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“Abasso di un firmamento sconosciuto. Un secolo di emigrazione italiana nelle fonti autonarrative”

MEMORIA

Presentazione a Novafeltria del libro di Amoreno Martellini

 

“Che si trattasse dell’America, delle miniere del Belgio oppure di un pezzo di terra da lavorare nelle colonie italiane in Africa, il nuovo mondo era un cielo sconosciuto: fallimenti e successi, delusioni e aspettative, amore e morte, vanno collocati sotto quel cielo per comprenderli fino in fondo”

 

NOVAFELTRIA (Rimini) – “Abasso di un firmamento sconosciuto. Un secolo di emigrazione italiana nelle fonti autonarrative”: è il libro  di Amoreno Martellini che viene  presentato oggi  23 aprile,  nella sala del Municipio di Novafeltria.

L’autore si è avvalso del cospicuo corpus conservato presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano

L’incontro – organizzato dalla sezione Anpi Alta Val Marecchia in occasione della Festa della Liberazione e coordinato da Patrizia Di Luca, Centro di ricerca sull’emigrazione (Università degli Studi della Repubblica di San Marino), vede la presenza dell’autore. Amoreno Martellini è docente di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino e direttore dell’Istituto regionale per la Storia di liberazione nelle Marche.

Scrive l’autore nell’introduzione:

“Il crudele destino a voluto che io mi alontanai, trapassi il grande mare Oceano Atlantico che vada lontano cercando fortuna cercando un nuovo nido abasso di un altro firmamento di un firmamento sconosciuto. Così scrive nel 1931 Raimondo Parutto, un ventenne friulano emigrato quattro anni prima in Argentina. Che si trattasse dell’America, delle miniere del Belgio oppure di un pezzo di terra da lavorare nelle colonie italiane in Africa, il nuovo mondo era un cielo sconosciuto: fallimenti e successi, delusioni e aspettative, amore e morte, vanno collocati sotto quel cielo per comprenderli fino in fondo.

Le scritture autonarrative sono ormai entrate a far parte in modo stabile degli strumenti utili al mestiere dello storico, e tra le fonti sono quelle che meglio di altre possono aiutare a entrare nella dimensione più privata e intima. E’ su materiale di tale natura che è costruito questo libro: su decine di diari, di memorie e di epistolari raccolti, custoditi e valorizzati dall’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano. Sono scritti da donne e da uomini che condividono come unico elemento comune il fatto di aver vissuto un’esperienza di emigrazione. Per il resto si tratta di esperienze e di documenti diversissimi tra loro: diversi sono i tempi e i luoghi in cui si è consumata l’esperienza migratoria, diversa la sua durata, diverse sono le età̀ e le provenienze geografiche e sociali degli autori, diverso il grado di alfabetizzazione e di padronanza linguistica. In mezzo a questa frantumazione dell’esperienza migratoria, alla sua scomposizione in così tanti frammenti e così̀ diversi tra loro, si è cercato di seguire tanto la storia eccezionale, la singolarità dell’esperienza individuale, quanto gli elementi sovrapponibili di storie pur così diverse. L’intento di queste pagine non è quello di far riflettere sul nostro passato di emigranti perché sia più facile comprendere il presente. Tuttavia, non possono essere ignorate alcune inevitabili, e a volte suggestive, analogie tra le storie raccontate dai diaristi di Pieve e quelle che balzano quotidianamente ai nostri occhi dalle pagine dei quotidiani o dagli schermi delle televisioni. Esistono delle linee di tendenza che si ripetono nelle dinamiche migratorie, degli schemi che si ripropongono uguali anche in ondate differenti tra loro e molto distanti nel tempo e nello spazio. Lo storico ha il dovere di indagarle, senza indulgere ai facili «come eravamo»”. (Inform)

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