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Ad Amburgo “Non essere cattivo” di Claudio Caligari

CINEMA ITALIANO

L’evento è stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo in collaborazione con il Cinema Metropolis e la MissingFilms di Berlino

 

 

AMBURGO – Presso il cinema Metropolis di Amburgo, è stato proiettato in prima visione con grande successo di pubblico, il film  “Non essere cattivo” di Claudio Caligari, con la testimonianza e la partecipazione del co-autore alla sceneggiatura Giordano Meacci.

Il film, proiettato ad Amburgo in italiano con sottotitoli in tedesco, è uscito nelle sale cinematografiche italiane nel 2015 senza che il suo regista potesse viverne il successo, poiché deceduto prima del completamento della pellicola.

L’evento è stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Amburgo in collaborazione con il

inema Metropolis e la MissingFilms di Berlino, una Casa di distribuzione cinematografica fondata da giovani italiani nel 2007.

La serata è stata introdotta dal direttore del cinema Metropolis, Martin Aust a cui è seguito il saluto del rappresenatnte dell’Istituto Italiano di Cultura, Nicola Fresa.

La moderazione e traduzione per l’intervento di Meacci con il pubblico sono state curate da Francesca Bravi, lettrice all’Università CAU di Kiel.

Il film, presentato fuori concorso alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con buon successo, si apre con una scena ambientata negli anni novanta sulla spiaggia di Ostia. Cesare prende involontariamente una siringa, che un tossicodipendente aveva lasciato. Fuori di sé dalla rabbia, rimane in agguato per un tratto di tempo con una palanca in mano per colpire il primo eroinomane che fosse passato di lì, finché Vittorio, il suo migliore amico, lo convince a lasciar perdere.La scena sembra l’esito dell’opera, con cui il regista, agli inizi degli anni ’80 ha scritto la storia del cinema italiano, con il film  “Amore tossico” (1983). Caligari considerava il suo ultimo film “Non essere cattivo”, i cui montaggi egli stesso non portò a termine, come compimento di una  “trilogia” sugli Outcasts sociali ai margini di Roma, che Pasolini con “Accattone” (1961) aveva iniziato ed egli stesso con  “Amore tossico” aveva proseguito. Il film muove le prime scene come una sorta di reportage, descrivendo ogni particolare della vita dei due protagonisti, Cesare e Vittorio, intrappolati in una realtà da cui sembra non esserci via di fuga.

Nonostante il film si giri all’aperto, nelle strade e nelle spiagge di Ostia, riflette la ristrettezza sociale nel linguaggio delle immagini.

Come spiega Meacci, il mare, che in genere connota l’idea di libertà, d’immensità, costituisce nel film un limite, una sorta di porta tramite la quale si giunge alla consapevolezza della drammaticità della vita da spacciatori e da tossicodipendenti. Drante un lavoro di notte in spiaggia, Cesare viene, infatti, esortato dal compagno a non guardare il mare, per evitare di pensare! Si tratta di un ammonimento che puntualizza abbastanza bene il clima di rassegnazione in cui Cesare e Vittorio vivono: non si hanno speranze di cambiamento o di una vita migliore.

Vittorio tuttavia si ribella a questo fatale destino quando conosce Linda, una ragazza madre. Per lei si tira fuori dallo spaccio e accetta un posto di lavoro in un cantiere. Sentendosi ancora vincolato al suo compagno d’infanzia, Vittorio cerca di aiutarlo in tutti i modi, senza risultati.

Il titolo “Non essere cattivo” emerge nel film come motto sulla maglietta di un orsacchiotto che Cesare regala a Deborah, la sua nipotina. La bambina , orfana e malata di aids, che vive con lui e la madre di lui, riprende il personaggio della giovane Stella in “Accattone”, una specie d’innocente capro espiatorio, al cui destino si mostra in modo particolarmente chiaro la durezza dell’ambiente.

Gli uomini hanno qualcosa di più di un margine di manovra, che tuttavia gli rende possibile diventare colpevoli. L’opzione di non essere cattivi sembra solo essere quella di avere, quando si è pronti, una vita dura da accettare al minimo di sussistenza.

La speranza balena solo in piccoli gesti di solidarietà, e in modo particolare, nell’ostinato attaccamento di Vittorio a Cesare, che non opera miracoli, ma certo si afferma sull’ampia apatia e indifferenza dell’ambiente che lo circonda!

Giordano Meacci, svolgendo le veci di Claudio Caligari, comincia la sua presentazione proprio raccontando come sia nata la loro collaborazione e la cosiddetta “Banda Caligari”, dall’unione dell’autore con Giordano Meacci e Francesca Serafini.

Portando al centro dell’attenzione la figura di Claudio Caligari, deceduto durante le riprese, Giordano Meacci traccia i contorni del personaggio letterario e dell’uomo. Arriva a farne un’apoteosi attraverso una corrispondenza, in cui inquadra la figura di Caligari, come ottimo regista e personaggio dalla grande umanità. Attraverso il chiasmo della bellezza del rigore e del rigore della bellezza, Meacci traccia la figura da cui tanto trae ispirazione, raccontando due aneddoti. La bellezza del rigore di Caligari, Meacci la presenta come un rifiuto da parte del regista di creare un film partendo dagli attori. Una volta  infatti gli fu fatta la proposta di  girare un film con Marcello Mastroianni e Hanna Schygulla. Lui rifiutò dichiarando di non avere una storia adatta a loro. Allo stesso modo Caligari, recandosi sul Lago Maggiore col desiderio di visitare la tomba del padre, decide di non avvicinarsi alla lapide per non lasciare le sue orme nella neve, rovinando la scena. In ciò rispetta a pieno il rigore della bellezza.

Infine Meacci fa notare come il film sia aderente alla realtà: la commistione di scene tragiche, scene felici, e scene comiche è alla base della vita quotidiana. Il giovane co-autore sottolinea la bravura di Caligari che pur ostinato nel voler rispettare il copione, lasciava liberi gli attori, affinché recitassero con naturalezza ed era in grado di accettare senza presunzione i cambiamenti che ne derivavano! (B.V./Inform)

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