direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Alla Camera dei Deputati la presentazione del libro di Alberto Di Giovanni “Italo-canadesi: nationality and citizenship”

ITALIANI ALL’ESTERO

Il successo dell’integrazione della collettività italiana in Canada ripercorso da uno dei suoi protagonisti, fondatore del Centro scuola a Toronto. Tra gli interventi quelli di Fucsia Nissoli e Francesca La Marca, parlamentari elette all’estero nella ripartizione Nord e Centro America, e di Fabio Porta presidente del Comitato per gli italiani nel mondo della Camera

 

ROMA – È stato presentato ieri presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati il libro di Alberto Di Giovanni “Italo-canadesi: nationality and citizenship”, pubblicato dell’editore Guernica, che ripercorre la principali tappe dell’integrazione della collettività italiana emigrata in Canada. Tappe richiamate grazie all’esperienza personale dell’autore, direttore del Centro scuola e cultura italiana di Toronto (presso il Columbus Center), e che forniscono una testimonianza di quanto il percorso verso l’integrazione sia legato al sentirsi partecipi al destino della società d’accoglienza, partecipazione che molto deve all’interlocuzione con le istituzioni locali e al pieno riconoscimento ottenuto con il diritto alla cittadinanza.

A moderare l’incontro di presentazione Gianni Lattanzio dell’associazione Dialoghi, che ha rilevato come il libro tratti di “un tema importante per la storia dell’emigrazione italiana e per l’Italia che si appresta ad essere Paese multiculturale”. A seguire il saluto di Fabio Porta, presidente del Comitato per gli italiani nel mondo e la promozione del sistema Paese della Camera, eletto nella ripartizione America meridionale, che ha richiamato il suo impegno e auspicato la sempre maggiore valorizzazione “della storia, della vita e di ciò che rappresentano gli italiani all’estero”, valorizzazione importante “per il futuro dell’Italia”, perché “non solo vicenda legata al passato – ha detto, – ma nuova linfa per la ripresa del Paese”. E muove alla concretizzazione di tale impegno anche la proposta di legge formulata dallo stesso Porta per introdurre l’insegnamento della storia dell’emigrazione italiana all’estero nelle scuole italiane, proposta che egli spera possa essere approvata nel corso di questa legislatura.

Ad introdurre il testo Angela Fucsia FitzGerald Nissoli, deputata eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, che ha segnalato come esso colga la “complessità della vicenda migratoria italiana attraverso l’analisi e il racconto della collettività italiana”, “un percorso storico e socio-culturale che appartiene alla collettività e ci conduce a capire l’esistenza di coloro che vivono tra due patrie”. Uno sguardo in presa diretta, dunque, sull’inserimento della componente italiana nel “mosaico canadese”, in cui “emerge con forza la ricerca di una identità italiana in un contesto multiculturale” e il ruolo giocato in questo processo dalla cultura, attraverso l’apprendimento della lingua per cui centrale è stato il Centro scuola costituito dallo stesso Di Giovanni. Altri fattori richiamati sono la chiesa e il ruolo da essa svolto “nell’accompagnamento degli italo-canadesi nella società di accoglienza”, accompagnamento che ha consentito di mantenere tradizioni e legami, così come quello dell’informazione, “strumento di integrazione e – aggiunge Nissoli – di prossimità nelle battaglie sociali, aiuto per il legame con la madrepatria che ha favorito nello stesso tempo l’inserimento nella società canadese”. Ricordata poi la numerosa presenza italiana in Canada, che ha raggiunto l’apice nei primi anni Settanta – 730 mila i connazionali allora presenti in loco – e si attesta oggi, secondo i dati Aire, a circa 135 mila unità, “una realtà complessa fatta di associazioni, tradizione e innovazione – afferma Nissoli, leggendo poi il messaggio inviato per l’occasione dall’ambasciatore italiano in Canada, Gian Lorenzo Cornado. Quest’ultimo evidenzia come il libro fornisca un “racconto del multiculturalismo canadese” e insieme “l’avvincente storia di successo della comunità italiana in Canada e dei suoi protagonisti”, protagonisti che oggi sono i principali “ambasciatori e promotori del made in Italy”. Richiamato anche l’impegno di Di Giovanni in particolare per l’inserimento dell’insegnamento dell’italiano nelle scuole canadesi, impegno che gli è valso in ultimo una laurea honoris causa conferitagli dal S. Michael’s College dell’Università di Toronto. Di Giovanni è inoltre consigliere del Cgie, organismo che, insieme ai Comites e ai parlamenti eletti all’estero, contribuisce a rappresentare efficacemente – rileva Cornado – le istanze dei connazionali presso le istituzioni locali e nazionali.

Di seguito è intervenuta anche Francesca La Marca, deputata originaria proprio di Toronto ed eletta nella ripartizione America settentrionale e centrale, che ha segnalato come l’autore sia “figura centrale della comunità italiana di Toronto e del Canada”, che ha “contribuito alla costruzione del profilo identitario della nostra collettività” attraverso l’attività del Centro scuola, “una delle nostre eccellenze culturali da vantare a livello mondiale”, che ha consentito a moltissimi italo-discendenti di “vivere la cultura italiana attraverso l’apprendimento della lingua, principale fattore di identità”, e “coniugandola con la storia dell’arte e i valori della cultura italiana”. “Il libro spiega i passi che sono stati compiuti per il successo della collettività italiana in Canada, oggi comunità leader e ben integrata, che ha meritato il rispetto di tutte le componenti della società canadese. Passi – conclude La Marca – che sono anche una guida per coloro che vogliono capire meglio la complessità di un Paese multiculturale come il Canada”.

Tra i fattori principali del successo oggi segnalato, l’impegno, a partire dagli anni Settanta, per fare in modo che i figli di emigrati italiani non si limitassero a frequentare le scuole professionali per trovare al più presto un lavoro, ma proseguissero gli studi sino a livelli più avanzati, percorso determinante per l’ascesa sociale degli italo-discendenti e richiamato da Romeo Ricciuti, amico di Di Giovanni, già presidente della Regione Abruzzo. Importante – rileva Ricciuti – anche l’impegno svolto per le attività sportive dei giovani italo-canadesi, per la promozione culturale e la crescita dei legami tra Italia e Canada, una serie di successi per i quali l’invito rivoto a Di Giovanni è quello di “restare in trincea” anche nei prossimi anni.

Lo storico Antonello Biagini, prorettore dell’Università Sapienza di Roma, ha segnalato come lo studio dell’emigrazione italiana sia stato affrontato da ambiti disciplinari – la storia economica oppure quella dell’agricoltura – che ne hanno dato spesso una visione parziale, mentre il discorso pubblico sul tema ha subito occultamenti spesso determinati dalle vicissitudini politiche del nostro Paese. “Oggi invece troviamo una cornice positiva, culminata con la presenza in Parlamento di rappresentanti eletti dalle nostre collettività, una svolta faticosamente conquistata – rileva Biagini, definendo il voto di tale rappresentanza una sorta di “risarcimento per i tanti sacrifici che sono stati compiuti, molto spesso non riconosciuti dalle nostre istituzioni”. E il libro di Di Giovanni per lo storico ci ricorda che il rispetto conquistato dai connazionali “non è stato automatico, ma il prodotto di un lungo lavoro compiuto da collettività che non hanno goduto di un grande appoggio da parte della loro terra di origine, hanno vissuto problematiche complesse e storie individuali anche di grande sofferenza”. Rileva l’importanza della collettività italiana presente in Canada Paul Gibbard, consigliere dell’Ambasciata canadese a Roma, rilevando come il 5% della popolazione canadese sia di origine italiana (circa 1 milione e mezzo di persone), presenza che contribuisce in modo determinante al consolidamento dei legami tra i due Paesi. “Questo libro presenta in modo acuto le sfide per gli immigrati in Canada – afferma Gibbard – e come le collettività immigrate abbiano trasformato in modo positivo il Paese”. Si è soffermata invece sulla particolarità degli elementi architettonici e sulla toponomastica che caratterizza i luoghi di insediamento delle collettività italiane all’estero Flavia Cristaldi, docente di Geografia delle migrazioni all’Università Sapienza di Roma, rilevando come esse abbiano influito anche sulla trasformazione di paesaggi e stili di vita. In vista di Expo 2015 è in fase di preparazione a questo proposito una guida sugli itinerari dei vitigni italiani, diffusi dagli emigrati in tutto il mondo. Per quanto riguarda nello specifico il Canada, Cristaldi rileva come parte sia stata anche un’emigrazione di elezione, ossia data dalla scelta di vivere e di far crescere i propri figli in un contesto multiculturale e segnala come il libro riporti anche l’importanza della componente femminile in emigrazione, spesso trascurata negli studi sul tema.

Di seguito intervengono i consiglieri del Cgie Silvana Mangione, vice segretario generale della Commissione anglofona extra-europea, che segnala il lavoro compiuto dal Centro scuola e da Di Giovanni per ampliare e aggiornare le attività di formazione linguistica e culturale in origine incardinate nella legge del 1971, che da tempo si chiede di rivedere, e Norberto Lombardi, che sottolinea “l’originalità del percorso di integrazione della collettività italiana in Canada”, percorso da cui l’Italia può trarre un esempio per trovare un orientamento multiculturale e plurilinguistico. Richiamata da Lombardi anche la componente identitaria e culturale “diffusa e plurima” maturata dalla collettività italiana di Toronto, esperienza importante per la proiezione culturale del nostro Paese in una dimensione internazionale. Ha ribadito invece l’importanza della chiesa nell’esperienza migratoria ma anche oggi, tra la collettività italiana in Canada e non solo, Luigi Papais, presidente della Consulta Nazionale dell’Emigrazione. Complimenti all’autore sono stati rivolti anche dalla giornalista Tiziana Grassi e da padre Gianni Carparelli, con alle spalle 30 anni di impegno pastorale in Canada.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate a Di Giovanni, che ha ribadito come la storia di integrazione della collettività italiana in Canada sia storia di successo perché “vissuta insieme alla società canadese, di cui ci siamo sentiti parte e protagonisti del cambiamento”. Una trasformazione che non è stata vissuta passivamente, ma cui ha contributo la collettività stessa attraverso il dialogo con le istituzioni e il riconoscimento veicolato dal diritto alla cittadinanza. Per Di Giovanni è dunque essenziale sentirsi parte della società in cui si vive per contribuire al suo cambiamento, sentirsi parte di un destino per cercare di orientarlo anche un po’ a propria immagine. Un modello di integrazione che ha coinvolto da subito gli emigrati italiani giunti in loco e non – come più frequentemente accade nei Paesi meta del flusso in uscita dall’Italia – maturato più lentamente attraverso il succedersi delle generazioni. Un’esperienza, pur con tutti i limiti e la complessità che Di Giovanni non nasconde, che spesso è stata presa ad esempio da collettività in altri grandi Paesi come Stati Uniti o Australia. (Viviana Pansa – Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform