direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Farnesina la conferenza “Migrazioni e sviluppo”

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Ieri l’iniziativa promossa dalla Cooperazione italiana per fare il punto sulle azioni intraprese e stimolare un confronto partecipativo ed inclusivo sul futuro. In apertura gli interventi del vice ministro Mario Giro, del direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, Pietro Sebastiani e di Luigi Maria Vignali, direttore centrale per le Politiche migratorie e i visti del Maeci

Giro: “Le migrazioni sono fenomeno strutturale e dalla natura multidimensionale che incrocia tutti gli obiettivi di sviluppo dell’Agenda 20-30 e si lega anche ai temi della pace e della stabilità internazionale. Per affrontarle occorre un vero partenariato che coinvolga i Paesi di origine, transito e destinazione dei flussi”

“L’Italia, che ha una lunga esperienza di emigrazione, sa in un certo qual modo anche come mantenere il legame con le diaspore. Le nostre collettività presenti in tutto il mondo ci aiutano a comprenderlo meglio”

 

ROMA – Si è svolta ieri alla Farnesina la conferenza su “Migrazioni e sviluppo”, iniziativa di confronto promossa dalla Cooperazione italiana per fare il punto sulle azioni intraprese in questo ambito e stimolare un confronto partecipativo ed inclusivo sul futuro guardando in particolare alla complessità dei fenomeni migratori. A sottolineare il grande interesse suscitato dalle migrazioni il direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Maeci, Pietro Sebastiani, che rimarca in particolare la portata che il tema riveste per la cooperazione. “Le questioni migratorie sono in cima all’agenda politica ma anche a quella della cooperazione, visto il nesso tra migrazioni e sviluppo cui abbiamo dedicato il nostro incontro e  che vogliamo approfondire – afferma Sebastiani, che rileva come tale interconnessione sia multisettoriale e densa di implicazioni che richiedono uno sguardo d’insieme, non semplicistico e capace di considerare il lungo periodo delle dinamiche messe in atto o sostenute dalle politiche, e non solo quelle specificatamente rivolte alla cooperazione. Egli ricorda come l’investimento dell’Italia in cooperazione includa “risorse e progettualità che mettono insieme i diversi attori della cooperazione”, richiamando un sempre più vivo interesse al coinvolgimento di società civile e settore privato, su cui è improntata anche la nuova legge italiana che ha riformato la materia.

Di seguito è intervenuto il vice ministro agli Esteri, Mario Giro, che ha tra le sue deleghe la cooperazione allo sviluppo, il quale ha sottolineato come il nesso migrazioni e sviluppo sia un legame spesso “contoverso” su cui invita alla riflessione, ribadendo come esso sia al centro “della nostra cooperazione e della nostra azione politica, specie in ambito europeo”. “Da maggio scorso l’Italia ha posto il tema al centro del Consiglio europeo e su di esso si concentreranno anche i lavori del G7 – afferma Giro, rilevando come stampa e opinione pubblica siano sempre più sensibili all’argomento, al nesso che è “una grande sfida dei nostri giorni”. “La questione migratoria – prosegue – non è solo emergenza, ma fenomeno di lungo periodo che ha a che fare con molteplici ragioni: le guerre, le crisi da cui fuggono i rifugiati; motivazioni economiche e culturali legate alla globalizzazione. Si tratta di un fenomeno dunque dalla natura multidimensionale che incrocia tutti gli obiettivi di sviluppo dell’agenda 20-30 e si lega anche ai temi della pace e della stabilità internazionale che, così come i flussi, interessano tutti i continenti, nessuno escluso”. Per Giro è dunque “illusorio pensare che le migrazioni siano fenomeno transitorio cui si possa rispondere da soli erigendo cancelli o muri, tanto più che la globalizzazione, ancorchè oggi messa in discussione da amministrazioni come quella americana in riferimento in particolare al commercio internazionale, non si fermerà – avverte il vice ministro. “In questo mondo fluido, liquido ed estremamente interconnesso abbiamo bisogno di cercare soluzioni flessibili e insieme solide – afferma Giro, rilevando come tale sforzo debba coinvolgere i Paesi di accoglienza, ma anche quelli di transito e di origine dei flussi, prospettando quindi la necessità di articolare un “vero partenariato” che guardi alla complessità dei fenomeni e al lungo periodo. Tale sguardo deve individuare soluzioni per contrastare la povertà estrema e nello stesso tempo investire sulle giovani generazioni, consentendo loro un ritorno nei Paesi di origine, considerare gli effetti dell’urbanizzazione e i problemi ambientali legati allo sviluppo.

Questo nuovo partenariato, promosso dall’Italia anche in ambito europeo, “va oltre l’aiuto allo sviluppo, che si limita a microcifre, se paragoniamo i fondi in esso investiti, anche in ambito europeo, alle rimesse dei migranti, per questo – aggiunge il vice ministro – l’idea è di coinvolgere sempre più il settore privato e gli investimenti nelle dinamiche di sviluppo delle aree più vulnerabili”. “Occorre oggi uno sforzo creativo e di intelligenza, che nasca dalla consapevolezza che le migrazioni sollevano istanze che non sono unicamente legate al tema della sicurezza e quindi risolvibili con il controllo dei flussi – rileva Giro, rimarcando come sia lo stesso tema della sicurezza ad essere oggi diventato estremamente complesso, così che “pensare a muri o respingimenti non ha futuro”. Oltre all’imperativo etico di salvare vite umane – e Giro ricorda come si debba intervenire anche sulla rotta desertica, interna all’Africa, oltre che nel Mediterraneo – è necessario pensare a strumenti di sviluppo e accordi bilaterali e multilaterali che mettano in campo “politiche ordinarie di gestione delle migrazioni di tipo win-win”, ossia che creino beneficio sia ai Paesi di accoglienza che a quelli di origine, e che guardino al lungo periodo. “L’Italia ha una lunga esperienza di emigrazione – afferma il vice ministro – e sa in un certo qual modo anche come è possibile recuperare ciò che si è perso, come mantenere il legame con le collettività presenti in tutto il mondo e che ci aiutano a comprenderlo meglio”. Temi centrali della politica di sicurezza e sviluppo devono quindi essere quello della gioventù – visto l’altissimo numero di giovani oggi presenti nel continente africano – e del lavoro, temi che possono essere affrontati al meglio con il coinvolgimento delle diaspore, “valore aggiunto e ponte tra due mondi”. “Dobbiamo essere capaci ogni giorno di fare la differenza, con programmi innovativi di cooperazione, fare sistema e raccogliere idee sulle buone pratiche, discutere con i nostri partner europei senza paura, essere testimoni di uno sguardo sereno e senza paura sulle migrazioni – afferma Giro, ricordando anche il lavoro da fare sulla cooperazione delegata (in capo all’Unione Europea nel suo insieme) e l’importanza del microcredito per innescare processi di sviluppo virtuosi, che possono giovare a tutti i soggetti coinvolti. Infine, invita a “trarre il meglio della nuova legge sulla cooperazione”, ribadendo come essa non sia un campo riservato a “specialisti”, ma debba essere invece “momento di connessione civile” per individuare quale futuro costruire.

Sul ruolo dell’informazione nella costruzione di uno sguardo obiettivo sulle migrazioni si è soffermato il giornalista Giampiero Gramaglia, che ha ricordato gli strumenti deontologici elaborati allo scopo e rilevato un “sussulto di responsabilità” dimostrato dai media mainstream negli ultimi tempi, specie di fronte agli attacchi terroristici di cui siamo sempre più spesso testimoni. Paola Alvarez, dell’ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Organizzazione internazionale per le Migrazioni, ha rilevato come il fenomeno migratorio sia connaturato con la storia dell’umanità e “l’impatto determinante” che le politiche hanno su sviluppo ed effetti che i flussi generano in tutti i Paesi coinvolti. Ha ribadito l’importanza delle migrazioni interregionali e sottolineato il tema della coerenza delle politiche: essendo i flussi legati a contesti trasversali e multidimensionali, occorre considerare ciò che le diverse politiche messe in campo possono produrre sulle diverse società, per intervenire in maniera intelligente su integrazione da un lato e cooperazione allo sviluppo dall’altro.

Il direttore centrale per le Politiche migratorie e i visti del Maeci, Luigi Maria Vignali, ha illustrato invece il Fondo per l’Africa, istituito dall’Italia come “strumento di partenariato migratorio”, e per rispondere al carattere complesso, strutturale, multidimensionale e trasversale dei flussi soprarichiamato. Le iniziative messe in atto attraverso il Fondo rispondono infatti “al forte impegno  di partenariato con i Paesi di origine, transito e destinazione dei flussi – spiega Vignali, ricordando come l’Italia si sia fatta portatrice di tale impegno in ambito europeo con il migration compact.

L’obiettivo è dunque stabilire “un partenariato dialogante, capace di mettere insieme tutti gli attori, ma anche fatto di progetti concreti e di coinvolgimento del settore privato – afferma il direttore centrale, chiarendo in questo modo come il Fondo riassuma i nuovi orientamenti in materia di cooperazione assunti dalla nuova legge italiana adattandosi alle complessità delle numerose sfide presenti, attraverso una “pluralità di azioni”. Tra gli esempi di iniziative avviate, si citano quella destinata al Niger e finalizzata alla lotta dei trafficanti di esseri umani, oppure l’assistenza ai migranti nel Sahel – Vignali ricorda come l’attraversamento del deserto determini oggi la morte di tre volte le vittime delle traversate in mare, –  in Niger, in Libia (in fase di elaborazione). Le azioni non si limitano dunque alla cooperazione allo sviluppo, ma comprendono le istanze securitarie – lotta ai trafficanti, – le protezione degli migranti – assistenza, – ma anche la prospettiva dei Paesi di origine, promuovendo lo sviluppo di comunità attraverso programmi che possano anche incentivare il rimpatrio volontario assistito e che guardano alle fasce di popolazione più vulnerabile (ad esempio in Nigeria ed Etiopia), oppure che mirano al sostegno delle diaspore nel loro ruolo di attore di sviluppo dei Paesi di origine (a questo proposito è allo studio un intervento in Tunisia). Altri obiettivi sono “attivare canali di consapevolezza migratoria”, e “sostituire, specie nei Paesi di transito, i modelli economici di sviluppo basati in qualche misura sullo sfruttamento dei migranti, sostenendo modelli alterantivi”. Le risorse investite nel Fondo sono al momento 200 milioni di euro e Vignali, per rimarcare l’importanza del coinvolgimento del settore privato, ricorda come a tale somma corrispondano le rimesse della diaspora senegalese presente in Italia.

Nel corso della conferenza, insieme all’illustrazione di esperienze della società civile impegnata sul campo, anche l’intervento di Laura Frigenti, direttore dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, istituita dalla nuova legge, che ha ribadito come le politiche siano importanti così come i “tanti microinterventi” di ong e settore privato nei diversi contesti di cooperazione. “Il nostro approccio è quello di promuovere una migrazione sostenibile – conclude Frigenti – nei Paesi di origine, transito e destinazione dei flussi”. (Viviana Pansa – Inform)

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