INFORM - N. 95 - 11 maggio 2006


MOSTRE

Alla casa di riposo della fondazione “Katharinen Stift”

Artisti sardi a Friburgo: dalla Sardegna una boccata di vita e speranza, di colori e suoni

Mostra organizzata da “Katharinen Stift”, Missione cattolica italiana, Dante Alighieri, le Acli e associazione Punto

 

FRIBURGO - Alla casa di riposo della fondazione “Katharinen Stift” di Friburgo si entra per essere assistiti e aiutati a concludere la parentesi terrestre.

Agli inizi di maggio, ad interrompere la monotonia dei ritmi quotidiani, sono entrati nella casa di riposo colori, forme e note che hanno portato una boccata di vita e speranza agli ospiti e che, dalla sala espositiva di questa struttura, hanno contaminato anche la città. Un’idea semplice e forte ha mosso i promotori di questa iniziativa: fare incontrare situazioni che difficilmente entrano in comunicazioni tra loro.

La mostra d’arte (dal 6 al 13 maggio) organizzata dal “Katharinen Stift”, dalla Missione cattolica italiana, dall’associazione Dante Alighieri, dalle Acli e dall’associazione Punto ha coinvolto dieci artisti alcuni dei quali noti a livello internazionale. Tutti gli artisti, ad esclusione di uno, sono sardi di nascita o d’adozione, o sardi che vivono in Germania.

Le note che hanno dato il via all’evento e che hanno avvolto la sala di calore, sono sgorgate dal pianoforte di Rosalba Piscedda e dal clarinetto di Augusto Piscedda. Con la loro tecnica impeccabile i due maestri sono riusciti a predisporre gli animi per l’immersione nei colori e nelle forme che scultori, pittori e ceramisti ci hanno regalato.

Chi ha ammirato le sculture di Francesco Cau ci ha ritrovato dentro un pezzo di Sardegna, ad iniziare dalla scelta dei materiali usati : legni segnati dai venti o levigati dai fiumi. E la Sardegna la si ritrova nelle sue maschere o negli animali che popolano il suo mondo: dal cinghiale al toro ridotti nel forme all’essenziale, quasi con lo spirito di un artista dell’era preistorica e la visione di un contemporaneo. Guardando attentamente le sue sculture le immagini si moltiplicano, la testa del toro o le sue maschere policrome ne contengono un’altra, diventano 2, 100  fino a non poterle più contare. L’ammirazione delle opere del maestro Cau non si è limitata al senso visivo, pochi, infatti, i visitatori che hanno resistito al desiderio di toccare le sue opere, di sentirne l’armonia e il calore.

Spostandosi di qualche metro ci si ritrova su una tavola decorata da una serie di piatti dipinti dal maestro Raffaele Secci che ci catapultano in una Sardegna rurale. Appesi alle pareti i suoi acquarelli pieni di colori tenui, paesaggi e personaggi isolani. Tra le opere più ammirate la sua “donna che cuce”.

E dalla Sardegna rurale si passa agli scorci metropolitani proposti dal mastro Giorgio Murtas: S.Antonio, la cattedrale, via Sant’Efisio. Le sue opere sono caratterizzate da movimenti fluenti e flessuosi, ritmi incalzanti, colori puri, accostati audacemente ma che, come per magia, si combinano in modo armonioso.

Portandosi in un altro settore della sala, ci si trova confrontati con l’esplosione dei colori e delle forme del maestro Enzo Conciatori. I colori sono energici, forti, i suoi personaggi sono manichini senza volto che esprimono un’infinità di sentimenti. E alla caduta dei valori in questa nostra società il maestro Conciatori non si arrende, va avanti a colpi di pennello e disegna i suoi manichini su sfondi che non sembrano appartenergli e con caparbietà riesce a farli diventare un tutt’uno, ne crea un’unità.

Anche l’impegno sociale in questa mostra non è mancato, basta, infatti, osservare le opere del maestro Eduardo Bastone. I suoi lavori ci rivelano, oltre al suo impegno sociale, uno dei suoi dati caratteriali, e cioè l’esperienza della pittura murale.

E da ultimo il maestro don Antonio Desogus, il quale è stato l’artefice principale di questo evento. Lui lo ha voluto e realizzato. Ma il suo impegno non si è fermato nell’ideazione dell’evento, egli ha, infatti, regalato ai visitatori la melodia delle parole delle sue poesie, lette dalla voce espressiva della prof.ssa Silvana Piscedda, e la modernità dei suoi “graffiti”, dei quali si è potuto ammirare  la precisione grafica e il senso del movimento dato alle figure sacre con una grande semplicità di tratti.

L’evento ha creato contatti, anche con altri artisti, e la Sardegna, il sud, il mediterraneo hanno avuto in queste giornate friburghesi un ruolo ed un protagonismo forte. (Gianfranco Rizzuti- aclifoglio@t-online.de  /Inform)


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