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Approvato dall’Aula il provvedimento di conversione in legge del decreto con misure urgenti in vista della Brexit

CAMERA DEI DEPUTATI

Tra le dichiarazioni di voto quelle dei deputati eletti nella ripartizione Europa Alessandro Fusacchia (Più Europa), Massimo Ungaro (Pd) ed Elisa Siragusa (M5S)

ROMA – La Camera dei Deputati ha approvato il provvedimento che reca misure urgenti per assicurare sicurezza, stabilità finanziaria e integrità dei mercati, nonché tutela della salute e della libertà di soggiorno dei cittadini italiani e di quelli del Regno Unito, in caso di recesso di quest’ultimo dall’Unione europea.  Nel corso delle dichiarazioni di voto finali sul provvedimento, già approvato dal Senato, è intervenuto Alessandro Fusacchia (Misto, ripartizione Europa), che  ha segnalato come esso sia “particolarmente importante” perché attiene allo “stato generale dei rapporti fra Italia e Regno Unito nel quadro della Brexit” e, visto “il permanere di uno stato di incertezza generale rispetto all’esito finale” della trattativa con l’Unione, il deputato ritiene che l’Aula “ dovrà continuare a prestare particolare attenzione” alla materia. Fusacchia si è soffermato in particolare sul tema della cittadinanza, “anche nell’ottica del futuro”, ossia sulla necessità di “guardare a quella cittadinanza europea che dovrebbe dare sempre più forza e più sostanza in termini di diritti e di doveri ai nostri connazionali che si spostano in Europa”. Tra i nodi centrali della cittadinanza, egli ha richiamato il diritto di voto, e segnalato come la questione della partecipazione al voto per il rinnovo del Parlamento europeo dei connazionali residenti in Uk sia stata al momento risolta solo grazie al rinvio del termine ultimo per la Brexit, – rinvio che ha sancito la partecipazione al voto europeo da parte dei cittadini inglesi e l’allestimento dei seggi presso la sedi consolari per i connazionali, così come avviene negli altri Stati membri dell’Unione.

Annuncia il voto favorevole del Pd al provvedimento Massimo Ungaro, eletto nella ripartizione Europa, che evidenzia la condivisione delle misure contenute in esso contenute, che “hanno il fine di contenere l’impatto negativo dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea senza un accordo che avrà un enorme impatto negativo sui nostri 700 mila concittadini italiani nel Regno Unito e sulla nostra economia”. Ungaro sottolinea tuttavia come tali misure siano state “adottate in ritardo rispetto agli altri Paesi europei” e come esse “tralascino alcuni temi importanti”. “Il decreto, per esempio, protegge i diritti e i doveri degli studenti e ricercatori britannici in Italia, ma non vengono aumentate le risorse per le unità del Miur dedite al riconoscimento dei titoli di studio, una misura che sarebbe stata utile alle decine di migliaia di studenti italiani che conseguono gli studi universitari in quel Paese. In termini di previdenza sociale – prosegue Ungaro – avete introdotto un regime transitorio per permettere ai fondi pensioni dei due Paesi di operare almeno per diciotto mesi a partire dalla data di recesso, ma sarebbe stato utile introdurre delle iniziative per assicurare il riscatto integrale dei contributi versati dai lavoratori italiani ai fondi pensioni del Regno Unito una volta rientrati in Italia”. Tra i temi non risolti l’esponente democratico richiama anche quello della cittadinanza italiana e in particolare il requisito della conoscenza della lingua italiana per i coniugi sposati a connazionali che intendano acquisire la cittadinanza; di una più precisa informazione dell’utilizzo delle risorse destinate alla rete consolare in Regno Unito; del mancato inserimento di  meccanismi di chiamata diretta di personale di area medica dall’estero in Italia, vista la carenza che si prospetta per i prossimi anni e la presenza in Uk invece di molti medici ed infermieri italiani. Ungaro si sofferma anche sulla tempistica dell’accessibilità ai nuovi incentivi per l’attrazione di capitale umano e il cosiddetto rientro dei cervelli, previsto nel decreto crescita che sarà accessibile solo dal gennaio 2020,  nonché sulla tutela dei diritti acquisiti dai cittadini italiani in Regno Unito, “perché siamo la seconda comunità europea in quel Paese, con oltre 700 mila italiani”. “Londra oggi è la quinta città d’Italia – rileva Ungaro, che ribadisce la necessità che il Governo “si applichi nel mettere in sicurezza la seconda parte dell’accordo di recesso, quella, appunto, sulla salvaguardia dei diritti dei cittadini”, un impegno contenuto in un ordine del giorno presentato per iniziativa dello stesso Ungaro e respinto della maggioranza. L’esponente democratico conclude poi ricordando come l’esito del referendum sulla Brexit sia stato condizionato dalle crescenti difficoltà economiche e dal disagio sociale che caratterizza una crescente parte della Gran Bretagna e dell’Europa e a cui, a suo avviso, occorre rispondere “con più Europa” e con “un’Europa sociale”.

Per il Movimento 5 Stelle è intervenuta Elisa Siragusa (ripartizione Europa) che ha ribadito come il provvedimento serva “ad evitare le ricadute della Brexit senza accordo per ricreare in via unilaterale lo scenario dell’uscita morbida, la soft Brexit, del Regno Unito dall’Unione europea” e preveda “un periodo transitorio di diciotto mesi che partono dalla data di recesso del Regno Unito dall’Unione europea in assenza di accordo”. “Il decreto-legge permette di far proseguire l’attività italiana degli operatori finanziari inglesi e quella britannica degli operatori italiani alle condizioni attuali. Inoltre introduce misure importanti per la tutela dei diritti dei cittadini britannici in Italia e dei cittadini italiani nel Regno Unito – sottolinea Siragusa, rilevando come “tali interventi erano forse necessari già prima di Brexit e indipendentemente dall’esito di Brexit, ma lo sono ancora di più in questa fase di incertezza”. “Ci vogliono più risorse, ci vuole più personale, ci vogliono spazi più adeguati nei nostri consolati del Regno Unito e questi sono alcuni obiettivi che si pone il decreto-legge con l’autorizzazione di oltre 5,5 milioni già a partire dal 2019 – prosegue l’esponente pentastellata, che richiama tra gli interventi previsti “ l’acquisto, la ristrutturazione e il restauro di immobili adibiti o da adibire a uffici consolari” e aggiunge come “nella relazione tecnica si parla dell’apertura di un ufficio consolare di Manchester”. “Poi  l’incremento di personale di ruolo del Maeci da inviare nelle sedi all’estero così come anche l’incremento di 50 unità del contingente massimo del personale a contratto che le nostre sedi all’estero potranno assumere e inoltre stanziamenti per migliorare la tempestività e l’efficacia dei servizi consolari – rileva ancora Siragusa, ricordando di essere stata lei stessa una giovane emigrata all’estero e come l’emigrazione debba tornare ad essere “una possibilità e mai una necessità”. “Con il Governo vogliamo costruire i presupposti per far sì che i tanti giovani possano decidere di tornare nel nostro Paese, affinché l’Italia possa essere un Paese in cui tornare e non da cui scappare. Oltre alle difficoltà vissute da chi decide di trasferirsi all’estero, i nostri connazionali in UK – aggiunge la deputata – stanno vivendo anche un periodo di profonda incertezza a causa della Brexit”. “Per questo motivo reputo importante dare loro un segnale di vicinanza” con il provvedimento in esame, che – sottolinea Siragusa – “aiuta a semplificare i rapporti tra amministrazione e cittadini residenti nel Regno Unito e stanzia maggiori risorse finanziarie per garantire i servizi utili a chi si è trasferito”. “Siamo intervenuti con tempismo per evitare qualsiasi sorpresa – ribadisce. “Ora, anche nel caso estremo di un mancato accordo tra il Regno Unito e l’Unione europea, i nostri connazionali emigrati sanno che l’Italia si sta occupando della loro vita – conclude la deputata, evidenziando il duplice obiettivo che ha guidato il provvedimento: “rispettare il voto popolare che ha sancito la Brexit e, allo stesso tempo, far sì che questa scelta, forte, del Regno Unito non abbia ricadute negative sui nostri connazionali”. (Inform)

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