito animerà il Governo Prodi, e questo sarà il profilo della
sua politica comunitaria.
Forse
Romano Prodi, assieme alla Merckel e a Zapatero, possono davvero rappresentare
quello zoccolo duro di una più vasta e nuova leadership europeista in grado
di rimettere in moto un processo di integrazione che stenta a ripartire e che
oggi segna il passo.
Di questo
rilancio l’Italia può essere ancora una volta protagonista, come tante volte
già avvenuto nel corso della storia dello scorso mezzo secolo. (Gianni Pittella*/Inform)