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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Commissione Esteri l’esame del provvedimento di ratifica ed esecuzione degli Accordi tra Italia e Nigeria su estradizione, assistenza penale e trasferimento di persone condannate

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Le disposizioni previste sono state illustrate dal relatore Tony Chike Iwobi

 

ROMA – La Commissione Esteri del Senato ha avviato l’esame del provvedimento di ratifica ed esecuzione di tre accordi bilaterali in materia di cooperazione giudiziaria sottoscritti dall’Italia con la Repubblica federale della Nigeria nel novembre 2016, concernenti, rispettivamente, la materia dell’estradizione, della mutua assistenza in materia penale e del trasferimento delle persone condannate.

Ad illustrare il contenuto del provvedimento il relatore Tony Chike Iwobi, che ha ricordato in premessa come la Nigeria sia il Paese più popolato del continente africano, con oltre 190 milioni di abitanti, e la più grande economia dell’Africa sub-sahariana. “Per lìItalia, che ospita oggi nel suo territorio una comunità di quasi 100.000 nigeriani e che vanta con il Paese africano decennali rapporti di collaborazione economica, la Nigeria rappresenta il secondo partner commerciale nell’Africa sub-sahariana dopo il Sud Africa – prosegue il relatore, ribadendo come l’ampliamento della collaborazione bilaterale, non solo sul piano economico e politico, costituisce “una opportunità da cogliere per l’Italia, anche nei delicati settori della cooperazione giudiziaria”, “al fine di predisporre una più efficace azione di contrasto al fenomeno del crimine transnazionale, spesso correlato allo sviluppo dei flussi migratori”.

Il Trattato di estradizione impegna le Parti a consegnarsi reciprocamente le persone perseguite o condannate dalle autorità giudiziarie dell’altro Stato, ai fini dello svolgimento del processo o dell’esecuzione della pena. L’intesa individua le tipologie di reato che danno luogo ad estradizione, precisando che l’estradizione processuale è prevista per i reati per i quali potrebbe essere inflitta, in entrambi gli Stati, una pena detentiva di almeno un anno, mentre l’estradizione esecutiva può essere concessa solo per pene ancora da espiare di almeno sei mesi. Vengono poi precisati i casi che consentono ad una delle Parti di opporre un rifiuto obbligatorio dell’estradizione, il procedimento di estradizione, con il divieto di riestradizione verso uno Stato terzo della persona estradata, le modalità per la misura cautelare urgente dell’arresto provvisorio, per i casi in cui siano avanzate più richieste di estradizione da diversi Stati e per la consegna della persona da estradare. Prevista anche una procedura semplificata di estradizione nel caso in cui la persona interessata acconsenta.

L’Accordo di mutua assistenza in materia penale – prosegue il relatore – è finalizzato a promuovere rapporti di collaborazione bilaterale rapidi ed efficaci in materia di cooperazione giudiziaria penale, in conformità ai principi del diritto internazionale. In virtù di tale Accordo, conformemente a quanto disposto da analoghi Trattati bilaterali già sottoscritti dal nostro Paese, le Parti si impegnano a prestarsi assistenza giudiziaria in ogni procedimento concernente reati la cui repressione risulti essere di competenza dello Stato richiedente. Il testo, nel definire il suo ambito di applicazione, precisa che l’assistenza giudiziaria potrà riguardare, fra l’altro, la localizzazione e l’identificazione di persone, la notifica di atti giudiziari, l’assunzione di testimoni, il trasferimento di persone detenute e l’esecuzione di indagini, perquisizioni e sequestri. Vengono poi disciplinati forma e contenuto della domanda di assistenza, le sue modalità di esecuzione, le circostanze per uno Stato richiesto per rifiutare o rinviare l’assistenza, il compimento dei singoli atti che possono costituire oggetto di una richiesta di cooperazione, dalla ricerca di persone alle assunzioni di prove, dal trasferimento temporaneo di detenuti alla protezione di vittime e testimoni. L’Accordo prevede, inoltre, la possibilità di scambio di informazioni sui procedimenti penali e sulle condanne inflitte nel proprio Paese nei confronti dei cittadini dell’altra Parte, nonché sulle leggi e sulle procedure vigenti nei due Paesi, e impegna le due Parti a rispettare il carattere di segretezza e di riservatezza della richiesta di assistenza.

Da ultimo, l’Accordo sul trasferimento delle persone condannate è volto a consentire il trasferimento nel proprio Stato dei cittadini detenuti nel territorio dell’altro Stato contraente, al fine di permettere loro di scontare la pena residua nel proprio Paese di origine.

Gli oneri economici sono valutati complessivamente in oltre 200.000 euro annui, ascrivibili essenzialmente alle spese per il trasferimento delle persone condannate.

Il relatore segnala infine come nel provvedimento non vi siano criticità di ordine costituzionale, né contrasti con la normativa dell’Unione europea e con le altre norme di diritto internazionale cui l’Italia è vincolata. (Inform)

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