INFORM - N. 98 - 16 maggio 2006


COOPERAZIONE

Conferenza sulle politiche regionali di cooperazione e pace

Toscana: terra di pace con tanti esempi di impegno concreto

 

FIRENZE - A Lucca c’è una scuola della pace che ha messo in piedi lezioni on-line di lotta alla povertà: Ivan Illich, il grande pedagogista scomparso da poco, avrebbe voluto trasferirsi proprio nella città toscana per vivere i suoi ultimi giorni.

A Castagneto Carducci e nei comuni della Val di Cecina opera un “tavolo per la pace” gestito in modo paritario da 14 rappresentanti comunali e da altrettanti rappresentanti della società civile; parlare di pace significa anche confrontarsi sulla pubblicizzazione delle acque o sulla campagna di Amnesty per il disarmo.

Ecco due fra i tanti esempi emersi, questa mattina, nella conferenza regionale sulla pace organizzata a Firenze dall’assessore Massimo Toschi.

A Siena e a Empoli arrivano ragazzi palestinesi e ragazzi israeliani, chiamati in Toscana dal progetto “Salam, Pace, Shalom” e scoprono la bellezza di parlare fra loro. Da più di vent’anni, nel nome di Giorgio La Pira, l’opera per la gioventù a lui intitolata organizza campi per favorire il dialogo interculturale sulla base di uno slogan (“Abbattere i muri e costruire i ponti”) che risale al sindaco santo dopo un suo incontro con Nasser nel 1968. Il territorio toscano è in prima fila anche nella lotta contro la pena capitale: fra Regione e Comunità di Sant’Egidio è in atto una sinergia, con ottime prospettive di sviluppo, e il 30 novembre dell’anno scorso sono state ben 396 le città nel mondo (38 le capitali) ad aver accettato di illuminare un proprio monumento contro la follia di una giustizia che pretende di uccidere uomini, talvolta perfino innocenti.

Poi c’è Montepulciano: nel comune senese c’è stato, a febbraio, un grande confronto sul ruolo dei media nel favorire dialogo fra popoli diversi.

Nei corridoi della Regione, fra le infinite riunioni, c’è spazio anche per gli incontri di una “consulta” particolare: quella “per il dialogo interreligioso”. E’ l’unica del genere, in Italia: formata da vescovi cattolici, rabbini ebraici, pastori protestanti, pope ortodossi, monaci buddisti, imam islamici. A Firenze lavora un’associazione che vuole aiutare la sempre più piccola e povera comunità cristiana: quella che si ostina a vivere nelle terre calpestate da Cristo e oggi divise da guerre e conflitti. In un piccolo borgo aretino, si ospitano, in una straordinaria scuola di pace, ragazzi e ragazze provenienti da realtà in guerra fra loro.

Le tre università toscane, più il Sant’Anna di Pisa, mettono a disposizione di un centro interuniversitario giovani docenti impegnati, da un anno e a titolo di puro volontariato, in progetti di ricerca “per la pace, l’analisi e la mediazione dei conflitti”; da ottobre ha preso avvio un dottorato di ricerca in “studi per la pace e risoluzione dei conflitti” (in Italia è il primo, ma in altri Paesi– sottolinea un docente – esperienze simili compiono almeno 40 anni di vita). A Pisa, Siena, Firenze si producono complessi dossier sulle zone di guerra (ne è stato presentato uno su Israele/Palestina). E sono davvero molti i Comuni toscani che ritengono doveroso occuparsi di pace e cooperazione internazionale sapendo che questo è utile anche per “ripensare la governabilità delle nostre città”.

“Sono solo alcuni esempi ed è una ricchezza davvero notevole – commenta Toschi – che politica e istituzioni devono sempre più valorizzare”. (mb/Inform)


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