STAMPA
ITALIANA
Intervista
de “l’Unità” al segretario dei Ds
Napolitano al Quirinale, Fassino: “Riconosciuta
la nostra storia”
ROMA – “Questa elezione segna una giornata storica per
il nostro partito e, soprattutto, per la democrazia italiana. Oggi si chiude
definitivamente il Novecento. Napolitano è un uomo che ha il profilo politico
e istituzionale per proporsi come il Presidente di tutti gli italiani”.
Piero Fassino ha appena incontrato Napolitano e adesso,
nel suo ufficio di via Nazionale, parla della “commozione che ha colto entrambi”
e racconta “di quel buffetto affettuoso sulla guancia che Giorgio mi ha dato
abbracciandomi, stringendomi come fossi un nipote carissimo”.
Sì, una tappa “storica” quella di ieri. E una giornata
importante anche per il segretario Ds, che ha lavorato per anni con Napolitano
per portare il Pds nell’Internazionale socialista e nel Pse. “È stato per me
un riferimento politico costante - spiega Fassino - Al congresso di Pesaro,
quello in cui venni eletto segretario, gli rivolsi pubblicamente un riconoscimento
per ciò che la sua figura rappresenta nella storia della sinistra. È stato il
dirigente riformista del Pci che non ha mai avuto paura di sollecitare una riflessione
critica sul comunismo. Una riflessione che guardasse alla socialdemocrazia come
all’unica sinistra in grado di tenere insieme uguaglianza e libertà”.
La sua elezione
al Colle segna la fine del “fattore K”, come si è detto?
“È stato eletto Presidente della Repubblica un esponente
della sinistra. Un uomo la cui esperienza politica e umana è venuta sviluppandosi
lungo sessanta anni di impegno politico. Prima nel Pci ,poi nel Pds, infine
nei Ds. Questa elezione riconosce il valore, l’autorevolezza, il rigore e il
coraggio politico di Napolitano. Ma riconosce anche la storia del principale
partito della sinistra italiana e di quel movimento di cui Giorgio è stato dirigente
autorevolissimo. Si può dire che è stata definitivamente superata ogni forma
di preclusione e di pregiudizio politico”.
Immaginava un
esponente del suo partito al Quirinale?
“Nel 2001, all’indomani della sconfitta del centrosinistra,
sarebbe stato difficile pensare un diessino al Colle. L’elezione di Napolitano
al Quirinale rappresenta il felice epilogo di un lungo lavoro. In questi cinque
anni abbiamo ottenuto continui e crescenti successi. Governiamo 16 regioni,
74 province, 5000 comuni. Abbiamo mandato a casa Berlusconi, conquistato il
governo del Paese e una personalità autorevolissima del nostro partito siederà
tra pochi giorni al Quirinale. Un bilancio più che positivo, di cui va dato
merito - prima di tutto - alla generosità e alla dedizione dei nostri militanti.
Anche l’elezione di Napolitano dimostra che i Ds sono una risorsa fondamentale
della democrazia italiana, la forza che con più determinazione ha tessuto la
rete unitaria che ha permesso di ricostruire il centrosinistra e di rilanciare
l’Ulivo. Sì, il 10 maggio è un giorno felice per noi e per l’Italia”.
Napolitano presidente
del 50% degli italiani, come titolava un quotidiano di centrodestra?
“Napolitano è stato presidente della Camera, ministro
degli Interni, ha ricoperto incarichi politico-istituzionali di particolare
delicatezza. Viene eletto Capo dello Stato un uomo che ha il profilo politico
e istituzionale necessario per proporsi come il presidente di tutti gli italiani
e per dare continuità a un modo di interpretare la prima carica della Repubblica.
Quello di Ciampi, che ha rappresentato un punto di certezza per milioni di donne
e di uomini del nostro Paese. Sarà così anche per Napolitano di cui tutti riconosciamo
il senso dello Stato, il rigore civico, lo scrupolo dell’imparzialità. In questi
sette anni, complessi e difficili, Ciampi è stato un fattore di stabilità costituzionale
e democratica che ha consentito di gestire bene passaggi travagliati e critici.
Napolitano, che appartiene alla stessa generazione di Ciampi - e ha maturato,
in un percorso parallelo, le stesse esperienze - saprà essere altrettanto capace
di rappresentare un punto di garanzia e sicurezza”.
È stato eletto
solo dal centrosinistra, però...
“Anche se eletto con i soli voti dell’Unione, ha il profilo
e il carattere per essere il presidente di tutti gli italiani. Credo che il
centrodestra abbia perso un’occasione. La candidatura di Napolitano avrebbe
consentito all’intero Parlamento, e a ogni forza politica, di assumerla e di
votarla”.
La convergenza
sull’elezione del Capo dello Stato sembrava a portata di mano, come mai non
si è realizzata?
“Per tre giorni
L’Unione ha
votato compatta. Eccessivo quindi il timore di franchi tiratori?
“Nel voto si è visto quanto il centrosinistra sia stato
unito nel sostenere il suo candidato. Una dimostrazione ulteriore, dopo le elezioni
di Marini e Bertinotti, che la maggioranza che ha vinto le elezioni c’è ed ha
quell’alto grado di coesione che le consente di governare”.
Ci sarebbe stata
la stessa compattezza senza il passo indietro di D’Alema?
“L’elezione di Napolitano è stata favorita da un atto
di generosità e di responsabilità di D’Alema. Massimo aveva tutti i titoli per
aspirare alla presidenza della Repubblica. E non c’è dubbio che l’elezione di
un uomo di 57 anni alla suprema carica dello Stato avrebbe rappresentato un
fattore di grande innovazione. D’Alema sarebbe stato un Presidente della Repubblica
autorevole, capace di guidare le istituzioni in una fase di transizione delicata.
A questo esito non si è potuti giungere per l’ostilità preconcetta e il pregiudizio
del centrodestra e credo che, con lucidità e lungimiranza, abbiamo compiuto
una scelta, quella di Napolitano, che ha sbloccato una situazione che poteva
divenire di difficile soluzione”.
Le tensioni
hanno attraversato anche il centrosinistra, però.
“L’elezione del Presidente della Repubblica è sempre
stata il momento più difficile della vita politica italiana. Quasi mai è avvenuta
secondo percorsi scontati. Spesso si è conclusa con eletti assai diversi rispetto
ai candidati iniziali. È andata così anche questa volta. Nella prima fase di
questa vicenda, quella in cui abbiamo cercato di verificare fino in fondo la
praticabilità della candidatura di D’Alema, si sono manifestate difficoltà e
resistenze evidenti nel centrodestra, ma non solo lì. Queste hanno reso il percorso
più complesso e difficile. Tuttavia noi abbiamo cercato di creare ugualmente
condizioni per realizzare la candidatura di D’Alema. L’assoluta indisponibilità
della destra ad aprirsi a un confronto, però, ha indotto noi - e D’Alema stesso
- a compiere una scelta generosa e responsabile, che consentisse in ogni caso
al centrosinistra di offrire al Paese un candidato a cui il centrodestra non
potesse obiettare nulla. Alla fine, la mossa di candidare Napolitano si è rivelata
giusta”.
Nella destra
c’erano posizioni diverse, però...
“Per un verso
Che tempi prevede
per la formazione del governo Prodi, adesso?
“Brevissimi. Queste quattro settimane hanno dimostrato
che la compattezza del centrosinistra non è momentanea o strumentale. L’elezione
di Bertinotti alla Camera, quella più sofferta di Marini al Senato, e quella
di Napolitano alla Presidenza della Repubblica, dimostrano che il centrosinistra
ha coesione, solidarietà e determinazione. Il modo come usciamo da questa fase
consente di guardare con fiducia e serenità anche alla formazione del governo.
Dopo una prova di compattezza come quella di queste ore, Prodi è nelle condizioni
migliori per dare vita a un governo autorevole. Forte per personalità politiche,
competenze e rappresentatività”.
Lei farà parte
del governo, segretario?
“Abbiamo davanti due grandi sfide. Una è il governo del
Paese, l’altra è quella di dare corso al progetto di costruzione del Partito
democratico. È chiaro che dobbiamo distribuire le nostre energie per vincere
entrambi queste sfide. Nelle prossime ore discuteremo con Prodi e con gli altri
leader della coalizione e, in funzione di queste scelte, si deciderà il modo
migliore come anch’io debba collocarmi”.
Il muro contro
muro con
“In queste settimane abbiamo sempre lavorato per verificare
la possibilità di convergenze. Ma il centrodestra è percorso da contraddizioni
evidenti. Dopo i tre passaggi istituzionali di questo mese, in sostanza, risulta
ancora più evidente la sconfitta elettorale della destra. Berlusconi non è riuscito
a sbarrare la strada di Napolitano verso il Colle. E Casini e Fini non sono
riusciti a convincerlo sulla utilità di concorrere a questa elezione. Nessuno
dei due campi in cui è diviso il centrodestra riesce ad esprimere una strategia
in grado di guidare quella coalizione. Tutto questo non potrà non aprire una
fase di ristrutturazione profonda della Cdl e dei suoi equilibri interni”. (Ninni
Andriolo–l’Unità)
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