ITALIANI
ALL’ESTERO
“L’Eco d’Italia” intervista Santo Ianni,
presidente del Comites di Buenos Aires
BUENOS AIRES - “Ringrazio tutti coloro che mi hanno votato.
Lavorerò per un Comites porte aperte”, ha detto Santo Ianni a “L’Eco d’Italia”,
non appena ha assunto la presidenza del Comites di Buenos Aires.
Nato a Belmonte Calabro (Cosenza), Santo Ianni è arrivato
in Argentina il 20 novembre 1952 insieme al padre, ha studiato in una scuola
serale finché si è impiegato come istruttore in una scuola guida nel quartiere
di Caballitos. Oggi è proprietario di un agenzia di viaggi e da 35 anni si dedica
anche alla radio, per il programma “Italia Duemila” che va in onda tutte le
domeniche, dalle 9 alle 13, su AM 670, Radio Antártida.
Maria Josefina Cerutti, de L’Eco d’Italia, ha chiesto
a Santo Ianni, come si trova con il nuovo impegno di presidente del Comites,
dopo la partenza di Riccardo Merlo, eletto deputato alla Camera per il partito
Associazioni Italiane nel Sud America (AISA).
“Credo di avere avuto la fortuna che su ventidue persone,
19 hanno votato me. Ci sono state soltanto tre astensioni. Quella fiducia mi
dice che devo fare il mio lavoro obbligatoriamente con una responsabilità che
cercherò di compiere per fare del mio meglio perché nessuno di coloro che mi
hanno votato si sentano male. Faccio tre o quattro ore tutte le mattine al Comites
e due giorni alla settimana vado anche di pomeriggio. Dobbiamo essere vicini
ai nostri connazionali che hanno bisogno di noi. Poi dobbiamo anche informare
tutto quel che si fa”.
“È una responsabilità più grossa di quella di prima –
prosegue Santo Ianni - Abbiamo Luigi Pallaro come senatore e Riccardo Merlo
come deputato. Loro sono le nostre voci al Senato e alla Camera, per risolvere
i nostri problemi. E noi qui siamo i responsabili della nostra comunità Ma siamo
anche vicini a loro che di sicuro cercheranno di sensibilizzare il governo italiano.
Pallaro e Merlo sono intelligenti e capaci per fare il loro dovere. E di sicuro
sapranno sensibilizzare i politici, il governo, le regioni, le provincia e anche
comuni: insomma, tutta la popolazione italiana perché si sappia che fuori dell’Italia
c’é un altra Italia che ha lavorato anche perché l’Italia sia ancora più bella,
più grande e più forte”.
Quali sono i progetti per il Comites di Buenos Aires?
Chiede la giornalista. “Continuare con un Comites a porte aperte perché tutti
i connazionali possano avvicinarci. Sarà un Comites che sta vicino ai connazionali.
Dobbiamo compiere il nostro dovere. Credo che i 24 membri del Comites sono coscienti,
capaci, insomma persone intelligenti. Per quanto riguarda i tre che non mi hanno
votato, direi mi fa piacere che ci sia del dissenso, perché quella piccola opposizione
non è altro che darmi la possibilità di non sbagliare. Perché quando uno fa
molte cose sbaglia. Ma avendo di fronte qualcuno che forse si impegna con la
critica può aiutare a riprendere la strada giusta. Comunque sia non solo sono
io al Comites, ma sono anche affiancato da una donna come
Graziella Laino che certamente farà del suo meglio e da un esecutivo
un po’ più grande di quello precedente, nel quale ci sono persone capaci che
lavoreranno bene. Tutti vogliamo lavorare per la nostra comunità”.
Quali i progetti? “Prima il documento che fra poco faremo
conoscere con tutte le aspirazioni che anche il senatore Pallaro e l’onorevole
Merlo hanno presentato a Prodi: un’assistenza sociale per tutti i connazionali
e anche un’assistenza sanitaria, di cui si può ragionare anche con le regioni
e i comuni”.
“In Italia – sottolinea Ianni - si devono rendere conto
che fuori dell’Italia ci sono persone nate là” ma che all’estero, come in Argentina,
“hanno fatto del loro meglio perché l’Italia diventasse come è oggi” “Quindi,
oggi tutti gli italiani che vivono bene non devono dimenticare gli emigranti,
e noi faremo di tutto, insieme a Pallaro e a Merlo, perché questo non sia dimenticato”.
“In quel documento – riprende Ianni - chiediamo molte
cose. Ad esempio, non è possibile che una donna che ha avuto due figli uno nato
nel 1946 e l’altro nel 1948, uno sia italiano e l’altro no. Quello è un incongruenza
totale. Si deve rivedere questa legge perché tutti e due figli sono della stessa
donna, dello stesso sangue, della stessa ‘razza’. Si vuol rivedere anche il
caso di quelli che per lavorare in Argentina dovevano rinunciare alla cittadinanza
italiana. E non può essere, perché anche loro erano italiani. Un italiano non
ha mai rinunciato al luogo di nascita, né a sua madre neppure al suo dovere.
Noi abbiamo cercato sempre di lavorare e di essere utili all’Argentina. Io sono
molto riconoscente dell’Argentina perché l’Argentina è una grande nazione, peccato
che ci siano qualche cose che non funzionano con alcuni politici. Ma sono certo
che pian piano l’Argentina troverà la sua strada. Ma noi abbiamo fatto del nostro
meglio. Insomma ci sono molte cose da fare. I nostri non devono sentire mai
la lontananza della loro terra. Dobbiamo fare in modo che si sentano vicini”.
E come si fa per farli sentire più vicini? “Solo dando
a questi anziani di oggi i diritti che sono stati loro sempre negati come l’assistenza.
Ma queste persone devono anche essere riconosciute dalla stato italiano dando
loro il riconoscimento che Italia non si é dimenticata di loro. Non so come
chiamarlo, possiamo dire una piccola pensione, un riconoscimento, io direi tutto
quello che loro sono stati per l’Italia. Anche per quello che sono stati nel
mondo”.
La giornalista de L’Eco chiede a Ianni se cambierà il
ruolo del Comites: “Ancora non è cambiato nulla perché il Comites è nato per
tutelare gli interessi degli italiani all’estero. E le voci di Pallaro e di
Merlo ci aiuteranno perché ancora oggi molti italiani non sanno nulla di noi.
Anzi lo stesso Ministero dell’Interno non sa ancora quanti siamo. Lo Stato italiano
dovrebbe sapere quanti siamo. Si deve sapere quanti sono gli italiani all’estero.
Anche se il lavoro fatto dai Consolati, come quello di Placido Vigo, Console
Generale d’Italia a Buenos Aires è stato davvero magnifico, lui non ha mai smesso
di lavorare, non si è arrivati ancora a fare tutto ciò che si deve fare. C’è
tanto da fare, da ricordare, come Gaetano Cario, che ha fatto di tutto per gli
italiani all’estero e per i suoi calabresi. C’è tanto da comunicare ai connazionali
perché sappiano tutti i movimenti, per quello voglio che ‘Stampa’ rimanga in
mano della presidenza del Comites. Voglio informare su tutto che succede al
Comites. Dobbiamo anche stringere i vincoli con l’Ospedale Italiano anche se
sappiamo che l’Ospedale non fa nulla gratis perché è una azienda ma noi cercheremo
di essere più vicini per riuscire a far qual cosa per i nostri connazionali.
Il Console Vigo se ne va: e vogliamo augurarci che il prossimo Console continui
il lavoro fatto da Vigo.
Inoltre, non è la stessa cosa un Comites nel Canada,
negli Stati Uniti o in Argentina. Noi qua abbiamo una situazione di difficoltà
economiche e sanitarie che non ci sono in quei Paesi. Dovremo ancora avvicinare
di più le nostre associazioni per capire come stanno i nostri anziani”. (Inform)