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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Commissione Cultura l’avvio dell’esame dello schema di decreto sulla ridefinizione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici

CAMERA DEI DEPUTATI

La nuova disciplina riguarda anche quotidiani e periodici italiani editi e diffusi all’estero, o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Ne illustra i contenuti la relatrice Tamara Blazina (Pd), che segnala anche il parere ricevuto in merito dal Cgie

 

ROMA – La Commissione Cultura della Camera dei Deputati ha avviato l’esame dello schema di decreto legislativo sulla ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, provvedimento legato alla riforma dell’editoria e che interessa anche quotidiani e periodici italiani editi e diffusi all’estero, o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.

Ad illustrarne il contenuto la relatrice Tamara Blazina (Pd), che in premessa rileva “la crisi profonda del sistema editoriale italiano”, testimoniata dalla riduzione costante delle copie vendute (- 22% nell’ultimo quinquennio) e dalla caduta degli investimenti pubblicitari (-26,1% per i quotidiani e -22,3% per i periodici nel primo trimestre 2013). A fronte di ciò, si registra una crescita del volume di vendite dell’editoria online, che, però – segnala Blazina, – incide in misura ancora ridotta sui ricavi delle imprese editoriali. Anche la “costante contrazione delle risorse pubbliche destinate alle politiche per l’editoria, che non ha favorito gli investimenti delle imprese” determina “la necessità di un intervento normativo articolato e complessivo relativo al sostegno diretto alla piccola editoria, meno strutturata industrialmente – rileva la relatrice, – ma più presente nelle realtà territoriali locali, con testate che costituiscono spesso la voce alternativa rispetto a quella dei giornali nazionali, e che sono quindi concreta espressione del pluralismo dell’informazione che trova esplicita tutela nella Costituzione”.

Nello schema di decreto vi sono, dunque, misure “orientate a favorire la pluralità e l’indipendenza dell’informazione, l’innovazione dell’offerta informativa, in particolare nel campo digitale, il sostegno degli investimenti delle imprese editoriali e la loro capacità di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo”. Il testo è formato da 33 articoli suddivisi in VII Capi e si pone tra i suoi obiettivi anche quello di “semplificare l’attuale legislazione di questo settore che nel tempo è andata a stratificarsi e a determinare una situazione normativa poco chiara e trasparente”. La finalità è “garantire la coerenza, la trasparenza e l’efficacia nell’utilizzo delle risorse pubbliche, per la piena attuazione dei principi di cui all’articolo 21 della Costituzione – precisa Blazina, che sottolinea come i contributi per le imprese editrici oggetto della norma e afferenti al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione – istituito dalla riforma dell’editoria – saranno ripartiti da un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e che “in caso di insufficienza delle risorse, agli aventi diritto spettano contributi ridotti mediante riparto proporzionale”.

Inseriti nella platea dei beneficiari dei contributi le imprese editrici di quotidiani e periodici italiani editi e diffusi all’estero, o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, che potranno richiederli per una sola testata. Altri beneficiari sono: le imprese editrici di quotidiani e periodici costituite come cooperative giornalistiche; enti senza fini di lucro, ovvero imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto; imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro, limitatamente a un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge delega; imprese editrici di quotidiani e periodici espressione delle minoranze linguistiche; imprese, enti e associazioni che editano periodici per non vedenti e ipovedenti; associazioni dei consumatori che editano periodici. Esclusi invece gli organi di informazione dei partiti e dei movimenti politici e sindacali e i periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico.

Lo schema è improntato inoltre ad uniformare, per quanto possibile, i requisiti previsti per le diverse categorie di beneficiari e, dall’altro, ad una parziale revisione degli stessi nell’ottica di un’apertura dell’accesso al finanziamento anche a nuovi soggetti.

Per quanto riguarda nello specifico i quotidiani e i periodici editi o diffusi all’estero, Blazina segnala il parere espresso dal Consiglio generale degli italiani all’estero che esprime condivisione sull’impostazione generale dello schema di decreto con alcune osservazioni “che saranno sicuramente prese in considerazione nel parere della Commissione – assicura.

Alla stampa italiana all’estero sono dedicati gli articoli da 15 a 24 dello schema in esame, con l’articolo 15 che precisa quali beneficiari dei contributi “le imprese, comunque costituite, che editano, in Italia o all’estero, quotidiani o periodici italiani prevalentemente diffusi all’estero”. “Si considerano prevalentemente diffusi all’estero i quotidiani e i periodici con una diffusione all’estero non inferiore al 60% delle copie complessivamente distribuite, ovvero, per i quotidiani editi esclusivamente in formato digitale, quelli che raggiungono una percentuale di utenti unici mensili all’estero non inferiore al 60% del numero totale di utenti mensili – chiarisce la relatrice, segnalando che “occorrerebbe chiarire se la percentuale di utenti unici mensili raggiunti all’estero deve essere calcolata sul totale di utenti mensili o sul totale di utenti unici mensili”. L’articolo 17 dispone che alle imprese editrici di quotidiani italiani editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero si applicano tutti i requisiti previsti dall’articolo 5 (che indica i requisiti comuni per l’accesso ai contributi), mentre alle imprese editrici di quotidiani italiani editi all’estero e ivi prevalentemente diffusi non si richiede l’obbligo dei requisiti relativi al regolare adempimento degli obblighi derivanti dai contratti collettivi di lavoro, all’iscrizione al Registro delle imprese e al Roc e alla conformità degli assetti societari alla normativa vigente. Viene richiesto, però, che i testi siano scritti almeno per il 50% in lingua italiana. Ai fini del requisito relativo alla percentuale di vendita della edizione cartacea, i quotidiani diffusi prevalentemente all’estero sono equiparati alle testate nazionali, per cui si richiede una percentuale minima di vendita del 20% delle copie distribuite.

L’articolo 18 definisce i criteri di calcolo del contributo – in tal caso senza differenze fra quotidiani editi in Italia e quotidiani editi all’estero – che sono quelli previsti dagli articoli 8 e 9 dello schema in esame, con esclusione degli incentivi volti a sostenere le imprese innovative. “In virtù del rinvio all’articolo 8 – dove si indicano i criteri di calcolo del contributo, – pertanto, anche alle imprese in questione si applica il limite relativo al contributo massimo erogabile e la previsione che il contributo di importo inferiore a euro 5.000 non viene erogato. Per l’edizione in formato digitale della testata si applicano, altresì, le definizioni e le altre previsioni recate dall’articolo 7 che, tuttavia – segnala la relatrice, – non attengono ai criteri di calcolo del contributo e dovrebbero essere inserite in altro articolo”.

Le domande per la concessione dei contributi (articolo 19) vanno presentate entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento del contributo e l’istruttoria per l’ammissione al contributo è curata “dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria con il supporto del Ministero degli Affari esteri, con particolare riferimento all’acquisizione, da parte del competente capo dell’ufficio consolare italiano di prima categoria, della dichiarazione che il quotidiano è diffuso presso la comunità italiana presente nel Paese di riferimento e riveste interesse per la stessa”. Anche in tal caso, il termine per la conclusione del procedimento è il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di presentazione della domanda.

Con riferimento ai periodici all’estero, Blazina segnala che la recente disciplina recata dal decreto del Presidente della Repubblica n. 138 del 2014 ha contemperato l’esigenza di introdurre, anche per questo segmento editoriale, regole più allineate con quelle generali, con la necessità di tener conto di realtà editoriali prive di un’organizzazione professionale strutturata, ma che, tuttavia, svolgono un’importante funzione di testimonianza della cultura italiana anche in paesi in via di sviluppo. Alla luce dell’esperienza maturata, con lo schema di decreto “si cerca di rendere più omogenei, per quanto possibile, modalità e criteri per il calcolo del contributo a quelli applicati per altre categorie di imprese, salvaguardando, al contempo, la specificità del settore, caratterizzato, peraltro, da realtà molto diverse fra loro, attraverso la previsione di alcune deroghe nei requisiti di accesso che, ove richiesti, porterebbero all’esclusione di editori e realtà senza scopo di lucro operanti in paesi connotati da scarso sviluppo economico ed industriale”. L’articolo 21 stabilisce che alle imprese editrici di periodici editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, si applicano i requisiti previsti dall’articolo 5, fatta eccezione per quelli relativi a: edizione della testata in formato digitale (sebbene l’edizione in formato digitale non costituisca requisito, laddove presente in parallelo con l’edizione su carta, è comunque considerata ai fini del calcolo del contributo spettante all’impresa); impiego di almeno 3 dipendenti, con prevalenza di giornalisti regolarmente assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato; percentuale minima di vendita della testata in formato cartaceo. Alle imprese editrici di periodici italiani editi all’estero e ivi prevalentemente diffusi si applicano i requisiti previsti dall’articolo 5, fatta eccezione, oltre che per quelli appena indicati, anche per i seguenti: regolare adempimento degli obblighi derivanti dal contratto collettivo di lavoro; iscrizione al Registro delle imprese e al Roc, conformità degli assetti societari alla normativa vigente; proprietà della testata per la quale si richiede il contributo. Per entrambe le tipologie di imprese, inoltre, ai fini dell’accesso al contributo sono richieste la periodicità almeno trimestrale della testata nell’anno di riferimento del contributo e la trattazione di argomenti di interesse delle comunità italiane all’estero, anche con riferimento alla diffusione della lingua e della cultura italiana e al contributo alla promozione del sistema Italia all’estero. Infine, anche per i periodici editi all’estero e ivi prevalentemente diffusi la trattazione deve essere svolta con testi scritti almeno per il 50% in lingua italiana. Anche in tal caso, la relatrice segnala che non si prevede il requisito relativo al regolare adempimento degli obblighi previsti dalla normativa in materia di lavoro e di previdenza vigente nel Paese dove ha luogo la prestazione lavorativa del personale dipendente, che tuttavia viene poi richiesto dall’articolo 23 nella dichiarazione sostitutiva che accompagna la domanda.

Con riferimento ai criteri di calcolo e all’erogazione del contributo, l’articolo 24 dispone che con un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, emanato di concerto con il Ministro degli Affari esteri, sono stabilite le quote degli stanziamenti assegnati alle imprese editrici di periodici editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero e alle imprese editrici di periodici editi all’estero e ivi prevalentemente diffusi. In sede di prima applicazione, il 70% dello stanziamento è assegnato alle imprese editrici di periodici editi all’estero e diffusi prevalentemente all’estero e il 30% alle imprese editrici di periodici editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero. Nell’ambito di ciascuno dei due stanziamenti, una quota pari al 10% è ripartita in parti uguali fra gli aventi titolo, mentre la restante quota del 90% è destinata al rimborso dei costi di produzione della testata e alla remunerazione per le copie vendute, secondo criteri specifici. Anche per tali imprese, in caso di insufficienza delle risorse, agli aventi titolo i contributi spettano mediante riparto proporzionale. In particolare, i costi considerati ammissibili sono pressoché analoghi a quelli indicati all’articolo 8 dello schema di decreto. La principale differenza riguarda il costo per i giornalisti e per il personale dipendente addetto alla produzione della testata, per il quale è qui previsto il limite massimo complessivo di euro 50.000. La percentuale di rimborso è pari al 50% per i costi relativi a giornalisti e personale dipendente, acquisto della carta, stampa, distribuzione e abbonamento ai notiziari delle agenzie di stampa, e al 75% per i costi legati all’edizione digitale. La quota di contributo per le copie vendute, anche in formato digitale, è di euro 0,25 per ogni copia. Si conferma il tetto massimo al contributo complessivamente erogabile per ciascun periodico, che non può superare il 5% dello stanziamento annuale destinato alla stampa periodica italiana all’estero. Non si applica, invece, il limite del contributo minimo erogabile, pari a euro 5.000. In base all’articolo 23, il termine per la presentazione delle domande è fissato al 31 marzo dell’anno successivo a quello di riferimento del contributo. La documentazione da presentare deve essere tutta prodotta contestualmente alla domanda, anche per via del termine previsto per la conclusione del procedimento, fissato al 31 ottobre dell’anno successivo a quello cui si riferisce il contributo. Anche in tal caso l’istruttoria è svolta dal Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria con il supporto del Maeci, negli stessi termini già visti per i quotidiani.

Blazina segnala poi come, rispetto alle legislazione vigente, venga meno la Commissione incaricata di accertare la sussistenza dei requisiti di ammissione ai contributi e di deliberarne la liquidazione, perchè viene meno la necessità di valutazione, da parte dei componenti, dei contenuti delle riviste e si vogliono evitare possibili conflitti di interesse o situazioni di incompatibilità con i partecipanti alla Commissione stessa che, in alcuni casi, sono anche gli editori delle testate per le quali si richiede il contributo. Ricordiamo tuttavia, come nel parere formulato dal Cgie in proposito (vedi http://comunicazioneinform.it/il-parere-su-riforma-delleditoria-e-contributi-per-la-stampa-italiana-allestero/, per il dibattito all’ultima plenaria http://comunicazioneinform.it/il-dibattito-dellassemblea-plenaria-e-lapprovazione-del-parere-sui-decreti-attuativi-per-la-stampa-italiana-allestero-della-nuova-legge-sulleditoria/), si raccomandi il ripristino di tale organismo. Il seguito dell’esame viene quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)

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