direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

A Milano l’82° Congresso internazionale “Alimentare la presenza dell’Italia nel pianeta”

SOCIETÀ DANTE ALIGHIERI

I lavori aperti dal presidente Andrea Riccardi e dall’intervento del sottosegretario agli Esteri Mario Giro

Riccardi: “L’italiano e l’Italia stanno insieme, avanzano insieme o insieme regrediscono. La nostra lingua porta con sé il colore, il sapore e la realtà del nostro paese”

Giro: “C’è molta richiesta di Italia e di lingua e cultura italiana che dobbiamo intercettare e accompagnare, riappassionandoci della nostra lingua, riassociandola ai concetti di felicità e utilità, lavorandoci per riempire un vuoto cui non si può rispondere unicamente con l’economia e con la tecnica”

ROMA – Un Congresso aperto al futuro e improntato dalla volontà di rinnovamento quello della Società Dante Alighieri, svoltosi nel fine settimana a Milano e dal titolo “Alimentare la presenza dell’Italia nel pianeta”, motivo mutuato dall’Esposizione universale. E all’Expo 2015 l’82° Congresso guarda anche per la medesima finalità, il rilancio dell’Italia in uno scenario internazionale profondamente mutato e in cui convoca i suoi Comitati – 401 all’estero e 88 in Italia – ad un contributo di riflessione e approfondimento su come affrontare al meglio le sfide del futuro.

Ad aprire i lavori, nella mattinata di venerdì 25 settembre al Museo diocesano di Milano, l’intervento del nuovo presidente della Dante, Andrea Riccardi, introdotto dal segretario generale Alessandro Masi e preceduto dai saluti di Silvano Ciprandi, presidente del Comitato milanese della Società, che ha ribadito l’obiettivo di un ripensamento che non dimentichi le radici dell’attività del sodalizio.

Riccardi ha subito richiamato il “delicato momento di passaggio della storia della nostra associazione”, dichiarando la sintonia ad Expo quale più evidente segnale del processo di crescita innescatosi nel Paese e simbolo di una rinnovata apertura e allargamento verso il mondo che potrà riuscire solo se associato ad un investimento sull’italiano, “passo decisivo per internazionalizzare l’Italia”, perché alimento della sua presenza e forza propulsiva della domanda d’Italia nel mondo. “L’italiano e l’Italia stanno insieme, avanzano insieme o insieme regrediscono. La lingua – ha aggiunto Riccardi – porta con sé il colore, il sapore e la realtà del nostro paese”.

Nel ripercorre gli oltre 100 anni di storia della Società – che quest’anno festeggia anche il 750° anniversario della nascita del Sommo Poeta, – Riccardi ha richiamato in ultimo la quasi ventennale presidenza di Bruno Bottai, scomparso nel 2014 e cui sarà dedicato un convegno annunciato nel prossimo mese di novembre, e indicato l’itinerario dell’ente che prima “giaceva tranquillo e sostentato tra le braccia dello Stato” per poi avviarsi ad un “faticoso ma reale profilo autonomo”. “Non ci nascondiamo di avere davanti il problema del futuro della nostra Dante Alighieri. Non si può non ripensare una realtà quando ha una storia così lunga: dal 1889, una nascita in un’Italia appena unita, che si affacciava nel mondo, che vedeva i suoi italiani allontanarsi dalla penisola, che si voleva dotare di uno strumento per affrontare gli orizzonti universali ad oggi – rileva Riccardi, segnalando come, con il mondo, si trasformino anche “domande e sfide” cui si deve rispondere con un arricchimento della forma associativa ed una riorganizzazione della Società. Sollecitazioni cui la Dante – ha assicurato – sta facendo fronte, sia sul versante dei Comitati che su quello della presidenza. “Bisogna avere il coraggio di cambiare, perché tanto è cambiato attorno a noi – prosegue il presidente, – a cominciare dal rapporto con lo Stato, che, fino a ieri, considerava la Dante come un’istituzione da sostenere direttamente e quasi integralmente”. “Oggi invece il contributo pubblico si è ridotto gravemente, dell’80% nel 2013 – ricorda, – e noi, con la nostra storia, navighiamo senza doti precostituite, nel mare globale: dobbiamo scegliere la direzione giusta, cercare le risorse, prendere le nostre responsabilità”. La spending review non ha dunque risparmiato né risparmia tutt’oggi la Dante e Riccardi, da ex ministro del governo Monti – segnala, – si mostra consapevole di questa necessità: “se qualcosa vi è venuto a mancare – si giustifica, – non è stato per nostra disattenzione, ma per necessità”. “Abbiamo un problema di reperimento di risorse, ma non siamo pessimisti né dominati solo da un problema finanziario. Sono convinto – prosegue – che se ci sono idee, energie, entusiasmo, ci saranno anche risorse, perché verranno attratte. Dico chiaramente che vogliamo chiedere alle autorità del nostro Paese quanto abbiamo intenzione di investire sulla lingua, perché la nostra non è un’impresa privatistica, anche se è volontaria e non vuole avere una mentalità da para Stato. L’italiano nel mondo – chiarisce – è un’impresa che vale per il sistema paese. Per questo la Dante ha bisogno di vivere con un livello adeguato di risorse”.

“Ci confrontiamo oggi con un mondo largo, molteplice, mentre ci raggiunge, fin dalle nostre città un marcato pluralismo linguistico – rileva Riccardi che si domanda, alla luce di queste circostanze, quale spazio abbia ancora “l’italiano e la cultura in italiano del nostro mondo che parla inglese e che comunica al plurale”, se la nostra lingua “resterà solo la lingua della nostra Heimat, come i tedeschi chiamano la piccola patria o la terra natia, una lingua del privato, del nostro, del familiare”, o non avrà piuttosto “un contributo da dare perché il mondo resti plurale nelle sue lingue e nelle sue culture, senza appiattimenti o banalizzazioni, una lingua tentata dall’universale, elegante e non maggioritaria, ma senza confini”. Per Riccardi a questo interrogativo “non c’è una risposta scontata: non una retorica patriottica, né tantomeno trincerarsi dietro allo slogan dell’italiano come quarta lingua richiesta per lo studio nel mondo. Alla domanda sulla crescita, sulla vitalità dell’italiano, si risponde – afferma il presidente della Dante – con passione e lavoro, accentando la sfida. Ma bisogna adeguarsi a viverla non solo a parole, anche se le parole sono importanti. Bisogna parlare italiano, produrre cultura in italiano, fare cose attrattive e belle in italiano, far apprendere l’italiano, insegnarlo in modalità all’altezza dei tempi. Perché nel mondo l’italiano non si impone di per sé, se non nel caso dei nostri connazionali desiderosi di mantenere la loro identità, quasi come una necessità: non è lo studio dell’inglese. L’italiano – segnala – s’impone come attrazione sua propria: attrazione per chi vuole andare nel cuore della cultura, dell’arte, della musica, della storia, del savoir vivre del nostro Paese”. L’italiano dunque come “chiave di ingresso che ci porta al cuore dell’identità italiana, del mondo italiano, del suo calore e bellezza, ma anche della sua profondità storica e della sua ricchezza artistica”: questo è il modo vincente di intendere la nostra lingua per il presidente della Dante, che rileva come si debba approntare per essa “un’offerta competitiva ed attrattiva”, un impegno già messo in campo dalla Società, con l’aggiornamento e la formazione continua dei docenti, il rilascio delle certificazioni di lingua e con l’obiettivo di incrementare i suoi 163.769 soci studenti in 9.945 corsi e 500 scuole gestite dai Comitati. Richiamato poi l’impegno sul fronte dell’integrazione, con l’insegnamento dell’italiano agli stranieri che oggi scelgono di vivere in Italia.

“Noi però – rileva Riccardi – non siamo solo una scuola, o un centro di studi e ricerche su Dante o un’accademia; vogliamo, è nella nostra vocazione, realizzare il legame tra la cultura e letteratura italiana, la profondità poetico-letteraria dell’italiano, dello scrivere e del dire italiano con l’insegnamento e la comunicazione”. L’obiettivo non è quindi solo “conservazione” ma anche “creazione di identità e cultura”, perché “la lingua senza cultura diventa solo un arnese”: per questo la Dante si pone quale “ponte tra cultura alta e comunicazione e insegnamento” e accetta “la sfida del divulgare”. Tra le proposte di Riccardi per vincere tale sfida, la trasformazione della sede centrale di Palazzo Firenze in una “casa della cultura” e l’organizzazione annuale di un Festival della Lingua in Italia, “per far piacere l’italiano agli italiani, le sue parole, le sue opere, il suo mondo: parole del gusto, dell’interiorità, della comunicazione, della creatività economica e culturale”. Un modo quest’ultimo, anche per avvicinare e coinvolgere sempre di più i giovani nell’attività della Dante.

“Siamo convinti che nel mondo plurale, talvolta babelico, della globalizzazione, l’italiano abbia il suo spazio e non un mediocre spazio. Siamo convinti del futuro dell’italiano nel mondo. Ma niente è assicurato nella sfida globale al Paese. La Dante Alighieri è uno strumento essenziale a questo fine – afferma Riccardi, segnalando tra i suoi compiti anche la connessione di “quanti nel mondo parlano italiano, guardano all’Italia in una rete di simpatia per il nostro paese”. Per il presidente dunque “c’è bisogno di noi, dobbiamo occupare il nostro spazio con creatività e coraggio”. “Così – conclude – daremo un contributo a una pace ricca di un universo plurale, che parla plurale, ma che è profondamente interconnesso. Daremo una mano al nostro paese e alla sua storia, perché gli scenari del mondo siano non monocolori, ma arcobaleno e quindi fortemente colorati d’italiano e di cultura italiana”.

A portare i saluti del governo italiano il sottosegretario agli Esteri Mario Giro che ha ribadito come la Dante sia “una delle più nobili istituzioni della nostra storia nazionale” e rimarcato la valenza della scelta di celebrare l’82° Congresso a Milano, città che ospita l’Esposizione universale e ne ha sorprendentemente mutato la caratteristica “facendola divenire luogo popolare e non specialistico e questo – aggiunge Giro – è dovuto sicuramente al tema cui è dedicato l’evento, ma anche al fatto che si è rivelata un’iniziativa assunta dagli stessi italiani”. Per il sottosegretario si tratta dunque di un successo e di una “dimostrazione che è possibile estrovertire l’Italia”, impegno che da sempre ispira la Dante, “tra i protagonisti della diffusione di lingua e cultura italiana nel mondo”, “comunità che percepisce le opportunità per l’Italia nel mondo e porta con sé concretamente, con il lavoro dei suoi Comitati, un pezzo di Italia in tutto il mondo”. Giro è tornato quindi sulla necessità di “recuperare la coscienza nazionale dell’importanza del nostro collegamento con il mondo”, “di ripensare il nostro Paese in una dimensione globale, ripensamento che non sarà una cosa semplice – ammette, – dopo anni di introversione in noi stessi”. “In questi ultimi anni è stato in realtà il mondo ad affacciarsi all’Italia – prosegue il sottosegretario; – la crisi europea, l’Isis e il fondamentalismo islamico, il ritorno della guerra in Europa e l’emergenza crescita sono tutte questioni che richiedono per essere affrontate di aprirci, di rafforzare la nostra presenza, economica ma non solo, all’estero”. “Il mondo che bussa alle nostre porte ci trova impreparati, anche a livello istituzionale, e il rischio è quello di affrontare lo spaesamento fuggendo le sfide, piuttosto che affrontandole con coraggio – osserva Giro, rilevando la necessità di operare “un salto culturale” per rimettere realmente in moto l’Italia facendo leva su tutti i nostri punti di forza per accompagnare “il piano di estroversione economica dell’Italia nel mondo” con un “piano di promozione culturale dell’Italia nel mondo”. Indispensabile dunque “far leva anche sul nostro patrimonio immateriale”, patrimonio che ha al suo cuore la lingua italiana e la cui promozione è dunque “uno strumento tra i più efficaci per vincere la sfida della globalizzazione”. È un impegno già assunto dalla Dante – per tale “rilancio” Giro evidenzia come i Comitati costituiscano una base già attiva e presente in tutto il mondo – e che impone di “tirare i fili della nostra patria grande, la patria culturale, che non viene definita da frontiere né dal sangue ma tessendo l’interesse e la simpatia per la nostra lingua e cultura, intesa anche come liberazione dal sé angusto e impaurito, una sfida – sottolinea Giro – che deve essere di tutto lo Stato italiano”. Il successo dell’Expo è dunque ricondotto alla permanenza del suo messaggio, “se questo evento avrà fatto maturare l’idea che l’Italia ha qualcosa da dire e può muoversi nel mondo senza paura”, un’idea “non scontata dell’immagine che dell’Italia vogliamo dare al mondo” – evidenzia il sottosegretario, rilevando la necessità di predisporre una linea di azione unitaria per promuovere tale immagine, cui chiede ai delegati dai Comitati presenti al Congresso di contribuire.

Richiamate poi le caratteristiche di apertura dei tratti culturali italiani, tanto più rilevanti “in tempi di identarismo rabbioso”: “siamo stati un popolo che ha attraversato le frontiere con la nostra emigrazione, che, se in taluni casi ha perduto la propria lingua, non ha perduto la propria identità, vissuta come processo e non dato fissato per sempre, una storia di grandi sofferenze ma anche di grandi successi – aggiunge il sottosegretario, – perché ha creato mondi nuovi in cui gli italiani sono diventati protagonisti, mantenendo però un legame con la terra di origine e considerandola un punto di onore”. Si tratta di un “intreccio” che molto ci deve dire anche nel dialogo con gli immigrati di oggi: “le culture non si respingono e oggi la nostra lingua ci aiuta ad avere una nuova geografia del mondo; la sua caratteristica è quella di andare oltre i confini, di sapersi adattare senza perdersi, una debolezza che oggi si rivela invece un punto di forza – sostiene Giro, aggiungendo come “l’opacità e la contraddittorietà connesse ad ogni incontro non costituiscano muri, ma lascino sempre filtrare qualcosa” che ci mette in relazione con l’altro. “Il nostro errore – dice – è quello di credere di avere una lingua debole e inutile, e inutili le istituzioni che di questa si occupano. C’è invece molta richiesta di Italia e di lingua e cultura italiana che dobbiamo intercettare e accompagnare, riappassionandoci della nostra lingua, riassociandola ai concetti di felicità e utilità, lavorandoci per riempire un vuoto cui non si può rispondere unicamente con l’economia e con la tecnica”. Il sottosegretario si dice quindi certo che il Governo appoggerà “un’idea convincente di promozione culturale e linguistica di alta qualità e al passo con i tempi”, idea che dovrà ispirare anche la riforma delle scuole italiane all’estero – la cui delega all’esecutivo è tra quelle incluse sulla riforma recentemente approvata della Buona scuola, – prevedere strumenti di azione più flessibili, la presenza in nuove aree del mondo e il coinvolgimento di nuovi partner nell’offerta linguistica e culturale.

“Se non coltiveremo la domanda di Italia attraverso l’utilizzo di uno stesso linguaggio, veicolando il nuovo volto del nostro Paese e colmando il divario oggi esistente tra Paese e cultura – avverte Giro – tale domanda non sarà più nelle nostre mani”. Per il sottosegretario è questo dunque il momento di agire, per non sprecare l’occasione di rinnovamento più volte evidenziata e auspicata anche nel corso di questo Congresso.

A riassumere i numeri della Dante anche il segretario generale Alessandro Masi, che richiama, tra le attività svolte per l’integrazione sopracitata da Riccardi, gli strumenti di programmazione e di indirizzo didattico elaborati per le attività e i corsi della Società e per la scuole italiane che contano tra i loro alunni un crescente numero di immigrati o seconde generazioni di immigrati. Segnalato anche l’utilizzo di tutti gli strumenti multimediali e tecnologici, per una Dante al passo con i tempi e presente su tutti i canali di comunicazione. Masi ringrazia infine Giro per l’attenzione e il messaggio di interesse nei confronti dell’attività svolta portato anche a nome del governo.

La prima sessione mattutina dei lavori si è conclusa con una tavola rotonda dedicata all’iniziativa dei Parchi letterari, località valorizzate dalla presenza o dal legame con personaggi di rilievo della cultura italiana che coniugano letteratura e riscoperta del territorio nella sua dimensione più autentica e caratteristica. A moderare il dibattito Stanislao de Marsanich, che ha segnalato come i parchi letterari siano un modello di promozione culturale basato sulla valorizzazione del territorio esportabile anche nell’ambito di iniziative di cooperazione. Sono intervenuti Neria De Giovanni dell’associazione internazionale dei critici letterari, che ha richiamato l’importanza di promuovere la lingua italiana nei diversi contesti di attività; Antonio Colaiacovo, che si è soffermato sugli eventi e il successo già riscosso dal parco dedicato a Carlo Levi; Lodovico Alessandri, che ha spiegato come siano sufficienti all’istituzione di un parco suggestioni letterarie, così come accaduto ad Aliano, piccolo centro del Materano protagonista di “Cristo si è fermato ad Eboli”; Filippo Dolce, sindaco di Aliminusa, piccolo comune siciliano – nei pressi di Termini Imerese – in cui è nato il parco dedicato al poeta Giuseppe Giovanni Battaglia; Marzia Gallus che ha illustrato l’esperienza del parco letterario di Galtellì dedicato a Grazia Deledda e Luigi De Lorenzo per il parco dedicato ad Albino Pierro (Tursi, Matera), ora inserito nel piano di programmazione regionale della Basilicata. (Viviana Pansa – Inform)

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