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A Roma il convegno “Quale futuro previdenziale per gli immigrati: problemi e prospettive”

IMMIGRAZIONE
Nell’ambito del secondo Meeting annuale 2013 della Rete Nazionale EMN Italia
A Roma il convegno “Quale futuro previdenziale per gli immigrati: problemi e prospettive”
Versati ogni anno dai lavoratori stranieri in Italia circa 7 miliardi di euro di contributi a fronte dei 65 – 80 milioni di euro erogati per le loro pensioni
ROMA – Si è svolto a Roma, presso la sede INAIL a Roma, il convegno sul tema “Quale futuro previdenziale per gli immigrati: problemi e prospettive”. L’incontro è stato organizzato dal Ministero dell’Interno, Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione, Direzione centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo, nell’ambito del programma annuale dello European Migration Network. La tutela previdenziale degli immigrati, a differenza di quanto avviene per altri temi a carattere meno tecnicistico, è una materia che riguarda da vicino circa 2,5 milioni di lavoratori stranieri e, poiché la sicurezza sociale copre per diversi aspetti anche i familiari, la popolazione di riferimento coinvolge almeno 4,4 milioni persone di residenti, 3,8 milioni se si guarda ai soggiornanti non comunitari, in totale circa 5,2 milioni di persone regolarmente presenti.
Il convegno è stato aperto da Carlo Gaglioli, dirigente medico dell’INAIL che è intervenuto raccontando un aneddoto che incarna la situazione dei lavoratori stranieri: “Oggi mi sono dovuto occupare dell’infortunio di un assicurato. Un infortunio avvenuto un anno fa e denunciato solo oggi quando l’assicurato, nonostante le cure nel suo Paese d’origine, è rientrato qui perché non può più avere una vita autonoma. Questo siamo noi: noi veniamo a conoscenza di questi lavoratori che esistono solo quando si presentano per un infortunio”. Insieme con lui è intervenuto per un saluto anche il prefetto Riccardo Compagnucci vice capo dipartimento civili e immigrazione Ministero dell’Interno: “L’integrazione passa attraverso le grandi e cose e attraverso le piccole cose. Tutto quello che si può fare in termini di miglioramento della qualità della vita, lo facciamo per il bene dell’integrazione, perché il processo che stiamo conducendo porti il ‘sistema Italia’ a condividere ciò che va bene e ciò che va male”.
Le riflessioni iniziali che hanno dato vita al convegno sono state affidate al vice prefetto Alberto Bordi: “L’ultima procedura di emersione ha previsto per i datori di lavoro non solo la regolarizzazione fiscale e retributiva ma anche contributiva. Questa è stata un’importante novità rispetto alla precedenze regolarizzazione del 2009. È inoltre iniziato un rapporto di sinergia soprattutto con l’Agenzia delle Entrate per poter creare i codici fiscali che sono il presupposto per ottenere le prestazioni sanitarie. Mi sono infine occupato personalmente della verifica del DURC, il Documento Unico di Regolarità Contributiva, e a conclusione di un lavoro molto consistenze siamo riusciti ad abilitare 700 operatori dello sportello unico per l’immigrazione delle Prefetture, per verificare la regolarità contributiva delle aziende interessate”.
Dopo il saluto iniziale del Prefetto si è subito entrati nel vivo del convegno con la presentazione da parte di Antonio Ricci (IDOS/EMN Italia) dei primi risultati di una ricerca sul rapporto tra immigrazione e previdenza sociale.
“L’oggetto della nostra ricerca -spiega Ricci- è la sicurezza sociale, quindi le tutele previdenziali, sanitarie e legate agli infortuni e l’accesso ad esse da parte degli immigrati”.
Il dato più rilevante riguarda la considerazione che si ha dei lavoratori stranieri. Spesso si parla degli immigrati come di persone a carico del nostro welfare ma non è così. Essi rappresentano infatti il 10% dei lavoratori e, in alcune categorie, raggiungono addirittura la percentuale del 50% (ad esempio i collaboratori domestici), mentre se andiamo a vedere quanti sono i pensionati stranieri, la percentuale si abbassa precipitosamente fino addirittura allo 0,2%. In pratica stanno versando la pensione degli attuali pensionati e le loro, probabilmente, non verranno mai pagate. Si pensi che gli immigrati versano circa sette miliardi di euro l’anno di contributi ma ne prendono una centesima parte: 65-80 milioni. Per avere un’idea delle prestazioni che l’INAIL eroga ai lavoratori nati all’estero nel corso di un anno bisogna far riferimento ai rischi da loro subiti: nel 2013 si è trattato di 104.330 denunce di infortuni e di 2.850 malattie professionali. Contrariamente a un’opinione diffusa, da precedenti studi effettuati da rappresentanti della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni risulta inoltre che, in proporzione per numero di interventi e per relative spese gli stranieri, inclusi anche gli irregolari, gli stranieri pesano meno degli italiani sulle finanze pubbliche. Quanti sono venuti direttamente dall’estero, per farsi curare a loro spese in Italia, nel 2012 sono stati 3.510.
A seguire sono intervenute Agela Fucilitti, dirigente legislativo INPS e Maria Paola Nanni, del Centro Studi IDOS che ha presentato una ricerca, condotta alla fine del 2010 in collaborazione con la Cooperativa Codres e promossa dallo stesso istituto previdenziale, che vuole indagare il grado di conoscenza dei servizi erogati dall’INPS da parte degli immigrati nella città di Roma. È emersa una popolazione divisa in due grandi gruppi: da una parte i lavoratori molto consapevoli dei propri diritti e dei canali da attivare per ricevere le tutele previste, dall’altra invece un gruppo di utenti con una visione ancora incerta.
Renato Marinaro, responsabile dell’Ufficio Studi e ricerche della Caritas Italiana, ha poi presentato una proiezione di 15 anni sul futuro andamento delle pensioni e l’impatto dei lavoratori immigrati. Uno dei dati più rilevanti, emersi attraverso la simulazione, riguarda il cambiamento dell’ammontare delle persone che entrano in età pensionabile. Per le donne la differenza è molto consistente: in 25 anni entreranno in età pensionabile il 35% delle immigrate in meno a fronte di una diminuzione dell’8% delle italiane. 
L’aspetto giuridico riguardante gli immigrati lo ha affrontato invece l’avvocato Paolo Iafrate: “le problematiche principali riguardano soprattutto la cittadinanza e la residenza degli immigrati in Italia. La Corte Costituzionale è intervenuta recentemente per quanto riguarda l’ex carta di soggiorno. Ora l’INPS, recependo la sentenza della Corte, ha concesso l’assegno sociale anche alle persone che hanno un permesso di residenza differente da quello a lungo periodo”.
Nel suo intervento, Maria Marta Farfan, del Patronato INAS CISL ha parlato del rapporto fra gli stessi patronati e gli immigrati. “È un rapporto fondamentale – racconta Farfan – perché, già a partire dal 2006, abbiamo attivato dei protocolli con il Ministero dell’Interno per i titoli di soggiorno. Questo significa che noi ci occupiamo di inviare telematicamente le richieste di permesso di soggiorno e delle pratiche per i ricongiungimenti familiari. Inoltre facciamo i testi di lingua italiana, partecipiamo al decreto flussi e anche alle procedure di emersione. In più poi seguiamo tutto ciò che riguarda l’attività istituzionale del Patronato, per cui ci occupiamo della tutela socio previdenziale, delle questioni che riguardano la disoccupazione o delle richieste delle invalidità civile, per esempio. La nostra attività in ambito migratorio copre il percorso che dall’ingresso in Italia arriva fino all’ottenimento dalla cittadinanza”.
Ci sono delle problematiche ricorrenti, continua a spiegare la rappresentante del Patronato INAS CISL- che riguardano soprattutto i titoli di soggiorno.”Abbiamo dovuto affrontare una serie di questioni che riguardano i vari inquadramenti del cittadino straniero. Ci sono inoltre frequenti problemi con l’applicazione delle norme che non sempre coincide in tutto il territorio nazionale in maniera uniforme. Noi chiediamo, in tema previdenziale, la verifica della posizione contributiva e assicurativa perché è fondamentale capire la situazione del lavoratore. Da noi ci sono molti cittadini stranieri che usufruiscono dei nostri servizi -conclude Farfan- Il fatto che essi siano completamente gratuiti, incentiva le persone che ha bisogno, a rivolgersi a noi per risolvere le questioni che le riguardano”.
A margine del convegno il suo curatore, Franco Pittau, ha sottolineato quanto siano state importanti le tematiche toccate: “gli immigrati non sono fruitori abnormi delle prestazioni della sicurezza sociale e non lo saranno neppure nel futuro. In questo incontro sono emersi degli spunti per andare incontro agli immigrati in modo sostenibile e concreto, prevedendo una strategia solida che pensi alla dimensione strutturale della migrazione”. (Debora Aru -Inform)
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