ITALIANI
ALL’ESTERO
Dalla
Newsletter dell’Osservatorio ITENETs
La comunità italiana in Australia: una
popolazione qualificata
e ben integrata
ROMA - Attualmente vivono in Australia 131.679 cittadini
iscritti presso le Anagrafi consolari e 129.517 registrati nei registri AIRE;
la comunità italiana in questo paese è la decima in ordine di grandezza e rappresenta
un esempio di integrazione riuscita. Nonostante le difficoltà incontrate dalla
prima generazione di emigrati, la fisionomia attuale della comunità italiana,
in particolare delle seconde e terze generazioni, è quella di un gruppo ben
integrato nel paese.
Dal punto di vista lavorativo, gli italiani occupati
sono 76.715. Questo dato, confrontato con gli oltre 131.000 individui registrati
come “non in forza-lavoro”, conferma la presenza di una popolazione “anziana”.
Con riferimento alla situazione professionale, il quadro
lavorativo degli italo-australiani, come emerge, dal Census of Population and
Housing Occupation for Language and Employed Person, condotto nel 2001 dall’Australian
Bureau of Statistics, evidenzia una redistribuzione prevalentemente su attività
di medio-alto profilo professionale.
Sul versante dell’istruzione e della qualificazione professionale,
negli anni ‘90 gli italo-australiani di seconda generazione con più di 15 anni
di età presentano un livello superiore a quello della media degli australiani
(43% contro il 41,9%) e di altri gruppi di immigrati di seconda generazione
(40,7%).
Una particolare attenzione merita la generazione di italo-australiani
di immigrazione più recente, una prima generazione “contemporanea”, giunta prevalentemente
dopo gli anni Settanta e Ottanta e composta, in quote rilevanti, da professionisti,
soggetti qualificati, emigrati non tanto per necessità economica, ma per motivi
connessi alla volontà di migliorare la propria formazione professionale o nel
quadro di programmi di sviluppo industriale e commerciale con l’Australia. Potrebbe
essere non estranea a questa immigrazione la politica australiana di “head hunting”
degli skilled immigrants, interessata non “alle mani degli immigrati ma ai loro
cervelli”.
Tale processo di rafforzamento del capitale cognitivo
della comunità italo-australiana e di propensione all’inserimento nella cosiddetta
knowledge society, si riflette anche sul versante occupazionale: prevalgono,
infatti, lavori di concetto (64,4%), le attività imprenditoriali e le occupazioni
intellettuali (architetti, avvocati, professori universitari, scienziati, ricercatori,
ingegneri, insegnanti, manager, consulenti aziendali, medici, psicologi, ecc.)
rispetto ai lavori manuali (cuochi, operai, tecnici, ristoratori, artigiani,
ecc.).
Il 58,9% della cosiddetta knowledge class mantiene rapporti con l’Italia per le proprie attività lavorative e si può notare, peraltro, una tendenza a lavorare con persone della stessa origine. (Per maggiori informazioni sugli italiani in Australia: “Gli Italiani in Australia” – ricerca ITENETs – CSER – www.itenets.org – Centro di Documentazione - “Relazione sul lavoro degli italiani all’estero, formazione ed impresa” www.itenets.org – Centro di Documentazione) (Inform)