direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Roma il dibattito sul XII Rapporto Italiani nel mondo della Fondazione Migrantes

ITALIANI ALL’ESTERO

Sono quasi cinque milioni i connazionali iscritti all’Aire. Dall’indagine un mondo complesso fatto di emigrazione storica,  nuove generazioni e forte ripresa della diaspora verso l’estero

Gli interventi del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola, del segretario generale della CEI Nunzio Galantino, del presidente della Migrantes Guerino Di Tora,  del direttore generale della Migrantes Giovanni De Robertis, del presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi, delle curatrice del Rapporto Delfina Licata e di Salvatore Ponticelli, della Direzione Centrale Pensioni dell’INPS

 

ROMA –  E’ stata presentata a Roma la XII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes. Una variegata pubblicazione che ogni anno fotografa a 360 gradi la realtà dei nostri connazionali all’estero. Un mondo complesso, con quasi cinque milioni di iscritti all’Aire, in cui,  al fianco dell’emigrazione storica, troviamo  le nuove generazione nate all’estero e spesso caratterizzate da identità plurali, e i recenti flussi della nuova diaspora che ha ripreso forza negli anni della crisi economica (per i dati del Rapporto vedi Inform n. 200).

Alla presentazione del Rapporto, moderato dal giornalista Franz Coriasco,  erano presenti, fra gli altri, il direttore generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Maeci Luigi Maria Vignali e i presidente del Comitato permanente sugli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese Fabio Porta.

L’incontro è stato introdotto dal direttore generale della Fondazione Migrantes Giovanni De Robertis che ha rilevato come il Rapporto rappresenti uno strumento quasi indispensabile per la conoscenza dell’emigrazione italiana nel mondo, un contesto che non appartiene al passato, ci riguarda da vicino ed è attualissimo. De Robertis ha inoltre augurato agli intervenuti un buon proseguimento dei lavori  “non solo per un arricchimento personale, ma in vista di un’azione coraggiosa volta a costruire un mondo più giusto e solidale,  dove nessuno sia costretto a partire e ognuno abbia il diritto di scegliere dove costruire la propria vita”.

Ha poi preso la parola il presidente della Fondazione Migrantes Guerino Di Tora che ha in primo luogo segnalato l’iniziativa “Liberi di partire, liberi di restare”,  promossa della Conferenza Episcopale Italiana per i fenomeni migratori, che sviluppa contemporaneamente il livello culturale e pastorale. “Vi sembrerà improprio darvi il benvenuto in una giornata dedicata alla emigrazione italiana parlando di una campagna a favore dei migranti che arrivano oggi in Italia, – ha spiegato Di Tora – ma il confronto è voluto e dovuto in un momento in cui l’Italia è chiamata a confrontarsi con un fenomeno della mobilità globale che è fatto di arrivi, partenze, ritorni e ripartenze…. Per me – ha continuato Di Tora –  è importante sottolineare in questa sede che, nel tempo e nel mondo della libertà di movimento, è doveroso pensare anche alla libertà di restare nella propria terra e questo vale per ogni persona compresi gli italiani che sempre più numerosi sono costretti a lasciare il Paese. Viviamo, ancora una volta, in Italia il ‘tempo dell’attesa’ in cui sempre più famiglie vedono partire i loro figli, i loro padri, i nipoti, persino gli anziani. Dobbiamo impegnarci affinché nessuno sia violato nella sua dignità. La migrazione, infatti, appartiene a ciascuno di noi. È dentro la storia familiare e personale di ciascuno di noi, esige rispetto e impegno. Ieri a noi, oggi a qualcun altro, domani nuovamente a noi”.

Per quanto riguarda la nuova emigrazione dei giovani italiani Di Tora ha poi sottolineato come l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresentino un tema centrale per la rinascita dell’Italia, che non può non passare anche dal confronto con l’estero, ma dove il viaggio diventi fenomeno di arricchimento e non privazione e perdita.

Di Tora ha anche rilevato come lo studio della migrazione, un fenomeno complesso e in continua e costante trasformazione, debba poi passare, grazie all’impegno delle istituzioni e alle indicazioni dei ricercatori, all’azione e all’operatività, Il presidente della Migrantes, dopo aver ricordato l’ottimo lavoro svolto per l’accompagnamento dei migranti dai missionari, dai sacerdoti, dai religiosi e dai laici,  ha parlato dell’esigenza di aiutare le famiglie che vedono partire un loro congiunto, trasformando l’assenza in un essere diversamente presenti, e questo anche grazie alle nuove tecnologie della comunicazione telematica.

“L’Italia, – ha concluso di Tora – all’interno dell’Unione Europea, di fronte alle migrazioni è stata spesso chiamata a reagire alla sfida migratoria con solidarietà rispondendo a imperativi etici e morali e dando un contributo unico allo sviluppo e al progresso del rispetto della dignità e dei diritti umani. Che tale accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo in cui la loro ricerca di benessere e serenità li porti”.

A seguire il Direttore di Tv2000 Paolo Ruffini ha illustrato i contenuti del video “ Rapporto Italiani nel Mondo 2017” che mostra i dati della ricerca, portando anche avanti una riflessione sulla parola “crisi”. Un contesto che a volte diviene volano di creatività e progresso.

E’ poi intervenuta la curatrice del Rapporto Delfina Licata sul tema “La mobilità italiana tra ‘doppi altrove’, periodici spaesamenti e identità arricchite”. La ricercatrice ha in primo luogo sottolineato il legame sempre più stretto che emerge tra mobilità italiana e quella diretta verso il nostro Paese. Da una parte ci sono i cinque milioni di italiani iscritti all’Aire, mentre  dall’altra troviamo cinque milioni di immigrati con residenza in Italia. Una presenza, quest’ultima, che ormai non riesce a frenare il saldo negativo delle nascite nel nostro Paese e che, a differenza del passato, appare più connotata da richieste di protezione internazionale.  La Licata, dopo aver segnalato come ormai milioni di italiani nel mondo abbiano sviluppato un diverso modo di essere presenti in Italia e concepito un’identità italiana arricchita dagli input del paese di accoglienza, si è soffermata sulle caratteristiche della nostra diaspora che appare connotata anche dell’emigrazione di intere famiglie con anziani  al seguito e che spesso, soprattutto per i giovani, non evidenzia una preparazione adeguata sulla lingua e le leggi del paese di destinazione. Una mancanza di conoscenza che può portare all’espulsione del connazionale o, in alcuni casi, alla detenzione per reati minori.

“Negli anni passati – ha concluso Delfina Licata – abbiamo spiegato che è fondamentale il diritto di partire, perché la mobilità non è mai negativa.. l’anno scorso abbiamo parlato del diritto di tornare per rendere la mobilità non unidirezionale, ma circolare. Quest’anno vogliamo invece parlare del diritto di restare”.

Dal canto suo  Salvatore Ponticelli, della Direzione Centrale Pensioni dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (Inps), si è soffermato sul tema “Pensionati italiani nel mondo: approccio concreto a un fenomeno”

“Il fenomeno migratorio – ha spiegato Ponticelli – è al giorno d’oggi  un mosaico con diversi componenti: un’emigrazione storica e tradizionale, che deriva dalla  stretta necessità di trovare i mezzi di sussistenza, e un’emigrazione recente legata a motivazioni diverse con  soggetti che vogliono mettersi in gioco in una realtà diversa da quella d’origine e trovare la propria realizzazione personale e professionale. Un fenomeno, quest’ultimo, che si collega talvolta anche alle scelte politiche delle aziende che sempre di più hanno una visione internazionale dei mercati e che spesso hanno necessità di un confronto e una condivisione di esperienze con professionisti di altre nazionalità per essere competitive sul mercato globale”.

Ponticelli ha poi segnalato come l’INPS dal suo osservatorio rilevi un mutamento delle pensioni all’estero a seguito delle nuove caratteristiche che sta assumendo il fenomeno migratorio. Oltre al tradizionalmente pensionato all’estero, costretto ad espatriare per necessità, oggi infatti emergono nuove tipologie di pensionati all’estero. “Un ruolo importante – ha aggiunto Ponticelli – lo hanno anche gli immigrati che vengono nel nostro paese che, dopo aver svolto attività lavorativa, tornano nel paese d’origine o si trasferiscono in un altra nazione. Più in generale noi possiamo dire che oggi ci troviamo di fronte ad una categoria di lavoratori che sono abituati a muoversi nel mercato del lavoro internazionale, ma che poi non è detto che si fermino nel nostro paese per la pensione. Un altro fenomeno rilevante – ha continuato Ponticelli – è quello coloro che si trasferiscono all’estero dopo il conseguimento del trattamento pensionistico per la ricerca di luoghi dove vi siano, rispetto all’Italia, condizioni di vita e regimi fiscali più favorevoli. Un fenomeno reale e in crescita, ma che è meno imponente di quanto venga  pubblicizzato”.

“Le pensioni liquidate con il sistema della totalizzazione della contribuzione internazionale – ha spiegato Ponticelli passando all’esame delle tabelle – sono circa 770.000 (importo medio mensile di 378 euro), di queste circa il 60% sono liquidate con la totalizzazione di pensioni di contribuzione di altri paesi europei. Di queste pensioni circa il 41% è pagato all’estero…  Le pensioni pagate all’estero sono 373.000, la maggiore concentrazione è in Europa, seguono il Canada, gli Stati Uniti e l’Australia. Delle 373.000 pensioni pagate all’estero l’83% (308.000) sono destinate agli italiani all’estero e 17% (65.000) sono pagate a stranieri”. Ponticelli ha anche segnalato una crescente presenza femminile nel mondo delle pensioni destinate all’estero.

Sulla tematica  “Cultura e lingua: lo stile italiano nel mondo” è invece intervenuto il presidente della Società Dante Alighieri

Andrea Riccardi che ha evidenziato come i passato l’Italia abbia portato avanti il concetto di “italnostagia”, ovvero abbia cercato di intervenire per evitare che gli italiani all’estero dimenticassero la loro identità,  a causa dalle urgenze dell’integrazione e della povertà. “ Eppure rispetto a questa prospettiva – ha affermato Riccardi –  bisogna costatare come lo Stato abbia scarsamente investito sull’italiano fuori dall’Italia,  soprattutto è mancata una visione che si smarcasse dall’italnostalgia. La Francia investe circa 750 milioni all’anno sulla lingua,. La Gran Bretagna 826 milioni, i tedeschi 218, gli spagnoli 80 milioni e il Portogallo 12 milioni. Fino a due anni fa lo stanziamento sulla Dante era arrivato a mezzo milione di euro”.

“Italia, pur avendo pezzi dell’italianità per il mondo, – ha proseguito il presidente della Dante Alighieri – non ha mai fatto sostanzialmente rete…Noi oggi abbiano una chance nuova che emerge da un quadro internazionale cambiato in cui le relazioni sono facilitate e in cui il ‘va e vieni’ è una realtà normale, cioè la globalizzazione che introduce nuove prossimità e sposta i confini….La globalizzazione – continua Riccardi – non ha prodotto un mondo appiattito tutto cosmopolita , ma un mondo di identità che riprendono forza si misurano, si combattono,  si ripensano. Qui c’è stato un ritardo storico italiano, perché noi negli anni novanta, un periodo in cui le identità si ristrutturavano nel mondo, eravamo in piena crisi di introversione…  Il mondo globale non è più solo il mondo delle nazioni dell’ottocento e del novecento, ma è quello delle comunità transnazionali, linguistiche, religiose, culturali e dei movimenti reattivi alla globalizzazione.  Ma da un punto di vista personale il mondo globale è anche quello delle identità personali plurime e arricchite. Più cittadinanze, matrimoni misti e  spostamenti”.

Alla luce ciò, secondo Riccardi, l’Italia deve riconsiderare la sua proiezione internazionale in modo complesso, mettendo insieme molti elementi con cui non si è misurata in maniera sistemica: “ricostruire, ripensare e allargare un orizzonte italiano in cui si collocano pezzi di Italia e italianità. La lingua prima di tutto, ma poi la cultura, lo stile e l’umanesimo italiano che non  è solo un  fatto libresco, ma è modo di vivere”.

Per il presidente della Dante un elemento decisivo nel confronto con il mondo globale è inoltre rappresentato dalla mobilità degli italiani che è andata aumentando dal 2006: Una nuova emigrazione dai caratteri particolari il cui rapporto attuale non è datato e nostalgico, ma fatto di scambio e capace di confronti, e in cui il parlare italiano ormai si accompagna allo stile di vivere  italiano che oggi , a differenza del passato, può essere portato avanti nei vari paesi del mondo senza nascondere la propria identità.

“Il rinnovamento della visione dell’Italia fuori dall’Italia – ha concluso Riccardi –  è oggi rappresentato dal passaggio dall’italnostalgia, che è sostanzialmente una prospettiva difensiva ma anche perdente con il tempo, all’italsimpatia. Questo significa rafforzare l’esistenza di un mondo italiano fuori dall’Italia in cui tutto è presente: emigrati istituzioni, impresa, cultura, lingua, saperi, prodotti, saper vivere. L’italsimpatia è dunque uno scenario da realizzare in cui si collocano gli emigrati, ma soprattutto in cui emerge l’attrazione del nostro paese verso fette di mondo”.

Ha poi preso la parola il sottosegretario agli Esteri con delega agli Italiani nel Mondo Vincenzo Amendola che , nel ricordare la propria esperienza migratoria , ha sottolineato come la storia e il presente migratorio del nostro Paese sia caratterizzato dall’estrema complessità del fenomeno che non può essere inquadrato attraverso stereotipi ed appare caratterizzato da identità plurime . Dopo aver rilevato che la mobilità rappresenta una grande possibilità per il nostro Paese ma anche una necessità del mondo globale, Amendola ha evidenziato la necessità di attrezzare il Sistema Italia per rendere il  mondo degli italiani all’estero patrimonio di identità e di azione.

“Il mondo dell’emigrazione storica va protetta – ha precisato Amendola dopo aver ricordato la battaglia condotta nel Regno Unito per tutelare  per la libera circolazione dei cittadini europei – e ad essa vanno aggiunti i figli delle seconde e terze generazioni con identità già plurima,  che vivono l’italianità,  anche se non parlano l’italiano. Poi ci sono le nuove generazioni che partono oggi. Dentro i 124.000 che segnala  il Rapporto non ci sono però solo i ‘cervelli in fuga’, cioè coloro che hanno un patrimonio ed un bagaglio culturale fortissimo che gli permette di reggere e costruire un progetto di vita. Se la famiglia italiana che vive oltre i confini è così ampia e l’obiettivo così complesso,  – ha proseguito il sottosegretario –  noi dobbiamo aggiornare il meccanismo e  uscire assolutamente dalla nostalgia e dalla recriminazione , dando all’emigrazione storica la dignità che merita per l’esperienza fatta, e alle nuove generazioni la forza di sentire questa identità plurima, senza chiudere il nostro paese, proprio noi che abbiamo alle spalle questo patrimonio, all’8% degli immigrati che giungono in Italia”.

Amendola ha poi segnalato come la grande crescita del nostro export sia dovuto anche alle tante imprese italiane all’estero, solo in Tunisia ve ne sono 900, che costruiscono il benessere fuori dall’Italia dando lavoro alla manodopera in loco e a tanti italiani.

“Noi dobbiamo costruire sussidiarietà – ha proseguito Amendola – per i cinque milioni di italiani all’estero. La nostra ossessione, con risorse purtroppo calanti, è quella di costruire per l’Italia fuori dal’Italia un sistema di protezione paragonabile a quello italiano. E per fare questo la nostra rete diplomatica consolare lavora per costruire, insieme alle realtà che esistono sul territorio come le associazioni  regionali,  i Comites, i consiglieri del Cgie, i  patronati e sindacati,  un  sistema a maglia larga che ci consenta di arrivare al nostro obiettivo: cioè dare un segnale protezione ai nostri cittadini all’estero, e non solo per le emergenze come quella drammatica del Venezuela , ma  per costruire assistenza, orientamento al lavoro e alla sanità e percorsi di inclusione per le giovani generazioni. Ricordando anche il lavoro dei nostri enti gestori, le scuole e gli Istituti Italiani di Cultura per la costruzione di una rete del patrimonio della lingua”. Una rete di protezione tra pubblico e privato che,  secondo Amendola, potrebbe fornire informazioni anche a chi è in procinto di partire per un determinato Paese  e dove tutti i soggetti interessati siano in grado di comunicare fra di loro facendo circolare le esperienze non solo di chi ha avuto successo, ma anche di chi prima di rinunciare e tornare in patria è in cerca di una possibilità in più.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate al segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Nunzio Galantino.

“Mi auguro che questa ricerca – ha esordito Galantino – possa servire ad aiutare la nostra politica ad uscire dalla cultura degli slogan quando si parla di migrazione e immigrazione. La conoscenza corretta dei fenomeni migratoria è la strada giusta per proporre oggi una ambiente sociale in cui ciascuno venga arricchito e non depauperato dalla presenza dell’altro C’è bisogno di questo lavoro e che i contenuti del Rapporto escano fuori e vengano conosciuti anche perché la situazione non è la migliore in Italia e in Europa . Nel Rapporto – ha proseguito Galantino – faccio fatica a tenere distinta l’analisi sulla mobilità umana riguardante gli italiani nel mondo, da quella degli immigrati, forse perché tanti elementi permettono una sovrapposizione fra le due esperienze. Un primo elemento va ricercato nel fatto che il migrante non è un individuo, ma un mondo fatto di relazioni e reciprocità. Il migrante anche fisicamente è solo, ma porta con se le attese che non sono solo sue ma anche di coloro che sono stati lasciati nei luoghi di provenienza.  Questo ci costringe ad un tipo di lettura diversa che vada al di là del dato quantitativo e numerico, per cominciare a guardare negli occhi queste persone che con le loro storie rappresentano un mondo”.  Galantino ha anche evidenziato come il nuovo senso cittadinanza dagli italiani che vanno all’estero, che si sperimenta e si vive durante il percorso della propria vita, sia presente anche fra gli immigrati. “Diventano determinati oggi per parlare di cittadinanza – ha aggiunto il segretario generale della Cei – il cammino formativo, il percorso di conoscenza di sé, i luoghi in cui si vivono le varie stagioni della vita e gli incontri. Un insieme di elementi culturali che creano non una sola identità, ma identità plurime e costantemente dinamiche in arricchimento continuo”. (G.M.- Inform)

 

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