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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma la conferenza internazionale “Worldwide Ban on Female Genital Mutilation”

FARNESINA

L’incontro, sull’eradicazione delle mutilazioni genitali femminili, è organizzato da “Non c’è pace senza giustizia” , in collaborazione con il Maeci e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo

Della Vedova: “Dobbiamo impegnarci nell’eliminazione della pratica della mutilazione genitale femminile, nella ampia ottica della rimozione di tutti gli ostacoli al pieno sviluppo delle donne”

Belloni: “Se si vuole portare avanti questa battaglia occorre che la volontà dei governi marci in perfetta sinergia con il lavoro della società civile”

Bonino: “Non vedere le donne solo come vittime , ma come protagoniste di un mondo in cambiamento”

 

ROMA – Si sono aperti alla Farnesina i lavori della conferenza internazionale sull’eradicazione delle mutilazioni genitali femminili dal titolo “Worldwide Ban on Female Genital Mutilation”. L’incontro è organizzato dall’Ong “Non c’è pace senza giustizia” , in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. La conferenza fa parte del progetto BanFGM, finanziato nel 2014 dalla Cooperazione allo sviluppo italiana per il rafforzamento del quadro politico, istituzionale e giuridico volto all’eliminazione delle pratica delle mutilazioni genitali femminili nei Paesi dell’Africa francofona (Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mauritania, Niger, Senegal). La conferenza si prefigge di valutare i progressi compiuti a livello nazionale e internazionale sul tema, anche alla luce della nuova risoluzione adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel dicembre scorso, negoziata con il contributo attivo dell’Italia

“La presenza oggi di molti rappresentanti di diversi paesi africani – ha esordito il sottosegretario agli Affari Esteri ed alla Cooperazione Internazionale Benedetto Della Vedova aprendo i lavori della conferenza – è per noi motivo di soddisfazione, oltre che un segno di continuità dopo il successo della conferenza Italia – Africa svoltasi alla Farnesina lo scorso maggio con la presenza di 36 ministri degli Esteri di paesi africani ed oltre 400 partecipanti , senza dubbio uno degli eventi di maggior rilievo che la Farnesina abbia ospitato negli ultimi anni”.

Il sottosegretario ha anche sottolineato la solidità che caratterizza il legame dell’Italia con l’Africa, un’area geografica dove il nostro paese si appresta ad aprire due nuove ambasciate in Niger, a Niamey, e in Guinea a Conakry. Della Vedova si è inoltre detto certo del fatto che gli ambiti di collaborazione fra Italia e Africa potranno in futuro estendersi ed approfondirsi sempre più sul piano sociale ed economico a beneficio anche della costruzione di nuove e valide opportunità per le donne e i giovani. “L’incontro odierno – ha affermato il sottosegretario – ci permette riarmare l’impegno italiano nella lotta ad ogni forma di violenza contro le donne e le bambine. E’ un impegno da sempre condiviso tra istituzioni e società civile e in relazione al quale siamo da tempo attivamente coinvolti sul piano nazionale e sul quello internazionale” . Della Vedova ha anche ricordato come dall’adozione nel dicembre 2012 della prima rilevante risoluzione dell’Onu sulle mutilazioni genitali femminili, si siano registrati importanti progressi in ambito internazionale e anche a livello nazionale attraverso l’introduzione in numerosi Paesi di strumenti normativi volti a perseguire queste pratiche. Dopo aver evidenziato l’importante ruolo svolto dall’Italia in campo internazionale nella lotta alle pratiche lesive contro le donne, il sottosegretario ha rilevato la necessità di guardare al problema in una prospettiva più ampia, tenendo conto anche del ruolo centrale svolto dalle donne rispetto allo sviluppo economico e sociale delle comunità. “E’ comprovato – ha precisato Della Vedova – che le donne, se messe nelle condizioni di poter contribuire al meglio delle proprie possibilità, possono fare la differenza, migliorando sensibilmente la loro condizione, quella delle loro famiglie, del tessuto economico e dei contesti sociali a cui appartengono. Dobbiamo quindi impegnarci nell’eliminazione della pratica della mutilazione genitale femminile, nella ampia ottica della rimozione di tutti gli ostacoli al pieno sviluppo delle donne, lavorare in questo senso non è solo doveroso nei confronti delle donne, ma è saggio e lungimirante per l’interesse di tutti”. Il sottosegretario si è inoltre soffermato sulla centralità degli interventi di cooperazione, delle iniziative educative e dell’azione dei media per quanto riguarda la lotta alle pratiche lesive contro le donne. Comportamenti negativi , quest’ultimi, spesso radicati nelle realtà e nelle culture locali. Della Vedova ha poi segnalato l’esigenza di consolidare l’impegno globale contro queste pratiche mettendo a sistema l’apporto di ciascun paese e attraverso la promozione di strategie e programmi specifici di contrasto che operino a tutto campo sia sulla prevenzione, sia sugli aspetti culturali e sociali.

“E’ importante orientare il nostro sguardo – ha concluso il sottosegretario dopo aver espresso preoccupazione per alcune prese di posizioni di importanti Paesi nel campo della tutela dei diritti umani – su quanto potremo fare ancora in futuro, sulle sfide ancora da affrontare e sulle piste di lavoro da seguire nella prospettiva di un impegno sempre crescente, ma soprattutto sempre più condiviso per mettere fine a queste pratiche. Il mio auspicio è che il nuovo quadro delle relazioni internazionali, che rischia di essere pesantemente condizionato dalla prevalenza delle istanze unilaterali e dalla svalutazione degli strumenti dei fori multilaterali, non comprometta la possibilità per il nostro paese di proseguire in questo impegno di concerto con le Ong, le Agenzie di altri Paesi e le istituzioni internazionali”.

Ha preso poi la parola il segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni che ha sottolineato come il Governo italiano sia impegnato da anni con costanza e determinazione per combattere qualsiasi forma violenza contro le donne e in modo particolare la pratica delle mutilazioni genitali femminili. Secondi Elisabetta Belloni inoltre, se si vuole portare avanti questa battaglia, occorre che la volontà dei governi marci in perfetta sintonia e sinergia con il lavoro della società civile, cioè con tutte quelle organizzazioni e di quei movimenti che si prefiggono la lotta alla violenza e l’affermazione della libertà di scelta dell’individuo.

“Sono passati alcuni anni dalla Conferenza del Cairo – ha poi ricordato il segretario generale – e guardando all’indietro come sempre succede troviamo delle luci e delle ombre. Le luci sono state le Risoluzioni adottate delle Nazioni Unite, le legislazioni di vari paesi che sono andate evolvendo permettendo di tutelare le donne attraverso la messa al bando delle mutilazioni genitali e di altre forme di violenza. Credo inoltre che serenamente possiamo affermare come anche nella pratica vi sono state importanti evoluzioni con la diminuzione in alcune aree della mutilazioni genitali , però è anche vero che è sempre più evidente l’esigenza di operare su di un altro settore di vitale importanza che è quello dell’educazione, della consapevolezza, che le donne per prime devono avere, del diritto alla libertà di scelta, del rigetto di ogni forma di violenza e di un’applicazione dei diritti umani senza diseguaglianze.. La violenza che viene perpetrata nei confronti delle donne – ha concluso la Belloni – è un male che riguarda tutti e che affligge su scala universale”.

A seguire è intervenuta Emma Bonino, già ministro degli Esteri e fondatrice di “Non c’è pace senza giustizia”, che ha evidenziato come oggi il contesto internazionale stia vivendo un difficile momento di transizione caratterizzato non solo da guerre asimmetriche e gruppi terroristici, ma anche dai problemi del mondo occidentale di tipo economico. “Una realtà in cambiamento – ha precisato la Bonino – in cui anche le alleanze tradizionali possono essere messe in discussione e in cui grandi paesi di lunga tradizione democratica non stanno praticando quei principi che avevano saputo elaborare in termini di difesa e promozione dei diritti umani e in termini di società inclusive. Non stiamo dando un buon esempio in generale. Ma ci sono settori – ha proseguito la Bonino – in cui la determinazione di alcuni Paesi continua a fare la differenza. Uno di questi ambiti è la promozione dei diritti delle donne, non intesa come una minoranza da tutelare , ma come una maggioranza protagonista possibile di un cambiamento. Non donne solo come vittime , ma donne come protagoniste di un mondo in cambiamento e migliore, un mondo difficile e complesso dove una delle qualità che serve di più è la capacità di tenuta e coerenza anche nei momenti difficili, in cui i punti principali sembrano essere messi in discussione… Qualunque saranno le nuove alleanze, qualunque saranno i muovi organismi – ha continuato l’ex ministro degli Esteri – vi sono cose che comunque saranno utili sempre, come la difesa dei diritti della persona”. Una lotta , quella per i diritti umani che, secondo la Bonino, rappresenta un processo in divenire che ha a volte progredisce e a volte arretra, ma che non deve fermarsi “senza lasciarci dividere – spiega – dallo stereotipico tipico che questi diritti sono imposti dal mondo ricco al mondo in via di sviluppo. Non è così, perché questi sono temi volti a tutelare la persona”.

“Noi abbiamo in Italia – ha aggiunto Emma Bonino – una nuova popolazione formata dalle donne e dagli uomini rifugiati e immigrati. Ed a loro noi cercheremo di fare particolare attenzione, convinta come sono che le donne rappresentano un punto importante di integrazione che aiutano una migliore accettazione… A prescindere dalle culture – ha ribadito infine la Bonino – vi sono delle questioni inviolabili che non si possono trasgredire. Con tutto il rispetto per le tradizioni e per le culture esistono delle pratiche nefaste che dobbiamo comunque superare, vi sono dei limiti a cui non dobbiamo venire meno”.

Fra gli altri interventi segnaliamo quello di Lalla Malika Issoufou, First lady del Niger, che ha spiegato come la Nigeria oltre ad appoggiare la risoluzione internazionale contro le pratiche della mutilazione genitale femminile, si sia dotata di una specifica legge che punisce penalmente chi pratica questo reato. La First lady ha anche segnalato la creazione di specifici comitati, formati da giovani, e l’avvio di una campagna educativa da parte del governo nigeriano che si prefiggono di prevenire le pratiche di mutilazione femminile. Un drammatico fenomeno che comunque in media è presente, con notevoli differenze fra le varie etnie e regioni , in bassa percentuale nel Paese. (G.M. – Inform)

 

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