INFORM - N. 99 - 17 maggio 2006


VOTO ALL’ESTERO

Da “In rete con l’Italia”, n. 4-5 2006

Il voto in Spagna

Parla il Console Generale a Madrid Sergio Barbanti

 ROMA - L'Europa è la Circoscrizione con il più alto numero di elettori (1.549.718 alla Camera e 1.383.262 al Senato). Vediamo cosa è successo in un grande Paese come la Spagna. “In rete con l’Italia”, mensile d'informazione a cura della Direzione generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie del Ministero degli Affari Esteri,  ha sentito il Console Generale a Madrid, Sergio Barbanti.

 Come sono andate le elezioni?

 Nonostante i tempi molto ristretti ed i normali disservizi delle poste, le elezioni complessivamente sono andate bene. Certo la percentuale dei votanti nella mia Circoscrizione (l'intera Spagna, tolte Catalogna, Valencia, Aragona, Murcia e Baleari) non è stata particolarmente alta, il 26,25% (per l'insieme della Spagna il dato è 25,87%). Però sempre riguardo alla mia Circoscrizione, se facciamo un confronto con il dato delle europee 2004 (9,7%), la percentuale di votanti è quasi triplicata. Anche se numericamente la percentuale dei votanti è inferiore a quella registrata negli altri Paesi europei e nel resto del mondo, va quindi registrato un forte aumento della propensione al voto.

 Gli italiani residenti all’estero sono stati chiamati a votare per la prima volta a delle elezioni politiche. Cosa ne pensa? Crede che questo possa essere un elemento importante per tenere più stretti i legami con la propria Nazione di origine?

 La collettività italiana in Spagna si è dimostrata molto attenta all’esercizio del diritto di voto in occasione di queste consultazioni politiche, sicuramente di più rispetto ai referendum del 2003 e del 2005. La decisione di votare dovrebbe comunque implicare uno sforzo di informazione e riflessione sui temi del dibattito politico, al fine di esprimere una scelta non solo libera, ma informata. E proprio attraverso tale sforzo che si potrebbero rafforzare i legami con l’Italia. La presenza in Parlamento di rappresentanti della Circoscrizione Estero dovrebbe inoltre facilitare, in senso inverso, l’interesse del nostro Paese per le collettività all’estero.

 In Europa sono tanti gli italiani residenti temporaneamente in altri Paesi. Ritiene che potrebbe essere esteso anche a tutti loro il diritto di voto per corrispondenza, oggi previsto solo per alcune categorie, cioè i dipendenti pubblici, gli insegnanti e i militari?

 Sarebbe una buona cosa, ma andrebbe tuttavia realizzata con adeguate garanzie e, soprattutto, dando la possibilità di votare per le Circoscrizioni di residenza in Italia, dove si concentrano gli interessi di medio-lungo periodo (la durata di una legislatura) di chi è solo temporaneamente all’estero.

 Il 22 marzo scadeva il termine per l’invio dei plichi elettorali. Come ha funzionato la macchina elettorale del suo Consolato? Quanti plichi sono stati inviati?

 Complessivamente sono state inviate circa 26.000 buste e la macchina ha funzionato bene, rispettando obiettivi e scadenze. I risultati non dipendono comunque solo da questo, ma anche, ad esempio, dalla solerzia dei connazionali a comunicare le variazioni di indirizzo, dall’efficienza delle poste locali, etc. L’invio tardivo da Roma del materiale elettorale (a causa dell’impugnazione delle liste), pur rientrando in extremis nei tempi, non ha purtroppo permesso di spedire le buste con maggiore anticipo; questo ha creato alcuni problemi, oltre a quelli relativi all’aggiornamento delle liste degli elettori compilate dal Ministero dell’Interno.

 L’impegno elettorale si è aggiunto ai tanti altri che deve sostenere un Consolato. Avete avuto difficoltà? Siete già in genere sottostaffati?

 Questo è un grave problema strutturale, particolarmente sentito in Spagna dove si registra un forte e costante flusso di emigrati italiani di ritorno dall’America Latina. Basti pensare che negli ultimi 10 anni la collettività italiana è aumentata qui del 550%. Purtroppo, in questo periodo non sono cresciute né le risorse umane, né quelle finanziarie. Si è anzi assistito ad una riduzione marcata di queste ultime, a causa del contenimento della spesa pubblica, con effetti molto seri sulla prestazione dei servizi.

 A causa di questo flusso così consistente dall’America Latina sono stati in qualche modo penalizzati gli italiani residenti in Spagna?

 Certamente. Il mancato adeguamento delle risorse, come ho già detto, ha causato un aumento dei disservizi a scapito di tutti, anche di coloro che risiedono in Spagna da più tempo. La colpa, naturalmente,non è dei nuovi arrivati, anche se essi rischiano (assieme a chi lavora al Consolato) di diventare il parafulmine dei connazionali insoddisfatti. Da qui critiche soprattutto al fatto che non parlino italiano e che non contribuiscano, attraverso le imposte, al pagamento dei servizi. E’ urgente un aumento delle risorse anche per evitare la possibilità di una divisione all’interno della stessa collettività italiana.

 Ci può raccontare come si sono evoluti nel tempo il ruolo e le funzioni di un Consolato Generale?

 La domanda merita un discorso lungo ed articolato, mi limito a fare alcune annotazioni dalla prospettiva di un Paese comunitario: la comune “cittadinanza europea”, l’estensione dei servizi resa possibile dall’abbattimento delle frontiere e dallo sviluppo tecnologico, l’accesso all’informazione in maniera efficiente e poco costosa, l’aumento della mobilità come fattore intrinseco della vita lavorativa, i canali diretti lungo i quali si svolgono le relazioni soprattutto commerciali, l’inversione del fenomeno migratorio ed il radicamento delle collettività italiane da generazioni all’estero. Questi ed altri fattori cambiano ruolo e prospettiva del Console, al quale oggi è sempre più richiesto di assicurare servizi efficienti a costi contenuti. Tra questi servizi spicca l’esercizio del voto, vero asse di collegamento (permanente, una volta eletti i rappresentanti parlamentari) non solo con l’Italia, ma con la vita dell’Italia. Al di là delle costanti attese di semplificazione amministrativa, che molto cambierebbero la vita di tutti, la collettività continua a guardare al Console come esponente di spicco della Madrepatria, elemento catalizzatore della vita dei connazionali, espressione dell’identità del nostro Paese anche di fronte a cittadini ed alle autorità della Nazione ospitante. Questo aspetto, di carattere forse più emotivo che funzionale, rimane forte nonostante i cambiamenti intervenuti ed è fonte di una delle maggiori soddisfazioni, se non della vocazione, di chi esercita questo mestiere. (In rete con l’Italia/Inform)


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