INFORM - N. 96 - 12 maggio 2006


ITALIANI ALL’ESTERO

Dalla Newsletter dell’Osservatorio ITENETs

La comunità italiana in Australia: una popolazione qualificata

e ben integrata

 

ROMA - Attualmente vivono in Australia 131.679 cittadini iscritti presso le Anagrafi consolari e 129.517 registrati nei registri AIRE; la comunità italiana in questo paese è la decima in ordine di grandezza e rappresenta un esempio di integrazione riuscita. Nonostante le difficoltà incontrate dalla prima generazione di emigrati, la fisionomia attuale della comunità italiana, in particolare delle seconde e terze generazioni, è quella di un gruppo ben integrato nel paese.

Dal punto di vista lavorativo, gli italiani occupati sono 76.715. Questo dato, confrontato con gli oltre 131.000 individui registrati come “non in forza-lavoro”, conferma la presenza di una popolazione “anziana”.

Con riferimento alla situazione professionale, il quadro lavorativo degli italo-australiani, come emerge, dal Census of Population and Housing Occupation for Language and Employed Person, condotto nel 2001 dall’Australian Bureau of Statistics, evidenzia una redistribuzione prevalentemente su attività di medio-alto profilo professionale.

Sul versante dell’istruzione e della qualificazione professionale, negli anni ‘90 gli italo-australiani di seconda generazione con più di 15 anni di età presentano un livello superiore a quello della media degli australiani (43% contro il 41,9%) e di altri gruppi di immigrati di seconda generazione (40,7%).

Una particolare attenzione merita la generazione di italo-australiani di immigrazione più recente, una prima generazione “contemporanea”, giunta prevalentemente dopo gli anni Settanta e Ottanta e composta, in quote rilevanti, da professionisti, soggetti qualificati, emigrati non tanto per necessità economica, ma per motivi connessi alla volontà di migliorare la propria formazione professionale o nel quadro di programmi di sviluppo industriale e commerciale con l’Australia. Potrebbe essere non estranea a questa immigrazione la politica australiana di “head hunting” degli skilled immigrants, interessata non “alle mani degli immigrati ma ai loro cervelli”.

Tale processo di rafforzamento del capitale cognitivo della comunità italo-australiana e di propensione all’inserimento nella cosiddetta knowledge society, si riflette anche sul versante occupazionale: prevalgono, infatti, lavori di concetto (64,4%), le attività imprenditoriali e le occupazioni intellettuali (architetti, avvocati, professori universitari, scienziati, ricercatori, ingegneri, insegnanti, manager, consulenti aziendali, medici, psicologi, ecc.) rispetto ai lavori manuali (cuochi, operai, tecnici, ristoratori, artigiani, ecc.).

Il 58,9% della cosiddetta knowledge class mantiene rapporti con l’Italia per le proprie attività lavorative e si può notare, peraltro, una tendenza a lavorare con persone della stessa origine. (Per maggiori informazioni sugli italiani in Australia: “Gli Italiani in Australia” – ricerca ITENETs – CSER – www.itenets.org  – Centro di Documentazione - “Relazione sul lavoro degli italiani all’estero, formazione ed impresa” www.itenets.org – Centro di Documentazione) (Inform)


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