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Alla Commissione Esteri l’esame degli accordi bilaterali di estradizione e di assistenza giudiziaria tra Italia e Costa Rica

SENATO DELLA REPUBBLICA

ROMA –  Si torna a parlare della ratifica e dell’esecuzione di due accordi bilaterali tra l’Italia e il Costa Rica: un trattato di estradizione e un trattato di assistenza giudiziaria in materia penale tra i due Paesi, entrambi risalenti al 27 maggio 2016. L’esame è tornato in Commissione Affari esteri al Senato e ha avuto come relatore il senatore Tony Iwobi, esponente del gruppo Lega per Salvini Premier – Partito Sardo d’Azione. Iwobi ha ricordato che un disegno di legge di ratifica dei medesimi accordi (A.C. n. 4629) era già stato esaminato, nell’ottobre 2017, da parte della Commissione Affari esteri della Camera dei deputati, ma non poté vedere completato il suo iter di esame per la conclusione della XVII Legislatura.

Come si evince dalla relazione introduttiva, i due accordi bilaterali si inseriscono nell’ambito degli strumenti internazionali finalizzati al rafforzamento dei rapporti di cooperazione del nostro Paese con realtà extra-europee, con l’obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace, nel settore giudiziario penale, il contrasto alla criminalità, anche a carattere transnazionale. Il Costa Rica è un Paese dell’America centrale di quasi cinque milioni di abitanti, stretto tra l’Oceano Pacifico ed il Mar dei Caraibi e confinante con Nicaragua e Panama, che vanta con l’Italia crescenti rapporti sul piano economico, turistico e commerciale, nonostante la comunità di cittadini costaricani, quantificabile in circa cinquecento persone, sia fra le meno numerose tra quelle residenti nel territorio italiano. L’incremento dei rapporti bilaterali implica, inevitabilmente, la necessità di rafforzare la cooperazione fra i due Paesi anche sul piano giudiziario penale.

Nello specifico il trattato di estradizione è finalizzato ad aggiornare profondamente i rapporti bilaterali nel campo della cooperazione giudiziaria penale: in particolare in materia di estradizione, i rapporti sono regolati attualmente da una convenzione per la reciproca estradizione risalente al 1873. Attraverso il nuovo accordo i due Paesi s’impegnano reciprocamente a consegnarsi persone ricercate, che si trovino sul territorio di uno dei due Stati, per dare corso ad un procedimento penale (estradizione processuale) o per consentire l’esecuzione di una condanna definitiva (estradizione esecutiva) disposta dalle rispettive autorità giudiziarie. Più in dettaglio, il testo dell’accordo, composto da ventidue articoli, disciplina i profili dell’estradizione processuale e di quella esecutiva per le parti: s’individuano i reati per cui l’estradizione, nel rispetto del principio della doppia incriminazione, possa essere richiesta e concessa; nonché i motivi, obbligatori e facoltativi, per opporvi un rifiuto. Di particolare rilievo è l’art. 5 che disciplina l’estradizione del cittadino: esso riconosce a ciascuno Stato, pur con talune garanzie, il diritto di rifiutare l’estradizione dei propri cittadini, anche in presenza delle condizioni previste dal trattato per la concessione della stessa.

L’accordo individua quindi le modalità ed i documenti necessari per la presentazione delle richieste di estradizione, nonché le informazioni supplementari che possano eventualmente essere avanzate per consentire la decisione. Gli ulteriori articoli dispongono altresì che la persona estradata non possa essere sottoposta a nessuna misura restrittiva o detentiva per un reato commesso anteriormente alla consegna e diverso da quello che ha dato luogo all’estradizione, secondo il cosiddetto principio di specialità; pongono altresì un generale divieto di riestradizione verso uno Stato terzo per reati commessi anteriormente alla consegna, senza il consenso dello Stato richiesto. Il testo disciplina inoltre i casi di arresto provvisorio della persona richiesta e di richieste di estradizione avanzate da più Stati; pone quindi norme in relazione alle modalità di consegna della persona richiesta e di cose. Da ultimo, il trattato stabilisce le condizioni per il transito nel territorio di uno dei due Paesi contraenti di una persona consegnata all’altra parte da uno Stato terzo e reca disposizioni per la suddivisione delle spese fra i due Paesi contraenti in relazione al procedimento per la richiesta di estradizione, oltre che per la soluzione di eventuali controversie applicative o interpretative dell’accordo bilaterale.

Il trattato di assistenza giudiziaria in materia penale, composto da ventisette articoli, è finalizzato a promuovere una migliore collaborazione in materia di cooperazione giudiziaria penale fra Italia e Costa Rica al fine di renderla rapida ed efficace, conformemente ai princìpi del diritto internazionale. In virtù di tale accordo, i due Paesi s’impegnano a prestarsi assistenza giudiziaria in ogni procedimento concernente reati la cui repressione risulta essere di competenza dello Stato richiedente. In particolare l’art. 1 prevede che le parti s’impegnino a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in materia penale, che riguarderà un esteso novero di atti: la ricerca e l’identificazione di persone, la notificazione degli atti giudiziari, la citazione di testimoni, di persone offese, e di persone sottoposte a procedimento penale; nonché l’acquisizione e la trasmissione di atti, lo svolgimento e la trasmissione di perizie, l’assunzione di testimonianze o di dichiarazioni e l’esecuzione di indagini. Il trattato prevede che l’assistenza giudiziaria possa essere prestata anche quando il fatto per il quale sia richiesta non costituisca reato nello Stato richiesto; disciplina altresì le ipotesi di rifiuto o rinvio dell’assistenza ed individua le autorità centrali designate dalle parti per le richieste di assistenza.

Il testo contiene quindi una dettagliata disciplina dei requisiti formali e di contenuto, che devono caratterizzare la richiesta, e contempla la possibilità che le parti prestino altre forme di assistenza o cooperazione giudiziaria in virtù di specifici accordi, di intese o di pratiche condivise, se conformi ai rispettivi ordinamenti giuridici, compresa la costituzione di squadre investigative comuni per operare nei territori di ciascuno Stato, al fine di agevolare le indagini o i procedimenti penali relativi a reati che coinvolgono entrambi gli Stati. Da ultimo il trattato disciplina lo scambio di informazioni tra gli Stati, prevedendo la trasmissione di informazioni sui procedimenti penali, sui precedenti penali e sulle condanne inflitte nei confronti dei cittadini dell’altro Stato, lo scambio di informazioni sulla legislazione, sia sostanziale sia processuale, e infine la trasmissione di sentenze e di certificati penali.

Il senatore Iwobi rende noto che il disegno di legge di ratifica dei due trattati si compone di quattro articoli. Con riferimento agli oneri economici, il DDL li valuta complessivamente in poco più di 111.000 euro annui a decorrere dal 2019, ascrivibili in parte prevalente alle spese per l’estradizione delle persone condannate e per le missioni dei loro accompagnatori. L’analisi delle compatibilità dei due accordi bilaterali non segnala criticità di ordine costituzionale, né di contrasto con la normativa dell’Unione europea e con le altre norme di diritto internazionale cui l’Italia è vincolata. L’esame del DDL è stato rinviato. (Inform)

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