MOSTRE
Alla
casa di riposo della fondazione “Katharinen Stift”
Artisti sardi a Friburgo: dalla Sardegna
una boccata di vita e speranza, di colori e suoni
Mostra organizzata da “Katharinen Stift”,
Missione cattolica italiana, Dante Alighieri, le Acli e associazione Punto
FRIBURGO - Alla casa di riposo della fondazione “Katharinen
Stift” di Friburgo si entra per essere assistiti e aiutati a concludere la parentesi
terrestre.
Agli inizi di maggio, ad interrompere la monotonia dei
ritmi quotidiani, sono entrati nella casa di riposo colori, forme e note che
hanno portato una boccata di vita e speranza agli ospiti e che, dalla sala espositiva
di questa struttura, hanno contaminato anche la città. Un’idea semplice e forte
ha mosso i promotori di questa iniziativa: fare incontrare situazioni che difficilmente
entrano in comunicazioni tra loro.
La mostra d’arte (dal 6 al 13 maggio) organizzata dal
“Katharinen Stift”, dalla Missione cattolica italiana, dall’associazione Dante
Alighieri, dalle Acli e dall’associazione Punto ha coinvolto dieci artisti alcuni
dei quali noti a livello internazionale. Tutti gli artisti, ad esclusione di
uno, sono sardi di nascita o d’adozione, o sardi che vivono in Germania.
Le note che hanno dato il via all’evento e che hanno
avvolto la sala di calore, sono sgorgate dal pianoforte di Rosalba Piscedda
e dal clarinetto di Augusto Piscedda. Con la loro tecnica impeccabile i due
maestri sono riusciti a predisporre gli animi per l’immersione nei colori e
nelle forme che scultori, pittori e ceramisti ci hanno regalato.
Chi ha ammirato le sculture di Francesco Cau ci ha ritrovato
dentro un pezzo di Sardegna, ad iniziare dalla scelta dei materiali usati :
legni segnati dai venti o levigati dai fiumi. E
Spostandosi di qualche metro ci si ritrova su una tavola
decorata da una serie di piatti dipinti dal maestro Raffaele Secci che ci catapultano
in una Sardegna rurale. Appesi alle pareti i suoi acquarelli pieni di colori
tenui, paesaggi e personaggi isolani. Tra le opere più ammirate la sua “donna
che cuce”.
E dalla Sardegna rurale si passa agli scorci metropolitani
proposti dal mastro Giorgio Murtas: S.Antonio, la cattedrale, via Sant’Efisio.
Le sue opere sono caratterizzate da movimenti fluenti e flessuosi, ritmi incalzanti,
colori puri, accostati audacemente ma che, come per magia, si combinano in modo
armonioso.
Portandosi in un altro settore della sala, ci si trova
confrontati con l’esplosione dei colori e delle forme del maestro Enzo Conciatori.
I colori sono energici, forti, i suoi personaggi sono manichini senza volto
che esprimono un’infinità di sentimenti. E alla caduta dei valori in questa
nostra società il maestro Conciatori non si arrende, va avanti a colpi di pennello
e disegna i suoi manichini su sfondi che non sembrano appartenergli e con caparbietà
riesce a farli diventare un tutt’uno, ne crea un’unità.
Anche l’impegno sociale in questa mostra non è mancato,
basta, infatti, osservare le opere del maestro Eduardo Bastone. I suoi lavori
ci rivelano, oltre al suo impegno sociale, uno dei suoi dati caratteriali, e
cioè l’esperienza della pittura murale.
E da ultimo il maestro don Antonio Desogus, il quale
è stato l’artefice principale di questo evento. Lui lo ha voluto e realizzato.
Ma il suo impegno non si è fermato nell’ideazione dell’evento, egli ha, infatti,
regalato ai visitatori la melodia delle parole delle sue poesie, lette dalla
voce espressiva della prof.ssa Silvana Piscedda, e la modernità dei suoi “graffiti”,
dei quali si è potuto ammirare la precisione
grafica e il senso del movimento dato alle figure sacre con una grande semplicità
di tratti.
L’evento ha creato contatti, anche con altri artisti,
e