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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il seminario di studio “Ragionare sul futuro dell’Italia. Ruolo e contributo delle giovani generazioni degli italiani nati all’estero”

ITALIANI ALL’ESTERO

Associazioni Italia-Brasile, Mantovani nel mondo e Vicentini nel mondo

 

Fabio Porta: “Anche il futuro dell’associazionismo e della nostra rappresentanza dipenderanno dalla nostra capacità di interloquire in maniera adeguata con gli ‘italici’ e le nuove generazioni degli italiani nati all’estero:

ROMA – “Ragionare sul futuro dell’Italia. Ruolo e contributo delle giovani generazioni degli italiani nati all’estero”. Questo il titolo del seminario di studi che si è svolto oggi, presso la Sala Iotti della Camera dei Deputati, su iniziativa di alcuni dirigenti di organizzazioni ed associazioni: Italia-Brasile di Fabio Porta, i Mantovani nel mondo di Daniele Marconcini e i Vicentini nel mondo di Marco Appoggi.

“Esiste nel futuro dell’Italia – spiega la nota dei promotori dell’incontro – una prospettiva di ringiovanimento e una rinnovata spinta produttiva per effetto dell’inserimento dei figli e dei nipoti degli italiani che decenni fa espatriarono dal nostro Paese? Com’è noto da tempo, in particolare in America Latina, tantissimi italiani rivendicano presso le nostre rappresentanze diplomatiche e nella Penisola nei comuni il diritto alla cittadinanza. Ma è anche noto che, spesso questo, si risolve in un lasciapassare per gli altri paesi europei o il Nord America senza che l’Italia tragga un beneficio diretto. Come coniugare, quindi, la legittima aspirazione al riconoscimento di un proprio diritto con l’esigenza dell’Italia di trarre vantaggio dall’immissione nel proprio territorio di forze giovani capaci di irrobustire i propri fondamenti economici e sostenere un peso pensionistico che diviene sempre più insostenibile per effetto dello squilibrio esistente tra chi lavora e chi si è collocato a riposo? In questo senso è possibile prevedere forme più flessibili d’ingresso nel nostro Paese di forze giovanili, in larga misura verosimilmente provenienti da aree dell’America Latina attraversate da crisi economiche e politiche profonde, che non ruotino solo intorno all’istituto della cittadinanza? E, poi, come fare perché giovani di origine italiana, sia pure di cultura ed educazione occidentale – quindi più agevolmente integrabili – possano essere in grado d’inserirsi rapidamente sotto il profilo linguistico e culturale in un paese che, comunque, ha una lingua diversa da quella che parlano abitualmente e norme giuridiche e comportamentali spesso di altro segno?”. Nelle intenzioni dei promotori questo incontro costituisce l’inizio di un percorso che prevede il coinvolgimento più diretto delle forze politiche e delle istituzioni pubbliche e private più direttamente interessate.

Intervenendo nel corso del seminario Fabio Porta ha sottolineato la straordinaria opportunità per un Paese vecchio demograficamente come il nostro della “linfa costituita dalle giovani generazioni nate all’estero, soprattutto in Sudamerica, dove si concentra la grande parte di questi giovani”. “L’Italia – secondo l’ex parlamentare del Pd – dovrebbe superare una visione burocratica e amministrativa dell’emigrazione per abbracciare un progetto ambizioso e lungimirante di valorizzazione dei suoi giovani nati all’estero”. “Invece di affrontare l’immigrazione come un problema del Ministero dell’Interno e l’emigrazione come una questione consolare in capo al Ministero degli Esteri – ha aggiunto Porta – il nostro Paese dovrebbe studiare più a fondo come utilizzare al meglio questo grande potenziale”. “I dati sul turismo delle radici o sul successo dell’export e del Made in Italy – continua Porta  – dovrebbero convincere le nostre istituzioni sui vantaggi provenienti da uno strategico investimento sulla promozione italiana nel mondo, su una capillare informazione per gli italiani all’estero e sul rafforzamento dei servizi consolari”.

“Anche il futuro dell’associazionismo e della nostra rappresentanza – ha aggiunto Porta – dipenderanno dalla nostra capacità di interloquire in maniera adeguata con gli ‘italici’ e le nuove generazioni degli italiani nati all’estero: solo una loro piena integrazione ridarà vita alla storica rete italiana nel mondo mentre la loro progressiva esclusione dai nostri circuiti culturali e politici condannerebbe questi giovani ad una progressiva lontananza dall’Italia, con una conseguente perdita netta per il futuro del Paese”. (Inform)

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